Fatti
Il Parco Regionale dei Colli Euganei ha un nuovo presidente. La Regione del Veneto ha nominato Mauro Delluniversità, 47 anni, sindaco di Vo’ dal 2024, esperto di proprietà intellettuale, al suo primo mandato amministrativo e senza tessere di partito. Succede ad Alessandro Frizzarin con l’obiettivo di ricostruire il rapporto tra l’ente e le comunità locali. In questa intervista racconta la sua idea di Parco: più vicino ai cittadini che ai vincoli, fondato sul dialogo con il territorio, sull’aggiornamento del Piano Ambientale, sulla valorizzazione del riconoscimento Mab Unesco e sulla ricerca di un equilibrio tra tutela dell’ambiente e sviluppo sostenibile.
Lei assume la guida del Parco in un momento importante. Con quale idea di Parco si presenta ai cittadini? Quali saranno le linee guida del suo mandato?
Ci presentiamo – insieme al nuovo direttivo – con l’idea di un Parco che torni ad essere percepito come una grande opportunità e non come un insieme di vincoli. I Colli Euganei sono un territorio unico, dove natura, storia, archeologia, agricoltura, cultura e qualità della vita convivono da secoli. Il nostro obiettivo è costruire un Parco sempre più vicino ai cittadini, capace di ascoltare, dialogare e accompagnare lo sviluppo del territorio nel rispetto dell’ambiente. Prima di guardare al turista, vorremmo dare priorità ai concittadini: chi vive qui tutto l’anno (tutti noi del direttivo inclusi) deve essere il primo a sentire il Parco come una risorsa, non come un ostacolo. Le parole chiave su cui vogliamo lavorare saranno partecipazione, semplificazione, sostenibilità, innovazione e valorizzazione delle eccellenze locali. Sono passati quasi quarant’anni dalla costituzione del Parco, istituito con la Legge Regionale 10 ottobre 1989, n. 38, e nel rileggere l’articolo 2 di quella legge prima di assumere l’incarico: la protezione del suolo, delle acque, della flora e della fauna, la tutela del patrimonio storico e paesaggistico, il sostegno alle attività economiche tradizionali, lo sviluppo sociale delle popolazioni residenti, un turismo sostenibile. Mi ha colpito quanto quelle finalità siano ancora straordinariamente attuali.
Tre priorità che intende affrontare nei primi mesi di lavoro.
La prima sarà rafforzare il dialogo con tutti i portatori di interesse, aprendo un confronto stabile con amministrazioni comunali, associazioni, categorie economiche e cittadini, ricostruendo quel rapporto di fiducia che troppo spesso tende ad incrinarsi. Focus saranno anche contenimento della fauna selvatica invasiva e aspetti tecnico-buracratici.
La seconda sarà avviare l’aggiornamento del Piano Ambientale del Parco, uno strumento ormai non più rinviabile per affrontare le nuove sfide climatiche, ambientali e sociali in chiave di sostenibilità reale, non solo dichiarata.
La terza sarà consolidare la promozione del territorio, valorizzando il riconoscimento MaB UNESCO e rafforzando il coordinamento dell’offerta turistica, culturale ed enogastronomica dei Colli Euganei, lavorando in stretto raccordo con le amministrazioni dei 15 comuni, con gli operatori aderenti alla CETS (Carta Europea Turismo Sostenibile), con l’OGD TERME-COLLI, con la Fondazione Turismo e con la Regione del Veneto, anche per la promozione all’estero.
Quali ritiene siano oggi i principali problemi che interessano i Colli Euganei? E quali, invece, le opportunità ancora poco valorizzate?
Tra le criticità vedo il cambiamento climatico (siccità e violenti eventi atmosferici sempre più frequenti), la gestione della fauna selvatica, la manutenzione del patrimonio boschivo e della rete sentieristica, il consumo di suolo e la necessità di rafforzare il rapporto tra cittadini e Parco.
