Idee
Il ricordo più bello del primo aprile, detto anche “Pesse Baùco”, risale alle elementari. Quando Darietto, il compagno più coraggioso, attaccò il famoso pesce di carta sulla schiena della maestra più temuta. «Chi è stato?». Panico. «Chi è stato?». Terrore e silenzio.
Timidamente Darietto si fece coraggio e alzò la mano: «Io maestra… scusa».
«Adesso vieni alla lavagna: scrivi la radice quadrata di 16. E se sbagli, chiamo tua mamma e le dico cosa hai fatto».
Darietto si avvicinò alla lavagna sconsolato… ma la maestra disse: «Pesse Baùco anche a te! Stavo scherzando, vieni qui!». E con un bacio leggero sulla fronte, spazzò via in un secondo tutta la sua fama da sergente di ferro. Da allora, quel primo aprile è rimasto il ricordo più forte di lei.
Questo è il superpotere dello scherzo. Del gioco. Dell’ironia.
Certo, non tutti gli scherzi sono uguali: alcuni fanno ridere, altri magari meno… Ma una cosa è certa: quelli belli davvero sono quelli che avvicinano, non quelli
che separano. Perché quando uno scherzo funziona succede una splendida magia:
si ride e basta. E quel “basta” è già tantissimo.
Ed è la stessa magia che si crea con il pubblico ai nostri spettacoli: tante persone diverse, ma tutte lì, nello stesso momento, unite da una risata condivisa.
Non serve fare il nostro mestiere per rendersene conto: basta una risata per cambiare l’aria in una stanza. Nei momenti più tesi, una battuta riesce dove mille discorsi falliscono. Non perché sia più profonda, ma perché arriva dritta. Senza bussare. E quando colpisce, ci si accorge che quella leggerezza non resta solo fuori, nell’aria… ma entra anche dentro.
E per rendere speciale questa magia, lasciateci svelare il nostro trucco segreto: l’autoironia. Ridere di sé è una piccola forma di libertà. Ti toglie di dosso il peso di dover sempre dimostrare qualcosa. Ti permette di abbassare le difese prima ancora che servano. È come dire: «Ok, non sono perfetto… e va benissimo così». Una specie di disarmo, che di questi tempi è una cosa preziosa.
A noi piace pensare allo scherzo come a un giocatore in panchina.
In campo ci sono tutti i nostri pensieri: quelli utili, quelli confusi, quelli pesanti, quelli che non girano mai. Eppure giocano tutti per lo stesso obiettivo: stare bene, trovare un po’ di gioia.
E allora serve qualcuno da far entrare al momento giusto. La barzelletta di un assessore, le risate tra amici, un video sciocco o semplicemente uno scherzo: questi sono solo alcuni dei nostri cambi dalla panchina. Non vincono la partita da soli, ma cambiano il ritmo. Alleggeriscono il gioco. E a volte basta quello.
Forse è per questo che la comicità oggi è così importante. Non perché ci faccia scappare dalla realtà, ma perché ci insegna a starci dentro in modo diverso. Per ricordarci che non serve essere perfetti per vivere bene.
E forse è proprio per questo che certi momenti come quello di Darietto e la maestra restano così impressi: perché qualcuno, nel mezzo della serietà, ha avuto il coraggio di far entrare quel “giocatore speciale” dalla panchina.
Un altro Maestro un giorno ha detto: «Che la vostra gioia sia piena».
Non sappiamo bene come si arrivi a una gioia così grande. Ma forse passa da lì: da una risata improvvisa, leggera come un pesce di carta, che per un istante si posa su di noi… e ci ricorda che la felicità, a volte, entra in punta di piedi… e ride!
E allora buon “Pesse Baùco”! Ops… buon primo aprile!
PS. A distanza di anni anche Darietto ricorda ancora la maestra con grande gioia. Ma non ha ancora idea di quanto faccia la radice quadrata di 16!