Fatti
Si chiama EmpowHER, lo scopo è favorire l’autonomia economica e sociale delle donne in uscita dai percorsi di protezione attraverso opportunità di lavoro stabili, sicure e inclusive ed è il progetto pilota promosso da Fondazione Giulia Cecchettin, Centro Veneto Progetti Donna e cooperativa sociale NOIGroup, con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
«Quando inizia un nuovo progetto – ha esordito Gino Cecchettin alla presentazione ufficiale – sono sempre molto emozionato e contento perché, in questo caso per esempio, incide sul supporto alle donne vittime di violenza e dare supporto non significa soltanto togliere dall’ambito della violenza, ma significa garantire loro una continuità che porti a una vita felice e priva di violenza. Un progetto di inserimento lavorativo significa parlare di dignità di una persona che ha sofferto tantissimo e aiutarla a trovare un nuovo spiraglio, una nuova speranza di vita. Il lavoro serve per ritrovare la fiducia nella vita».
L’idea parte da un quadro nazionale e territoriale che mostra forti disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro e una stretta correlazione tra violenza e fragilità economica. I dati di una ricerca Istat sui Cav-Centri antiviolenza evidenziano che molte donne inserite in un percorso di uscita dalla violenza non sono economicamente autonome: a livello nazionale circa il 45,5 per cento dichiara di non esserlo, percentuale che supera l’82 per cento tra disoccupate e inattive.
EmpowHER nasce quindi dalla consapevolezza che il percorso di fuoriuscita dalla violenza non può dirsi pienamente compiuto senza il raggiungimento di una concreta autonomia economica. La possibilità di disporre di un reddito e di un lavoro stabile rappresenta infatti un elemento fondamentale per rafforzare l’autodeterminazione, ricostruire la fiducia nelle proprie capacità e ridurre il rischio di ricadere in situazioni di dipendenza e vulnerabilità.
«Viviamo in una Regione dove il lavoro, anche per le donne, non è un problema, il problema però è poi mantenerlo nel momento in cui si chiede aiuto – ha dichiarato Mariangela Zanni, presidente del Centro Veneto Progetti Donna – È difficilissimo per le donne vittime di violenza continuare a lavorare, perché devono affrontare tutta una serie di problematiche e incombenze che subentrano. Trovare quindi una sinergia che permetta di costruire dei percorsi lavorativi protetti, sicuri in cui le donne potranno veramente essere comprese nei loro bisogni è fondamentale. Un lavoro darà loro concretezza del percorso di fuoriuscita dalla violenza che stanno affrontando, darà loro autonomia economica, ma anche abitativa, permettendo di pagare un affitto o di uscire dalle case rifugio. Sono condizioni fondamentali per poter scegliere e progettare la propria vita. Speriamo in una grande risposta da parte delle aziende».
La particolarità del progetto è che mette in atto un modello capovolto rispetto ai tradizionali percorsi di inserimento lavorativo: non si parte dalla formazione, ma prima viene il lavoro. Solo in un secondo momento vengono costruiti percorsi individuali di accompagnamento e formazione. Si parte dalla domanda reale delle imprese e si costruisce intorno alla persona un percorso graduale e sostenibile. Il progetto si rivolge a donne sostenute dai centri antiviolenza e dalle case rifugio delle province di Padova e Rovigo e prevede l’inserimento di 15 donne nell’arco di 28 mesi e almeno dieci aziende.
«Abbiamo sposato questo progetto – ha sottolineato Lilli Zecchin, consigliera di amministrazione della cooperativa sociale NoiGroup – perché crediamo sia una chiave concreta per aumentare l’inclusione delle donne in uscita dai percorsi di allontanamento dalla violenza. Abbiamo un’esperienza di 25 anni e possiamo contare su numerose aziende partner e clienti di alto livello, anche di profilo nazionale. Siamo specializzati nel customer service e nel back office amministrativo, attività che possono essere svolte anche da remoto, quindi possiamo attivare percorsi per garantire un profilo di sicurezza alle donne vittime di violenza. Il nostro compito sarà quello di continuare a dare una formazione lavorativa, un tutoraggio lavorativo a queste donne. Confidiamo quindi di poter continuare a lavorare con le aziende che sono già nostre clienti perché si sono dimostrate sensibili ai temi della disabilità e pensiamo possano esserlo anche al tema dell’inclusione lavorativa delle donne e confidiamo anche di poter aprire nuovi canali con nuove aziende».
Il percorso inizia con l’individuazione di un’attività che un’azienda può affidare alla cooperativa sociale NOIGroup, la quale valuta le mansioni richieste e le condizioni di lavoro. Insieme al Centro Veneto Progetti Donna verifica quali donne possono essere inserite. I percorsi sono studiati caso per caso in base alla situazione individuale e alle attività da svolgere. Il progetto prevede orari compatibili con i carichi di cura e con le esigenze di sicurezza. Sono previsti anche cinque tirocini con borsa lavoro finalizzata all’assunzione con una indennità mensile di 600 euro. La donna inserita nel percorso viene seguita da un tutor lavorativo di NoiGroup e dalle operatrici del Centro Veneto Progetti Donna per gli aspetti psicosociali e il percorso di uscita dalla violenza.
«La violenza di genere non è un problema privato, ma una responsabilità che riguarda l’intera comunità. Con EmpowHER chiediamo alle imprese di contribuire concretamente al cambiamento. Prevenzione significa anche costruire, insieme, le condizioni perché ogni donna possa riprendere in mano la propria vita», ha affermato Gino Cecchettin.

Del budget complessivo, 73 mila sono di cofinanziamento dei partner e 97 mila dalla Fondazione Cariparo. «L’autonomia economica è una condizione fondamentale perché una donna possa completare il proprio percorso di uscita dalla violenza. è un progetto che mette in rete competenze e soggetti diversi, istituzioni, imprese e Terzo settore», ha dichiarato Rosario Rizzuto, presidente di Cariparo.