Le opportunità sono enormi: il riconoscimento MAB UNESCO, il patrimonio termale, il turismo lento, l’enogastronomia di qualità, l’agricoltura identitaria, la ricerca scientifica e la possibilità di diventare un laboratorio europeo di sostenibilità. E aggiungo una ricchezza che ancora non valorizziamo ancora abbastanza: la vicinanza a due grandi atenei come l’Università di Padova e lo IUAV di Venezia, un patrimonio di competenze scientifiche, architettoniche e progettuali che può fare dei Colli Euganei un vero laboratorio di innovazione.
Il Parco è chiamato a trovare un equilibrio tra tutela dell’ambiente e sviluppo del territorio. Come immagina questo equilibrio e dove pensa si debba tracciare il limite?
Non esiste una contrapposizione tra tutela e sviluppo. Lo sviluppo è vero solo quando è sostenibile, in senso pieno: ambientale, sociale ed economico. Il limite deve essere rappresentato dalla conservazione del capitale naturale, della biodiversità e del paesaggio. Tutto ciò che migliora la qualità della vita dei cittadini senza compromettere questi valori deve essere favorito. Nella mia professione mi occupo di tutela e valorizzazione della proprietà intellettuale ed industriale, di diritto del paesaggio e dei beni culturali. Spesso durante le lezioni che tengo in tema di diritto di paesaggio ricordo che le parole paese e paesaggio hanno la stessa origine. Paese deriva dal latino pagus, che indicava un villaggio, un distretto rurale o una comunità legata a un determinato territorio. Da pagus si è sviluppato il termine italiano paese, inteso sia come borgo sia come territorio abitato da una comunità. Paesaggio deriva da paese con l’aggiunta del suffisso -aggio. Il termine si afferma nel Rinascimento, influenzato anche dal francese paysage, e indica inizialmente la rappresentazione pittorica di un paese o di una veduta naturale. Solo in seguito assume il significato più ampio di territorio percepito dall’uomo nelle sue componenti naturali e culturali. Se il paese è il luogo vissuto da una comunità, il paesaggio è l’espressione visibile della relazione tra quella comunità e il suo territorio. Ogni paesaggio racconta una storia di natura, cultura e persone. Partendo da qui, dobbiamo valorizzare il lavoro che ci attende. Il nostro è un “Parco abitato e coltivato”: un luogo dove non si conserva soltanto, ma si vive, si lavora, si produce, si educa. Il limite deve essere rappresentato dalla conservazione del capitale naturale, della biodiversità e del paesaggio; tutto ciò che migliora la qualità della vita dei cittadini senza compromettere questi valori deve essere favorito.
Il consumo di suolo continua a essere uno dei temi più delicati anche nel territorio dei Colli. Quale ruolo dovrà avere il Parco nella tutela del paesaggio e nel contenimento di nuove trasformazioni?
Il paesaggio dei Colli Euganei è il risultato di un equilibrio costruito nei secoli tra uomo e natura. Va tutelato con grande responsabilità. Nel termine paesaggio è custodita la parola paese: non esiste paesaggio senza una comunità che lo abita, lo cura e gli dà significato. Il Parco dovrà continuare ad essere garante di questo equilibrio, promuovendo il recupero del patrimonio edilizio esistente e limitando nuove trasformazioni che possano compromettere l’identità del territorio.
Alcuni cittadini percepiscono ancora il Parco soprattutto come un ente che impone vincoli. Come pensa di cambiare questa immagine?
Con l’ascolto, la trasparenza e la presenza sul territorio. Vorrei che il Parco diventasse una casa aperta, capace di fornire risposte rapide, consulenza e servizi. Il rapporto con il cittadino deve venire prima di qualsiasi discorso sul turismo: solo se chi abita qui sente il Parco come un alleato, anche il visitatore percepirà un territorio coeso e ben governato. Quando un ente aiuta concretamente cittadini, imprese e amministrazioni, la percezione cambia naturalmente. Ho già anticipato agli uffici del Parco che è mia intenzione, come faccio per il comune di cui ho l’onore di essere Sindaco, di essere presente fisicamente 3-4 giorni a settimana aprendo a incontri con il pubblico oltre che con i portatori di interessi e associazioni. In base alle deleghe che stiamo definendo, chiederò incontri tematici anche con il direttivo aperti al pubblico.
