Idee
Loro ci sono ma non riescono a emergere. Non per loro scelta, ma perché pagano lo scotto di essere pochi e di vivere in una società sempre più anziana. I giovani hanno voglia di fare, ma la frustrazione spesso prevale e mentre da una parte si osserva una crescita della partecipazione sociale in ambiti come lo sport, la salvaguardia dei diritti civili e l’ambiente, la partecipazione politica attiva continua a diminuire, segnalando un distacco dalle istituzioni tradizionali. I dati raccolti da Istat nel Bes 2024, il rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia, ci dicono che il 44,7 per cento dei ragazzi e delle ragazze fra i 14 e i 19 anni svolge attività di partecipazione sociale, ma il 63,5 per cento delle persone fra i 14 e i 17 anni e il 45,8 per cento di quelle fra 18 e 19 anni non parla mai di politica.
«Ovunque emerge la sensazione che il futuro stia prendendo una direzione sbagliata – nelle disuguaglianze, nella corruzione, nella crisi ambientale e nei conflitti – e che chi ha il potere non stia agendo con la responsabilità necessaria verso chi verrà dopo – analizza il prof. Alessandro Rosina nell’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo – La Generazione Z è la prima nata e cresciuta interamente nel XXI secolo, un tempo che sente di voler abitare e arricchire con le proprie idee e la propria sensibilità».
Un’analisi confermata anche dall’esperienza del Centro servizio sociale di Padova e Rovigo che da sempre si rivolge ai giovani con attenzione e cura, attento a cogliere ogni segnale che arriva dal basso, come ci spiega la presidente Marinella Mantovani.
I giovani si stanno riavvicinando alla vita sociale. Con quali modalità?
«Negli ultimi anni si osserva un ritorno dei giovani verso forme di partecipazione sociale, ma con modalità diverse rispetto al passato. Il coinvolgimento non passa più principalmente attraverso l’appartenenza stabile a un’associazione, bensì attraverso esperienze brevi, concrete e orientate all’azione. Progetti come “10.000 ore di solidarietà” o le iniziative rivolte alle scuole mostrano proprio questa tendenza: offrire ai ragazzi esperienze di volontariato circoscritte nel tempo ma molto concrete. In generale il Csv lavora quotidianamente per avvicinare i giovani al volontariato attraverso esperienze scolastiche, giornate di volontariato o eventi, percorsi strutturati come il Servizio civile universale, attività progettuali o laboratori. Questa modalità consente loro di sperimentare prima di scegliere un impegno più stabile».
Quali ambiti scelgono per il loro coinvolgimento?
«I giovani tendono a orientarsi verso ambiti in cui vedono un impatto immediato e concreto oppure che permettono loro di usare competenze e linguaggi contemporanei. In particolare risultano attrattivi le attività sociali e di comunità, le iniziative culturali ed eventi, i progetti educativi e ambientali, le esperienze con dimensione internazionale. I progetti del Csv mostrano che molti percorsi di avvicinamento avvengono proprio nelle scuole o in contesti educativi, che diventano il primo spazio di contatto con il volontariato».
Quali associazioni sono più attrattive: le grandi o le piccole?
«Non esiste una risposta univoca. Le grandi organizzazioni hanno spesso maggiore visibilità e strutture capaci di accogliere i giovani (per esempio Servizio civile o progetti europei). Le associazioni piccole e locali, invece, risultano molto attrattive quando offrono relazioni dirette, possibilità di incidere subito e ambienti informali. Spesso i giovani cercano esperienze autentiche e partecipative, più che organizzazioni molto strutturate».
Le parrocchie sono ancora un centro aggregativo importante per i ragazzi?
«Sì, ma con un ruolo parzialmente trasformato. In molti territori, i gruppi parrocchiali restano uno dei principali canali di attivazione dei giovani, insieme alla scuola. In alcuni progetti territoriali, come il “10.000 ore di solidarietà”, si rileva, infatti, una partecipazione significativa sia di studenti sia di gruppi parrocchiali. Tuttavia la parrocchia non è più l’unico spazio di aggregazione: oggi si affiancano scuole, iniziative civiche, eventi pubblici e progetti territoriali».
Quali strumenti usa il volontariato per favorire il ricambio generazionale?
«Negli anni il Csv ha sviluppato diversi strumenti per coinvolgere le nuove generazioni, come il Servizio civile universale, i progetti nelle scuole, le giornate di volontariato, i percorsi di educazione civica, le attività di orientamento al volontariato. Il Csv svolge proprio una funzione di orientamento e accompagnamento per chi si avvicina per la prima volta al volontariato e per le associazioni che cercano nuovi volontari. Questi strumenti permettono di ridurre la distanza tra giovani e associazioni».
