Chiesa
Di fronte a un mondo che cambia, anche la catechesi sente il bisogno di “attrezzarsi”. Non si tratta solo di aggiornare i manuali, ma di ripensare il modo di stare con i ragazzi e le loro famiglie. È quanto emerge dalle esperienze nate nel vicariato del Cittadellese e nella collaborazione pastorale di Abano-Tramonte, dove la formazione è diventata lo strumento per riscoprire l’essenziale.
Sabina Scomazzon, referente della parrocchia di Pozzetto (Cittadella) e membro del coordinamento diocesano, racconta come l’esigenza sia nata dal basso: «Le nostre catechiste sono prevalentemente mamme. Spesso si sentono inadeguate rispetto a ciò che viene richiesto loro». Per questo, il vicariato ha scelto di affidarsi alla guida di suor Giancarla Barbon e della pedagogista Annalisa Baraldi. Attraverso una serie di incontri ogni quindici giorni, i partecipanti hanno ricevuto strumenti pedagogici semplici ma profondi. «È stato un cammino arricchente – continua la Scomazzon – che ci ha permesso innanzitutto di vederci in volto tra parrocchie diverse».
Il frutto di questo percorso è stata una vera e propria inversione di rotta: «Abbiamo capito che dobbiamo togliere invece che aggiungere. Spesso ci preoccupiamo di riempire gli incontri di attività, ma il nostro compito primario è trasmettere il bene e la voglia di conoscere Gesù attraverso la testimonianza delle piccole cose. È fondamentale il momento dell’accoglienza: chiedere ai bambini come stanno, lasciarli ridere e raccontarsi prima di iniziare l’incontro con la preghiera. Se non si crea un legame, non può esserci un vero cammino di fede insieme».
Tra i principali benefici emersi dall’esperienza formativa si riconosce una maggiore consapevolezza del ruolo del catechista come narratore della fede. Introdurre bambini e ragazzi alla fede significa accompagnarli dentro una storia di relazione, quella che Dio ha scelto di vivere con l’umanità. I catechisti hanno riletto il proprio servizio come accompagnamento attento alle persone. Questo metodo ha contagiato diverse realtà, da Pozzetto e Cassola fino alle frazioni più piccole, integrando le dispense diocesane con uno stile nuovo, capace di affiancare catechiste alle prime armi e altre “storiche”.
Spostandosi verso la zona termale, la collaborazione pastorale di Abano-Tramonte ha esplorato una strada complementare: quella della catechesi esperienziale. Qui, la richiesta emersa dai catechisti e rivolta al parroco don Alessio Bertesso, riguardava la metodologia: come trasformare un concetto biblico o teologico in un incontro vivo ed essere capaci di comunicarlo ai destinatari della fascia 6-12 anni? Per rispondere, è stata coinvolta un’equipe di formatori scout, che ha guidato i catechisti in laboratori pratici, trasformando brani biblici in esperienze vive.
Il percorso, che ha visto la partecipazione di circa 40 catechisti, si è trasformato in un vero laboratorio. Partendo da simulazioni pratiche, i partecipanti hanno lavorato su come trasmettere contenuti forti attraverso installazioni coreografiche o rappresentazioni teatrali. Il racconto della Creazione (Gn 1), ad esempio, è diventato un’esperienza sensoriale, mentre una “caccia francescana” ha permesso di approfondire la figura del santo di Assisi.
«Gli echi sono molto positivi – conferma don Alessio Bertesso – i catechisti si sono sentiti coinvolti e hanno iniziato ad applicare quanto appreso». Un’esperienza nata localmente ma che, per il successo riscosso, si candida a diventare un modello esportabile in altre realtà diocesane, auspicando una sempre maggiore sintonia tra il mondo scout e quello della catechesi tradizionale.
La formazione, dunque, non è un accessorio, ma la base su cui costruire. Che sia attraverso l’ascolto pedagogico o l’utilizzo del gioco come metafora teologica, il messaggio che arriva da queste esperienze è chiaro: per annunciare il Vangelo oggi bisogna ripartire dalle basi perché, come ricorda Sabina Scomazzon, «i contenuti arriveranno, ma solo se prima si è creato un legame».