Chiesa
Il 25 gennaio la Chiesa celebra la 7a Domenica della Parola di Dio. Una giornata istituita da papa Francesco per ravvivare la responsabilità dei credenti nella conoscenza della Sacra Scrittura. A Padova questa ricorrenza assume quest’anno un sapore particolare, dato che si intreccia con la memoria grata per un presbitero e studioso che della Parola ha fatto la sua casa: don Andrea Albertin, mancato improvvisamente a luglio 2025. Proprio in questi giorni arriva in libreria la sua opera postuma, Annunciare e vivere Cristo. Le lettere di san Paolo e le lettere non giovannee (Sophia – Edizioni Messaggero Padova), curata nella stesura finale dal collega biblista don Michele Marcato.
Non si tratta di una lettura divulgativa leggera, bensì di un manuale pensato per lo studio sistematico di queste pagine del Nuovo Testamento, frutto dei corsi tenuti da don Albertin all’Istituto superiore di Scienze religiose di Padova e alla Facoltà Teologica del Triveneto. Eppure, proprio la sua natura rigorosa ci ricorda un aspetto fondamentale della Domenica della Parola: l’importanza di non banalizzare il testo sacro. «È un’opera ben fatta che meritava di essere portata a compimento – spiega don Michele Marcato, docente di letteratura paolina all’Issr “Giovanni Paolo I” di Treviso, di cui è direttore, che ha rivisto le bozze finali – Il libro riflette l’approccio di don Andrea: un uomo gioviale e di compagnia, ma estremamente rigoroso nello studio. In questo volume emerge un san Paolo integrale, affrontato con un metodo solido che unisce l’analisi storica, letteraria e retorica».
Il cuore del volume, come suggerisce il titolo, è il binomio inscindibile tra l’annuncio e la vita. Per l’apostolo delle genti «vivere è Cristo»: non c’è separazione tra l’esistenza e la missione. «Spesso la liturgia ci offre le lettere di Paolo a “pezzetti”, rischiando di farcele percepire come distanti o moralistiche – osserva don Marcato – Il merito di questo manuale è restituirci la logica argomentativa degli scritti. Paolo usa la lettera come strumento di evangelizzazione; conosce la retorica e la usa per persuadere, talvolta con toni colloquiali, talvolta aspri, ma sempre con l’obiettivo di annunciare ciò che lui stesso vive».
In un tempo in cui l’approccio alla Bibbia rischia talvolta il soggettivismo (“leggo e capisco quello che sento”), il lavoro di don Albertin è un richiamo alla serietà della ricerca. «L’approccio scientifico non è un orpello accademico, ma un servizio alla fede – conclude don Marcato – Già la seconda lettera di Pietro ci avvertiva che nelle lettere di Paolo ci sono cose difficili che gli “instabili” travisano a loro rovina. Per cogliere il senso spirituale, bisogna prima comprendere onestamente il senso letterale, evitando di far dire al testo ciò che vogliamo noi. Questo libro è uno strumento prezioso per chiunque voglia, con pazienza, mettersi davvero in ascolto di come i nostri padri nella fede hanno annunciato e vissuto il Vangelo».