Ci sono differenze tra i generi?
«Molte ricerche mostrano che nel volontariato la partecipazione femminile è spesso maggiore, soprattutto nei settori sociali ed educativi. Le differenze emergono soprattutto negli ambiti di attività scelti e nei ruoli ricoperti nelle organizzazioni. Negli ultimi anni tuttavia si osserva una maggiore attenzione anche al tema».
I giovani si attivano ancora soprattutto su progetti o eventi?
«Sì, e questa tendenza si è rafforzata. Molti giovani preferiscono impegni temporanei o progettuali, che permettono di conciliare studio, lavoro e altre attività. Esempi tipici sono le giornate di volontariato, gli eventi solidali, i laboratori e le iniziative territoriali, le campagne sociali. Queste esperienze funzionano spesso come porta di ingresso: alcuni ragazzi poi scelgono di continuare l’impegno in modo più stabile».
Le manifestazioni contro la guerra hanno cambiato qualcosa?
«Le mobilitazioni su temi globali quali pace, clima, diritti, hanno contribuito a riattivare una dimensione pubblica dell’impegno giovanile. Molti giovani si avvicinano alla partecipazione attraverso movimenti civici, campagne sociali e iniziative culturali o di sensibilizzazione. Il volontariato organizzato intercetta questa energia quando riesce a collegare impegno locale e grandi temi globali».

Da dieci anni “10.000 ore di solidarietà” promuove la cultura del volontariato tra i giovani, offrendo loro un’opportunità per sperimentarsi in azioni solidali con un’esperienza concreta di cittadinanza attiva.
Promosso dal Csv di Padova e Rovigo il progetto consente di dedicare una giornata alla realizzazione concreta di progetti di utilità sociale in numerose realtà del Terzo settore che quest’anno ha visto, tra gli altri, realtà quali cooperative, case di riposo, gruppi scout, associazioni ambientaliste e culturali. La giornata quest’anno – andata in “scena” sabato 14 marzo – ha coinvolto 356 ragazze e ragazzi, accolti da 33 enti distribuiti nelle due province di Padova e Rovigo. Suddivisi in gruppi, i partecipanti hanno sperimentato l’agire del volontario in molte situazioni. Un gruppo si è attivato nella cura degli spazi comuni urbani con un contributo diretto alla riqualificazione degli spazi pubblici, un altro gruppo ha partecipato ad attività con persone over 70, offrendo compagnia, letture condivise e passeggiate. Nelle case di quartiere e nei centri comunitari hanno affiancato gli operatori nella preparazione degli spazi e nell’accoglienza dei cittadini durante le iniziative aperte al pubblico. C’è poi chi ha interagito con i più piccoli con giochi educativi, laboratori creativi e attività sportive leggere e chi con persone con disabilità in attività creative e ludiche. La preparazione e distribuzione di pacchi alimentari, la sistemazione di magazzini solidali, l’organizzazione di spazi di raccolta e distribuzione di beni di prima necessità, sempre sotto la guida di volontari esperti, ha consentito ad altri ragazzi di vivere un’esperienza di comprensione e supporto di chi vive la povertà.
Dieci anni sono un bel traguardo per un progetto che si dimostra sempre vivace e che ha coinvolto oltre 160 associazioni e più di 1.800 persone tra i 16 e i 40 anni, facendo nascere e crescere nuovi soci e volontari stabili dentro le associazioni: «Guardando a progetti come questo mi convinco sempre più che il volontariato non ha tanto bisogno di essere spiegato, ma di essere vissuto – commenta Marinella Mantovani, presidente del Csv di Padova e Rovigo – I giovani hanno partecipato perché qualcuno ha creato le condizioni perché ciò accadesse. Ed è esattamente questo il nostro compito: costruire ponti tra chi ha energie e voglia di fare e chi ha bisogno di quelle energie. Il progetto “10.000 ore di solidarietà” è, in fondo, la sintesi più autentica di ciò che siamo: un’agenzia che lavora ogni giorno per sviluppare il volontariato nei territori, insieme alle decine di organizzazioni che ogni giorno ne tengono in piedi il ricchissimo tessuto sociale e culturale».
“10.000 ore di solidarietà” non è un appuntamento nuovo. In dieci anni di storia, il progetto ha coinvolto oltre 160 associazioni e più di 1.800 persone tra i 16 e i 40 anni, innescando nuove relazioni e “generando” tanti nuovi volontari stabili.