Storie
A Pernumia è semplicemente “l’arciprete”: non serve specificare il nome o il cognome del pastore a cui ci si sta riferendo. Nonostante i decenni trascorsi, don Lucio Ferrazzi è, infatti, una presenza ancora viva nel cuore e nella quotidianità dei parrocchiani, soprattutto in quelli che con lui hanno condiviso un pezzo di vita personale e sociale.
Era, infatti, il 1910 quando il giovane sacerdote originario di Valstagna, nel Vicentino, venne nominato parroco di Pernumia dopo un periodo trascorso come collaboratore. Qui, nel Comune prossimo ai Colli Euganei, don Ferrazzi rimarrà fino alla morte avvenuta il 12 agosto 1955, che tuttavia non spezzò quel legame con la sua comunità ancora oggi decisamente robusto. Proprio per questo, in occasione dei 150 anni dalla nascita (20 settembre 1876) e dei 124 anni dall’ordinazione sacerdotale (sempre il 20 settembre, ma del 1902), Pernumia ricorda nelle messe di questo fine settimana la figura del suo pastore, nel frattempo dichiarato servo di Dio a seguito dell’apertura della causa di beatificazione.
«Stiamo ora scrivendo la positio, ovvero la raccolta di documenti e testimonianze che aiuteranno i censori storici e teologici a valutare se don Lucio ha vissuto le virtù teologali e cardinali in maniera eroica oltre a verificare se ci sia la continuità della fama di santità», spiega il postulatore che sta seguendo la causa, il diacono Francesco Armenti.
Con l’augurio personale che ci sia un maggior impegno per la diffusione del messaggio e della spiritualità di don Ferrazzi, quest’ultimo è per il diacono Armenti una figura dei nostri tempi in grado di interrogare fedeli ma anche coloro che sono invitati a guidare una comunità parrocchiale: «È un sacerdote, e prima ancora un cristiano, che mi richiama molto l’idea di papa Francesco e papa Leone di un prete che sa incarnarsi nella storia della sua gente. Don Lucio è stato denominato testimone di una carità pastorale e di una povertà totale, lui ci ricorda che il sacerdote non fa parte di un’élite né è un privilegiato ma un uomo scelto tra gli uomini da Dio, come si legge nella Lettera agli Ebrei, e inviato a una particolare comunità».
Proprio i parrocchiani di Pernumia conservano con affetto il ricordo di diversi episodi che confermano quanto il servo di Dio fosse attento agli ultimi: «La gente ricorda non solo il suo vestire povero tra i poveri ma anche la sua carità; lui donava tutto ai bisognosi e personalmente mi ha sempre colpito una frase che diceva a chi lo rimproverava quando si faceva gabbare dagli approfittatori: “Meglio dare sbagliando anziché non dare”» prosegue il postulatore.
Don Ferrazzi, ricorda che il Signore chiama ciascun con le proprie peculiarità e doni, non c’è nessun limite umano che possa impedire di accogliere la vocazione a servire la gente. Una carità esplicata in diverse occasioni – come quando, si racconta, don Lucio gettava dalla finestra un materasso a chi non lo aveva – che per Francesco Armenti ha un’origine ben chiara: «Quella nasceva dalla sua relazione con Dio, dalla preghiera, ed ecco un altro richiamo ai sacerdoti di oggi. Anche se si fanno grandi opere sociali, il ministero non ha senso se non ha origine dalle ginocchia scorticate, ovvero dallo stare in ginocchio in preghiera. Se un prete non ha una relazione con il Signore non potrà mai donarlo agli altri».
Ora, a guidare la comunità di Pernumia è don Matteo Fornasiero che partendo dai ricordi e dalle narrazioni dei suoi parrocchiani conferma la fede forte del servo di Dio: «Proprio in nome di questa fede aveva una grande sicurezza. Più volte esortava chi gli stava vicino con un “Vai e vedrai che succede”» riflette, pensando anche a cosa questa figura stia lasciando in lui. Un insegnamento che si accumula alle varie tracce di don Ferrazzi conservate nel cuore del suo popolo e nei luoghi di vita quotidiana: «In ogni casa si può trovare una sua immagine che viene venerata – continua il parroco – La forte devozione si respira poi quotidianamente nelle persone che si recano nella cappellina in chiesa dove don Lucio è sepolto ed è presente un quaderno in cui si possono scrivere le intenzioni di preghiera presentate nella messa mensile dell’ultimo venerdì del mese introdotta da alcuni anni».
In questi anni, poi, la gente ha voluto ricordare il suo pastore con ulteriori iniziative e segni nei luoghi comuni, come il busto posto sul sagrato della chiesa, una campana e l’intitolazione della piazza davanti alla canonica. Proprio partendo da questo legame forte con colui che per Pernumia è semplicemente “l’arciprete”, don Fornasiero esprime un augurio in occasione del doppio anniversario che si celebrerà questo fine settimana: «Spero che osservando questa figura la comunità possa essere sempre capace di guardare a ciò che unisce più che alle differenze nei modi di vivere la vita e la fede. Siamo tutti diversi e con gusti differenti, ma confido che possiamo un po’ ritrovarci nella semplicità di vivere la fede, cantare e pregare assieme».
«Il ricordo di don Lucio è molto vivo a Pernumia specialmente negli anziani, che lo hanno conosciuto, sicuramente per la spiritualità ma anche per i gesti concreti di carità del sacerdote, mentre nelle nuove generazioni è una presenza meno sentita. Uno dei miei desideri è proprio quello che si possa, con la beatificazione, risvegliare qualcosa in loro in modo che questa memoria possa trasmettersi anche in futuro, come già ci auguriamo con la consegna ai bambini in occasioni particolari di un libretto a fumetti dedicato proprio a don Ferrazzi» racconta l’attuale arciprete don Matteo Fornasiero.

Terzogenito di nove figli, Lucio Pietro Ferrazzi trascorre la sua infanzia a Valstagna ed entra in seminario a Padova nel 1893. Ordinato sacerdote, esercita la sua prima esperienza ministeriale nel collegio vescovile di Thiene per poi essere inviato a Pernumia. Qui ha lasciato un esempio concreto di carità e di confidenza nella Provvidenza e nella misericordia di Dio.