Mosaico
Si intitola “Omnia. Visibile e Invisibile nell’arte di Fiorello Stefanato” la mostra allestita nella chiesa di Santa Maria del Torresino a Cittadella che viene inaugurata sabato 11 alle 18 (introduce Carla Chiara Frigo). L’esposizione presenta un corpus di opere di Fiorello Stefanato realizzate tra il 2016 e il 2026, sei dipinti su tela, una trentina di dipinti su carta e un’installazione, ovvero un certosino lavoro grafico dotato della terza dimensione, che sono manifestazione di un percorso in cui affronta il tema del sacro e della religiosità con sensibilità profonda.
Il titolo della mostra “Omnia” riassume il peregrinare dello sguardo dell’occhio fisico e di quello interno, tra le meraviglie del mondo terreno, naturale e quelle del mondo celestiale, trascendente. Le sue carte o le sue tele catturano in istantanee che registrano la manifestazione di una bellezza inesprimibile a parole, sia visibile, perché appartenente alla realtà concreta e materiale, sia invisibile perché attinta dall’immaginazione o da una meditazione quasi mistica. L’artista infatti interpreta, con una ricchezza di soluzioni che sembra infinita, l’immenso patrimonio del visibile rivissuto nella propria interiorità con grandissima partecipazione emotiva e ne ricava il frutto di un rapporto simbiotico che riesce a stabilire sia con il mondo reale sia con quello evocato dalla Genesi o dai Vangeli.
La tecnica mista con cui sono realizzate testimonia una laboriosità instancabile e il linguaggio usato è sia figurativo o iconico sia astratto o aniconico a seconda dei temi e soggetti a cui si ispira. È il trionfo del colore, più che delle forme, a far vibrare i nostri sensi e la nostra anima, una percezione che va oltre l’esperienza del mero guardare per raggiungere una sorta di ‘visione’ dell’assoluto.
I temi sono tratti dalle Sacre Scritture o dalla propria esperienza interiore e spirituale e invitano lo spettatore a compiere un medesimo percorso di intimo affinamento, un cammino di riscatto offerto agli uomini del nostro travagliato tempo. In alcune opere l’artista ricorre a iconografie care alla tradizione religiosa come la Vergine con il Bambino o a creature angeliche come alter ego spirituali dell’uomo, ma la maggior parte delle immagini aspirano a tradurre il senso del sacro come dimensione dell’ineffabile alterità o a trascrivere come un sismografo le variazioni di stati emozionali contemplativi della Natura o della Trascendenza. L’immersione nelle libere forme e nei colori secondo sequenze cromatiche, permette al fruitore di librarsi nella leggerezza del sentire e del percepire, che sembra avere la funzione di una terapia purificatrice.
Le opere che più tratteggiano il percorso alla ricerca di spiritualità sono le carte dipinte. La prima e più complessa è Respiri, un’istallazione iniziata nel 2016 che potrebbe in futuro evolvere ulteriormente. È la più rappresentativa della simbiosi tra opera dell’uomo e quella della natura di cui l’artista cerca di emulare l’incessante vitalità. Seguono cronologicamente i dipinti con iconografie religiose o astrazioni di soggetti biblici e poi ancora carte dipinte che ricordano appunti di viaggio, un itinerario eminentemente interiore.
Il linguaggio usato è sia figurativo o iconico sia astratto o aniconico a seconda dei temi e soggetti a cui si ispira. Può essere definito come ‘trasfigurativo’ in quanto le immagini perdono via via l’aspetto denotativo per quello connotativo, in una sorta di trasposizione estetica del ‘sentire’, di incarnazione dello spirito.
La mostra è aperta fino al 27 luglio con orari: venerdì, sabato e domenica 9.30-13; 15-19; lunedì 9.30-13. Disponibile il catalogo della mostra.