Cortina. Agli Stati generali dei Comuni montani del Veneto il confronto tra Anci, Regione e Uncem: 133 Municipi fragili tra spopolamento, servizi carenti e costi insostenibili
Quelle dei Comuni montani del Veneto sono sfide quotidiane. È una sfida garantire servizi minimi, servizi che in altri territori sono considerati acquisiti. Emerge questo dagli Stati generali dei Comuni montani del Veneto, organizzato a Cortina lo scorso 17 aprile, e nel quale Anci, Regione e Uncem si sono ritrovati a parlare di futuro per quei 133 Municipi che rappresentano territori fragili, segnati da spopolamento, invecchiamento e difficoltà economiche. La bassa densità abitativa, è emerso nei vari tavoli, rende complessa l’organizzazione dei servizi pubblici, come il trasporto locale e scolastico, poco frequente e costoso, con il rischio di isolamento per chi non dispone di mezzi propri. Anche gli asili nido sono insufficienti a causa dell’elevato costo di gestione rispetto al numero ridotto di utenti. A ciò si aggiungono costi “inevitabili” come riscaldamento e manutenzione stradale. La conseguenza? Aree spopolate. Esiste, però, un “ma”, cioè azioni messe in pratica e che potrebbero essere potenziate: «Una delle più importanti è quella degli asili nido intercomunali, ovvero servizi gestiti insieme da più Comuni – si legge nella relazione – In questo modo si riesce a dividere i costi tra più amministrazioni. Accanto a questa soluzione, si stanno diffondendo modelli più flessibili come i micro-nidi o le tagesmutter, cioè educatrici che accolgono piccoli gruppi di bambini in contesti più familiari». Un’altra innovazione riguarda il trasporto, con l’introduzione di servizi a chiamata, mentre in alcune aree si stanno sviluppando poli multifunzionali, che riuniscono in un unico spazio diversi servizi: scuola, asilo, attività sociali e culturali. Insomma, in alta quota c’è ancora un futuro.