Fatti
Si chiama Fado (Finding assistance, delivering outreach) ed è un progetto finanziato dal programma Erasmus Plus dell’Unione Europea, nato per contrastare la violenza di genere attraverso il teatro. Nelle settimane scorse ha lanciato una piattaforma online indirizzata sia a operatori del sociale, sia a vittime di violenza che a cittadini interessati al tema. L’obiettivo è creare occasioni di supporto e sensibilizzazione nei Paesi partner, utilizzando l’arte come strumento di inclusione e cambiamento sociale. Ne fanno parte la Francia che è capofila del progetto con Maison de l’Europe des Landes Wipsee, la Serbia con Dah Teatar, Cipro con Faros, la Spagna con Asociaciòn Bienestar y Desarrollo e l’Italia rappresentata da due realtà padovane, Net (Networking Education and Training) e MetaArte associazione Arte & Cultura. Il Comune di Padova, tramite l’assessorato alle Pari Opportunità, è partner associato.
«Il progetto nasce con l’obiettivo di aiutare le vittime di violenza di genere – spiega Roberta Bassan, presidente dell’associazione Net – e sottolineiamo vittime di violenza di genere, quindi non soltanto indirizzato alle donne, ma a tutta la comunità Lgbtqai+. L’obiettivo è prevenire e gestire gli atti di violenza di genere. Per farlo abbiamo pensato di usare la tecnica teatrale per aiutare le vittime a trovare strumenti e metodi per gestire la violenza. Il progetto è iniziato nel dicembre del 2024 e terminerà a maggio dell’anno prossimo. Abbiamo avuto vari incontri con i partner, l’ultimo nel mese scorso in Serbia e c’è stata una prima fase in cui abbiamo fatto ricerca e sviluppato materiali formativi».
La piattaforma online avviata da poco è uno dei primi step concreti del progetto e raggruppa moduli specifici che affrontano i temi fondamentali, quali la comprensione della violenza di genere, la conoscenza delle normative dei diritti, il ruolo del teatro sociale e le competenze necessarie per mettere in piedi una rappresentazione teatrale e poi la metodologia, il supporto tra pari. Tutti i moduli sono tradotti nelle lingue dei Paesi coinvolti e in inglese per darne una maggiore disseminazione. «Durante l’ultimo incontro fra partner – continua Bassan – è stato possibile approfondire le tecniche teatrali, sperimentare metodologie partecipative legate al teatro sociale, al lavoro sul corpo, abbiamo fatto molti esercizi sulla narrazione e la trasformazione delle esperienze personali in espressione scenica. La prossima fase inizierà a settembre, dopo aver trovato dieci beneficiari per Paese, persone cioè che sono vittime di violenza o che lo sono state e che parteciperanno alla sperimentazione del modello che abbiamo esplicitato nel portale e poi sperimenteranno, guidate da esperti, la trasformazione delle loro esperienze personali in espressione scenica».
La parte più artistica del progetto, in Italia, è affidata a MetaArte: «I dieci beneficiari – interviene Manuela Frontoni, responsabile artistica di MetaArte – di età diverse, li stiamo cercando da contatti con le case protette, con cooperative e associazioni che si occupano di violenza di genere, con il passaparola e anche tramite il Comune di Padova. Il percorso, che ogni Paese partner svilupperà nel proprio contesto, è un cosiddetto percorso soft, perché andiamo a investigare l’ambito personale e cos’è la violenza di genere, per aiutare chi la subisce a passare da vittima a portatrice di speranza. Attraverso laboratori teatrali e l’espressione artistica, le vittime vengono sostenute nel processo di esplorazione e condivisione delle loro esperienze, rafforzando la loro autostima e determinazione nel contrastare la violenza subita. Tramite l’arte miriamo a raggiungere anche persone che non sono sensibili al problema. Il tutto si concluderà con uno spettacolo, verso marzo 2027, aperto alla cittadinanza. Il teatro sociale, una metodologia molto potente perché parte dalla persona non da un copione, non una idea preconcetta ma parte dalle persone che ci sono davanti. Da questa sperimentazione vogliamo capire se quanto fatto è poi spendibile e replicabile in altri contesti in modo da avere uno strumento che poi possa essere diffuso a un pubblico ancora più ampio, ad altri enti». Lo scambio con le realtà partner è stato fondamentale, tanto che si sta già pensando anche ad una fase 2 del progetto per valorizzare quello che è stato costruito fino a ora.
Info: fado-project.eu/it/progetto