Chiesa
“Una ferita aperta nel cuore del nostro paese e dell’Europa”. Così Vasiliki Kassianidou, viceministro della Cultura cipriota, ha definito la divisione dell’isola di Cipro, parlando questa mattina ai vescovi dell’Unione europea riuniti in questi giorni a Nicosia per la loro Assemblea plenaria. La Comece ha scelto questa isola come sede del suo incontro, in occasione della presidenza cipriota del Consiglio dell’Unione Europea. In questo senso, l’incontro dei vescovi Ue con la vice ministro rientra in quel rapporto di dialogo basato sull’articolo 17 TFEU che lega chiese e istituzioni europee.
Riguardo al processo di riconciliazione nell’isola, il ministro ha parlato di “un barlume di speranza” ed ha affermato: “Stiamo lavorando instancabilmente per una soluzione giusta, praticabile e duratura, in linea con il diritto internazionale e sotto gli auspici delle Nazioni Unite. In questo impegno, ci guidano i valori su cui si fonda l’Unione Europea, il rispetto della dignità umana, la libertà, la democrazia e lo stato di diritto. Invitiamo tutte le parti interessate a sostenere attivamente questa causa globale, affinché Cipro possa essere unita e diventare un modello di coesistenza pacifica e riconciliazione”.
La viceministro ha descritto ai vescovi la situazione attuale, riguardo in particolare la vita delle chiese cristiane nella parte Nord dell’isola. “Per decenni, la continua divisione di Cipro, derivante dall’occupazione illegale di una parte del nostro Paese da parte dell’esercito turco nel 1974, ha portato a gravi violazioni dei diritti umani fondamentali, tra cui lo sfollamento, la perdita di proprietà e l’accesso limitato al patrimonio culturale e religioso. Ai greco-ciprioti non è permesso vivere nelle proprie case o utilizzare liberamente gli oltre 550 monumenti religiosi che si trovano nella parte occupata dell’isola”.
Alcune chiese sono state demolite e altre vandalizzate, mentre i cimiteri sono stati saccheggiati, depredati e distrutti intenzionalmente. Secondo i dati del vice ministro della cultura, oltre 20.000 icone, numerosi vasi sacri, paramenti e manoscritti sono stati rubati dalle chiese nella parte occupata dell’isola. Numerosi affreschi e mosaici sono stati rimossi con la forza dalle pareti delle chiese e venduti all’estero, mentre altri sono stati completamente distrutti.
Grazie agli forzi del Dipartimento delle Antichità e di altre autorità governative, gli oggetti rintracciati nei mercati illegali di antichità e nelle aste di tutto il mondo sono stati rimpatriati. “È proprio per questo motivo che la lotta al traffico illecito di beni culturali è stata identificata come una delle priorità chiave di Cipro durante la sua Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea nel 2026. Permettetemi di ribadire che il nostro impegno rimane incrollabile”. La vice ministro Kassianidou ha concluso il suo intervento con un invito alla collaborazione: “le istituzioni europee e le chiese possono collaborare, ciascuna nel proprio ruolo, per promuovere un’Europa più umana, inclusiva e resiliente”.