Fatti
Ottant’anni fa, in una Padova ancora devastata dai bombardamenti e dall’occupazione nazifascista, un gruppo di studenti universitari si incontra per decidere come dare il proprio contributo a un Paese che vuole rinascere. Tra le macerie della guerra emerge la consapevolezza semplice e concreta che anche il corpo va curato: la scomparsa delle strutture legate al fascismo lascia, infatti, molti studenti senza spazi e occasioni per incontrarsi e allenarsi. Da quell’esigenza nasce un’idea destinata a durare nel tempo: fondare il Cus, il Centro universitario sportivo padovano, e contestualmente – il 22 marzo 1946, durante una riunione che vede presenti anche delegati di altre università italiane – anche il Centro universitario sportivo italiano, oggi FederCusi.
Nel corso di questi ottant’anni il Cus Padova ha visto passare tra le sue file atleti capaci di raggiungere i vertici internazionali in diverse discipline: dall’atletica leggera con Salvatore Morale e Giovanni Evangelisti, al canottaggio con Rossano Galtarossa, fino alla scherma con Francesca Bortolozzi. Oggi la polisportiva più grande del Veneto vanta oltre seimila iscritti in 13 discipline, e accanto all’attività agonistica propone numerose iniziative aperte a studenti e cittadini: dal Run Club ai programmi CusFit, dai tornei universitari ai centri estivi. Un patrimonio che, come ha sottolineato la rettrice Daniela Mapelli lo scorso 17 aprile a Palazzo Bo, durante la presentazione delle iniziative per l’anniversario, invita a guardare oltre la ricorrenza «e a riflettere sul rapporto tra università e sport. I Cus rappresentano una risorsa importante per l’università italiana, diventata negli ultimi anni ancora più fondamentale non solo per il benessere fisico e psicologico degli studenti, ma anche come elemento distintivo e attrattivo». Lo sport, ha aggiunto, è anche uno strumento educativo: «Un’esperienza che aiuta a crescere, soprattutto nella resilienza». Alla presentazione è intervenuto anche l’assessore allo sport del Comune di Padova, Diego Bonavina: «Considerando che la presenza di 76 mila studenti aumenta e arricchisce sensibilmente la cittadinanza padovana, l’amministrazione vuole essere fermamente a fianco dell’università e del Cus per sostenere lo sport come opportunità di crescita, integrazione e valorizzazione del territorio».
La grande festa per gli ottant’anni si terrà dal 14 al 16 maggio negli impianti Merigliano di via Jacopo Corrado: tre giorni dedicati allo sport e alla partecipazione. Si comincerà con le finali dei tornei universitari di volley, futsal e basket 3 contro 3, seguite dalle sfide dei CusFit Games e da una giornata interamente dedicata ai giovani atleti e alle loro famiglie, protagonisti delle prime “Cussiadi”. In programma anche incontri e momenti di approfondimento con ospiti del mondo sportivo. Già nelle scorse settimane sono state inoltre pubblicate su tutte le maggiori piattaforme le prime puntate di “Amaranto” il podcast che racconta le storie degli atleti della società sportiva universitaria. A chiudere la presentazione delle iniziative è stato il presidente del Cus Padova, Francesco Uguagliati: «Vogliamo che lo sport sia percepito come un’attività trascinante e come un impegno verso la crescita dei nostri ragazzi». Ottant’anni dopo quella riunione tra studenti, lo spirito originario sembra essere rimasto lo stesso: fare dello sport non solo un’attività fisica, ma un modo per costruire comunità.
Il logo del Cus di Padova è un bucranio, il teschio di bue, un rimando alla stessa Università di Padova. Il Palazzo Bo, del resto, fu così chiamato per ricordare l’origine dell’ateneo, in quanto, prima del suo insediamento nel Quattrocento si trovava una locanda chiamata “Hospitium Bovis”, l’albergo del bue.