Idee
«Auguro agli studenti padovani di essere “rapiti” dalla curiosità di capire le cause dei fenomeni, di coltivare ammirazione per i grandi del passato, affinché riescano a costruire per sé e per gli altri una società migliore, giusta e solidale». Con queste parole Roberto Natale, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale di Padova e Rovigo, ha scelto di concludere il colloquio con il nostro giornale proprio nei giorni in cui inizia il nuovo anno scolastico. Prima di arrivare lì si era però soffermato sulle dinamiche e sulle novità che caratterizzeranno i prossimi mesi tra i banchi.
Com’è cambiata in questi anni la scuola in generale e quella padovana in particolare?
«È stata interessata da importanti investimenti e riforme, dal reclutamento e dalla formazione dei docenti alla riqualificazione degli edifici e degli ambienti di apprendimento a supporto dell’innovazione. Istituzioni scolastiche ed enti locali hanno compiuto uno straordinario sforzo organizzativo nell’impiego dei fondi del Pnrr. Sono inoltre cambiate le modalità di valutazione, l’Esame di Stato e gli ordinamenti dell’istruzione, con particolare attenzione ai percorsi tecnici e professionali. Tra le novità figura il modello 4+2, che prevede quattro anni di scuola superiore e, su scelta dello studente, due anni negli Its Academy, rafforzando il rapporto tra formazione e mondo del lavoro. Un processo di trasformazione che coinvolge anche le scuole della città di Padova e provincia, inserite in un territorio dinamico e complesso, caratterizzato da importanti realtà nei settori dell’istruzione, della formazione, della sanità, dell’economia e del terzo settore».
Qual è lo stato di salute della scuola padovana?
«Tra i suoi punti di forza c’è la stretta collaborazione tra istituzioni che ha favorito numerosi progetti per prevenire il disagio giovanile, di contrasto al bullismo e cyberbullismo, di educazione alla legalità e al rispetto, di contrasto alla violenza e alla discriminazione di genere, di educazione alla salute e ai sani stili di vita. Cresce inoltre l’attenzione al benessere psicologico degli studenti, con l’attivazione di sportelli di ascolto nelle scuole. In questa direzione si inserisce la collaborazione tra Ufficio scolastico provinciale e l’Ordine dei medici di Padova, avviata nel 2025-26 e confermata per il prossimo anno scolastico».
Una delle problematiche di inizio anno sono le cattedre scoperte e le sedi senza dirigente. Qual è la situazione?
«Per il prossimo anno scolastico abbiamo conferito 1.153 supplenze su posto a orario intero (di cui 655 posti in deroga per il sostegno didattico) e 331 spezzoni d’orario (di cui 36 per il sostegno didattico). Le rinunce finora pervenute sono al di sotto del dato degli anni precedenti, attestandosi intorno al 10 per cento. Per quanto riguarda le supplenze, generalmente i docenti tendono a scegliere le scuole che già conoscono, mentre per il personale di ruolo il turnover è fisiologico: a fronte dei pensionamenti si provvede all’assunzione di nuovi docenti di ruolo, che vengono assegnati nelle sedi che si rendono vacanti. Va ricordato che i dirigenti neo immessi in ruolo per il 2026-27 sono sei, tra i vincitori dell’ultimo concorso. Le quattro sedi vacanti sono coperte con incarichi di reggenza fino alla fine dell’anno scolastico».
E per gli insegnanti di sostegno?
«La situazione è nettamente migliorata perché molti docenti hanno potuto conseguire, nel corso del 2025 e nella prima metà del 2026, il titolo di specializzazione sul sostegno frequentando i corsi Invalsi e quelli organizzati dalle università, sulla base di un decreto che ne ha disciplinato l’organizzazione e il funzionamento».
La scuola veneta è ai primissimi posti nei dati Invalsi e ha abbattuto la dispersione scolastica. E quella padovana?
«Uno dei risultati positivi più importanti raggiunti dalla scuola nel 2026 è proprio l’ulteriore abbattimento dell’indice di dispersione scolastica in Italia, dall’8 al 7 per cento, a fronte di un obiettivo fissato dall’Unione Europea del 9 per cento entro il 2030. Nella provincia di Padova il fenomeno è contenuto: scuole, enti locali, università, azienda sanitaria, enti funzionali e terzo settore collaborano in diversi progetti di contrasto alla dispersione, con l’intento di intervenire precocemente sulle situazioni che generalmente si traducono in fenomeni di abbandono scolastico».
Accorpare alcuni istituti comprensivi padovani per effetto del calo demografico è una possibilità concreta per i prossimi anni?
«La definizione della rete scolastica appartiene alla competenza degli enti locali che si trovano a dover trovare il giusto equilibrio tra l’equa presenza dei punti di erogazione del servizio sul territorio e l’efficienza della spesa pubblica».
Oggi si sostiene l’importanza che docenti e dirigenti facciano “squadra” con gli enti locali e con i portatori di interesse del territorio affinché lo studio, i progetti e l’educazione alla cittadinanza siano calati nella “vita” dei luoghi in cui si trova la scuola: sta avvenendo per gli istituti padovani?
«Linee guida e indicazioni nazionali vengono declinate da ciascuna istituzione scolastica in base alla propria progettualità definita con riferimento al contesto territoriale. Ogni scuola è fortemente inserita e connessa con il territorio di riferimento ed è protagonista della vita della comunità locale».
Gli studenti usano massicciamente l’intelligenza artificiale per la didattica. La scuola padovana è al passo con i tempi?
«Con un decreto ministeriale del 2025, il Ministero dell’istruzione ha approvato apposite linee guida per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche, che forniscono indicazioni operative e principi di riferimento per accompagnare i docenti nell’adozione delle tecnologie basate sull’Ia, valorizzandone le potenzialità a supporto della didattica, dell’innovazione digitale e dei processi organizzativi. La scuola padovana vanta istituzioni scolastiche di eccellenza, pronte ad adeguare la propria offerta formativa alle nuove esigenze della società, valorizzando l’autonomia loro riconosciuta dall’ordinamento e in taluni casi introducendo particolari curvature al curricolo d’istituto».