Il turismo nei Colli Euganei è in forte crescita. Quale modello di sviluppo turistico immagina? Più visitatori o una crescita orientata alla qualità e alla sostenibilità?
Non crediamo utile inseguire i grandi numeri. Preferiamo un turismo rispettoso, distribuito durante tutto l’anno, capace di generare valore economico per le imprese locali senza compromettere il patrimonio naturale. Dobbiamo mettere in rete terme, sentieri, offerta archeologica (ricordo che abbiamo musei eccezionali, anche a livello nazionale), ville venete, borghi, prodotti tipici, cantine, olio, miele e cultura. E dobbiamo farlo guardando oltre i confini del Parco: pensiamo a una collaborazione strutturata con i Colli Berici territorio per molti versi affine al nostro agli altri Parchi regionali del Veneto e a un dialogo costante con le IPA territoriali, gli organismi intercomunali che possono dare coerenza e forza a una promozione turistica che oggi è ancora troppo frammentata.
I cambiamenti climatici stanno modificando profondamente anche questo territorio. Quali saranno le azioni più urgenti per rendere i Colli più resilienti?
Servono una migliore gestione forestale, la tutela delle risorse idriche, interventi per ridurre il rischio idrogeologico, il recupero degli habitat naturali e una maggiore capacità di intercettare finanziamenti europei dedicati all’adattamento climatico.
La tutela della biodiversità è una delle missioni fondamentali del Parco. Quali interventi considera prioritari?
Dobbiamo investire nella conservazione degli habitat, nel monitoraggio scientifico delle specie, nel contenimento delle specie invasive, nella gestione equilibrata della fauna selvatica e nel rafforzamento della collaborazione con Università e centri di ricerca, a partire proprio da Padova e dall’Università di Architettura IUAV di Venezia che possono metterci a disposizione competenze di altissimo livello su monitoraggio ambientale, pianificazione del paesaggio e innovazione tecnologica.
L’agricoltura rappresenta un elemento identitario del paesaggio collinare. Come si possono sostenere le aziende agricole conciliando produzione, redditività, presenza dei cinghiali e tutela ambientale?
Gli agricoltori sono i primi custodi del territorio. Dobbiamo accompagnarli con strumenti concreti, promuovere le produzioni di qualità e affrontare con pragmatismo il tema della fauna selvatica. Il problema dei cinghiali va gestito con basi scientifiche, attraverso monitoraggi costanti, piani di controllo efficaci e una stretta collaborazione con Regione, Provincia e mondo agricolo. Non è una contrapposizione tra ambiente e agricoltura: è un equilibrio che dobbiamo costruire insieme.
Restano aperti diversi dossier complessi, dalle cave alle grandi trasformazioni urbanistiche. Quale metodo adotterà nell’affrontare le questioni più controverse?
Ogni decisione dovrà basarsi su tre principi: rispetto della legge, valutazioni tecnico-scientifiche e confronto con il territorio. Le scelte più difficili richiedono trasparenza, competenza e capacità di ascolto, senza pregiudizi ideologici.
I Colli Euganei fanno parte della Riserva della Biosfera MAB UNESCO. Come si può trasformare questo riconoscimento in uno strumento di sviluppo e tutela e non soltanto in un marchio?
