Don Angelo Casati: il card. Battaglia ricorda il “poeta della tenerezza” che è stato “amico, padre, fratello”
Con una lettera pubblicata sul sito dell'arcidiocesi di Napoli, il porporato ricorda il sacerdote ambrosiano, poeta e scrittore, morto lunedì 31 agosto a 95 anni. Nato a Milano nel 1931 e ordinato nel 1954, Casati era stato parroco a San Giovanni in Laterano dal 1986 al 2008 e amava definirsi «il curato di Milano». «Turoldo, poeta del fuoco. Casati, poeta della tenerezza». Una tenerezza che «non era il garbo innocuo degli uomini miti», ma «il tuo modo di resistere» in una Chiesa che a volte ha avuto paura delle domande.
“Caro Angelo, domani aspetterò la tua telefonata. So che non arriverà. Ma la aspetterò lo stesso”. Inizia così la lettera con cui il card. Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, ricorda don Angelo Casati, sacerdote ambrosiano, poeta e scrittore, morto lunedì 31 agosto a 95 anni. Nato a Milano nel 1931 e ordinato nel 1954, Casati era stato parroco a San Giovanni di Lecco e, dal 1986 al 2008, a San Giovanni in Laterano a Milano; amico del card. Carlo Maria Martini, morto lo stesso giorno di quattordici anni prima, amava definirsi “il curato di Milano”. “Ogni giorno mi benedicevi. E oggi quella benedizione mi appare per ciò che veramente era. Non una formula. Non il gesto di un prete. Una carezza”, scrive Battaglia, che ricorda la fotografia di David Maria Turoldo, unica immagine appesa nella stanza di Casati, che del poeta friulano era stato amico: “Turoldo, poeta del fuoco. Casati, poeta della tenerezza”. Una tenerezza che, sottolinea il porporato, “non era il garbo innocuo degli uomini miti”, ma “il tuo modo di resistere”, di chi “ha attraversato una Chiesa che qualche volta ha avuto paura delle domande continuando a fare domande” e “un mondo che alzava la voce continuando a parlare piano”. “Per questo oggi non voglio parlare del grande sacerdote, dello scrittore, dell’uomo spirituale, della voce libera della Chiesa. Altri lo faranno”, conclude l’arcivescovo di Napoli. “Io voglio pronunciare tre parole molto più povere e molto più vere: amico, padre, fratello”.