Mosaico
Cooperativa Giotto. Dalla cura del verde alla cura con il verde
Cooperativa Giotto Dalle origini all’arrivo all’Opsa di Sarmeola
MosaicoCooperativa Giotto Dalle origini all’arrivo all’Opsa di Sarmeola
Nel 1986 da un gruppetto di giovani laureati in Scienze agrarie e forestali dell’Ateneo di Padova nasce la cooperativa sociale Giotto. L’amicizia sorta sui banchi dell’università aveva reso quel periodo una vera avventura e ogni aspetto della vita era stato vissuto così intensamente da spingerli a verificare quell’esperienza anche nel lavoro. Da qui si sviluppa una posizione umana che vede al centro la passione per la persona così com’è, soprattutto dove il disagio del vivere è più forte – disabili e detenuti – e l’adesione alla realtà per come si pone con le sue opportunità da cogliere. Su questo alveo si dipana il percorso imprenditoriale e lavorativo della cooperativa nei suoi diversi settori di intervento. A partire dall’attività storica del verde con la progettazione, realizzazione e manutenzione di parchi e giardini, nella quale alcuni fatti salienti hanno fatto crescere la consapevolezza della propria mission; al contempo hanno permesso di porre le condizioni perché il verde potesse divenire sempre più un contesto favorevole per le caratteristiche di molte persone svantaggiate.
Uno di questi fatti saliente è stato sicuramente l’incontro negli anni Novanta con la realtà dell’Opsa di Sarmeola di Rubano, guidata dalla mano sapiente del direttore don Roberto Bevilacqua, con il quale la Giotto ha potuto sviluppare una collaborazione proficua soprattutto nella gestione del grande parco. E in questo contesto la cooperativa ha potuto contribuire alla realizzazione di quella preziosa intuizione che don Roberto e la Diocesi di Padova hanno saputo mettere in atto alla fine degli anni Novanta per far fronte alla necessità del nascente fenomeno delle demenze e che va sotto il nome di centro servizi Casa Madre Teresa di Calcutta. Contributo che si è concretizzato nel 2005 con la realizzazione dei giardini terapeutici per malati di Alzheimer. Per noi in quel momento è stata una grande sfida perché gli studi in questo campo erano davvero rari e piuttosto pioneristici soprattutto dal punto di vista metodologico. Ma il tempo ha confermato la prospettiva. Infatti, negli ultimi anni studi sempre più puntuali hanno iniziato a confermare che l’interazione con parchi e giardini opportunamente concepiti favorisce la rigenerazione delle risorse cognitive.
Sotto la spinta di queste ricerche e il confronto con un garden designer di caratura internazionale come Andrea Mati, esperto nella realizzazione di giardini terapeutici, la cooperativa ha deciso di sviluppare in questo ambito una progettualità articolata in più fasi, dedicate allo studio e alla sperimentazione. La prima di esse, il progetto “Esperide”, è stata ideata per individuare soluzioni innovative, lanciando nel 2020 «una sfida di ricerca» nell’ambito del Contamination Lab Veneto, competizione interdisciplinare creata dalla Fondazione Unismart dell’Università di Padova che ha coinvolto un team di laureati e dottorandi di varie facoltà. “Esperide” ha raggiunto ambiziosi traguardi: dopo aver conseguito il secondo premio nel contest finale, nel 2021 è stato candidato dall’Universitàdi Padova all’Urban Innovation and Entrepreneurship, dove, superata la semifinale a 76 di Guangzhou, è entrato nella finale a dodici di Sidney, ottenendo il terzo posto. Da “Esperide” la cooperativa ha dato vita al progetto “Verbena” (VERde e BENessere nell’Alzheimer), assieme al Dipartimento di Psicologia Generale, al Tesaf dell’Università di Padova e all’Opsa. Oltre due anni di ricerca hanno permesso di definire le principali linee-guida per la realizzazione di giardini terapeutici rivolte a persone con Alzheimer e altri tipi di demenza, attraverso una specifica sperimentazione divisa per fasi nell’interazione tra pazienti e giardini terapeutici di Casa Madre Teresa, a partireda una ricercata riqualificazione dei giardini, realizzata dalla cooperativa che ha messo a frutto le ultime evidenze aggiornate in termini di impostazione funzionale, di integrazione con nuove essenze botaniche e la predisposizione di spazi dedicati all’orticoltura.
I Giardini terapeutici generano almeno cinque ricadute sociali: sulla persona affetta da Alzheimer o demenza, suifamiliari, gli operatori sociosanitari per finire a tutta la collettività, abbattendo utilizzo di farmaci (con risparmi per il Ssn) e il contributo in termini ambientali validi per tutti. Inoltre chi progetta, realizza e mantiene i giardini è una cooperativa sociale come la Giotto che crea lavoro per persone svantaggiate.