Il marchio UNESCO non deve essere un’etichetta, ma un metodo di lavoro. Significa attrarre progettualità internazionali, creare reti con le altre Riserve della Biosfera e con gli altri siti UNESCO italiani ed europei, promuovere ricerca, educazione ambientale, turismo sostenibile e nuove opportunità economiche. Vogliamo lavorare in coordinamento con l’ODG, con la Fondazione Turismo, la Provincia di Padova e con la Regione del Veneto per portare i Colli Euganei nei circuiti internazionali, facendo rete con altre aree biosfera e altri siti UNESCO che condividono le nostre stesse sfide di tutela e sviluppo. Dobbiamo fare in modo che cittadini e imprese comprendano il valore di appartenere a una rete mondiale di eccellenza.
Un altro tema importante è quello dell’educazione ambientale. Come pensa di avvicinare i giovani al Parco e di renderli protagonisti della sua tutela?
Vogliamo rafforzare i rapporti con tutte le scuole del territorio e sviluppare percorsi permanenti di educazione ambientale, laboratori, citizen science e attività sul campo. I ragazzi non devono essere semplici visitatori del Parco, ma protagonisti della sua conoscenza e della sua tutela; su questo il Presidente Stefani è stato chiarissimo, spazio ai giovani che devono tornare ad essere protagonisti della vista politica e decisionale, lo stesso vogliamo farlo anche nel nostro Parco per precisa indicazione del Presidente Stefani. E vorrei che questo percorso educativo si intrecciasse anche con la cultura e l’archeologia del territorio, un patrimonio straordinario che i Colli Euganei custodiscono e che può diventare strumento didattico potentissimo, in collaborazione con le università del territorio.
Le associazioni ambientaliste chiedono maggiore partecipazione alle scelte dell’ente. Come intende coinvolgere cittadini, volontari e realtà del territorio nei processi decisionali?
Crediamo nella partecipazione. Valorizzeremo i tavoli permanenti di confronto con associazioni, categorie economiche, ordini professionali, università e cittadini. Le decisioni saranno sempre responsabilità degli organi del Parco, ma saranno migliori se precedute da un confronto serio e aperto. Anche su questo il Presidente Stefani, venendo a Villa Beatrice insieme alla Giunta Regionale ha dettato un nuovo metodo di lavoro che ci invita a replicare. Solo costruendo una vera alleanza tra istituzioni, cittadini, agricoltori, associazioni, imprese, operatori turistici, scuola e università potremo realizzare davvero lo spirito che i legislatori avevano immaginato nel 1989.
C’è un luogo dei Colli Euganei a cui è particolarmente legato e che, più di altri, rappresenta il significato di questo Parco?
È difficile sceglierne uno. Ogni colle racconta una storia diversa. Se proprio devo indicarne uno o due, penso al Monte Gemola con la sua splendida Villa Beatrice, ma anche al monte Monte Venda, che rappresenta la straordinaria ricchezza paesaggistica e naturalistica dei Colli Euganei e ricorda come questo territorio sappia unire natura, storia e memoria e che con l’Eremo degli Olivetani chiama le istituzioni a fare quadrato per mettere ordine ai lasciti della base militare.
Se dovesse spiegare a un bambino cosa è il Parco dei Colli Euganei e perché vale la pena proteggerlo, cosa gli direbbe?
Non sono nato nei colli euganei, ma a Padova e mi sono innamorato del luogo dove ora vivo grazie alle escursioni in bicicletta che facevo sin dalle superiori. Quando, prima delle elezioni a Sindaco, un concittadino di Vo’ mi chiese cosa so di Vo’ e del suo territorio, ho risposto che nel ruolo che avrei ricoperto mi imponeva di dare voce a chi il territorio lo conosce molto meglio. Parimenti chiederei al bambino qual è la sua visione di Parco e cosa farebbe per valorizzarlo e proteggerlo. Come ricordo spesso, nel termine paesaggio è custodita la parola paese: non esiste paesaggio senza una comunità che lo abita, lo cura e gli dà significato; è la comunità che lo vive che deve dare una sua definizione, meglio se la definizione è quella di chi la vive con occhi genuini.