Chiesa
Sabato 13 dicembre, alle 11 in Cattedrale, viene aperta la causa di beatificazione e canonizzazione di don Giovanni Nervo. Che – ecco il perché della data – nasceva proprio il 13 dicembre 1918. «Nella mattinata – spiega don Tiziano Vanzetto, responsabile dell’Ufficio per le cause dei santi – il vescovo Claudio, che ha accolto il supplice libello con cui è stato chiesto l’avvio della causa, nomina il tribunale: il delegato episcopale, il promotore di giustizia e almeno due notai, ciascuno con il proprio compito. Sempre il 13 dicembre, tutte le persone coinvolte nel percorso dovranno giurare di svolgere con diligenza il proprio compito, impegnati a raccogliere ogni prova a favore, ma anche a eventuale sfavore della causa. A breve, poi, il vescovo dovrà nominare i censori teologi e i periti storici affinché siano esaminati gli scritti editi e inediti del Servo di Dio e sul Servo di Dio, come pure documenti che attestino i fatti della sua lunga vita e delle opere compiute. Un atto importante del processo sarà la verifica dello stato in cui si trova il luogo in cui il Servo di Dio è stato sepolto, per verificare se la tomba è visitata, se il luogo è degno e se già non vi sia un culto indebito che tenda a precedere il giudizio della Chiesa».
Che soggetti sono coinvolti nella sessione di apertura della causa?
«I primi soggetti coinvolti sono tutti i fedeli che desiderano essere presenti; è un atto pubblico, un evento di Chiesa che interessa tutta la comunità cristiana. Anche se la causa è partita dall’iniziativa della Diocesi di Padova, della Caritas italiana e della Fondazione Emanuela Zancan, il soggetto chiamato a rendersi partecipe è tutto il popolo di Dio. Che sabato 13 vivrà un momento di ascolto della Parola, ascolterà un intervento del vescovo e dei rappresentanti della Caritas italiana e della Fondazione Zancan, invocherà lo Spirito Santo. Ai fedeli, inoltre, verrà illustrata e presentata la figura del sacerdote e poi ci saranno – come detto – la nomina dei componenti del tribunale e il loro giuramento».
Il popolo di Dio che “ruolo” ha nella causa?
«È chiamato a una partecipazione attiva, nella preghiera e nell’impegno a mostrare se interessa a tutti che don Giovanni Nervo venga promosso agli onori degli altari a Gloria di Dio e, ad esempio, per le sue virtù, per il suo pensiero e per la sua opera. Il motore che muove una causa di beatificazione e canonizzazione è la “fama di santità” e questa deve manifestarsi a una cerchia ampia e vasta di persone che non si possono limitare ai soggetti che l’hanno proposta. Per l’occasione verrà messo in vendita un volumetto con i tratti biografici del Servo di Dio con qualche breve stralcio dei suoi scritti. Il popolo di Dio è chiamato anche a sostenere economicamente la causa, perché sia nella fase diocesana che pontificia, richiede risorse economiche non indifferenti. Anche questo è un aspetto importante che dimostra l’interesse che c’è intorno alla figura di don Giovanni».
Cosa succede dopo la prima sessione della causa?
«Si comincia a lavorare: raccolta dei documenti, deposizione dei testimoni proposti dalla postulazione o convocati ex ufficio dal tribunale o auto-proposti da chi su don Giovanni ha qualcosa da dire a favore o contro la santità della sua vita. Al termine di tutto ci sarà la sessione conclusiva, sempre in forma pubblica come quella di apertura, e si darà resoconto del lavoro compiuto prima di spedire tutto al Dicastero per le cause dei santi».

Sabato 13, in Cattedrale, verrà presentato un volumetto realizzato per l’occasione; verrà inoltre distribuita una immaginetta con la preghiera che, ufficialmente approvata, si potrà recitare per chiedere grazie o miracoli per intercessione del Servo di Dio. Ci sarà, inoltre, la presentazione di un sito dedicato interamente alla causa.

La causa di beatificazione e canonizzazione di don Giovanni Nervo è “frutto” del convergere di tre soggetti: la Diocesi di Padova, Caritas italiana (di cui è stato primo presidente, nel 1971, per volere di Paolo VI) e la Fondazione Emanuela Zancan. Il postulatore della causa è il diacono Francesco Armenti; vice-postulatori sono don Antonio Cecconi, Diego Cipriani e Tiziano Vecchiato.