Idee
«Storiche, strepitose, eccezionali. È stata un’edizione incredibile». Non sta nella pelle Davide Giorgi,
dall’aprile 2025 presidente del Comitato italiano paralimpico Veneto, ricordando i Giochi invernali Milano-Cortina per atleti con disabilità fisiche o visive, da poco conclusi. Sono i numeri a parlare: l’Italia porta a casa ben 16 medaglie, battendo il record delle 13 vinte alle paralimpiadi di Lillehammer del 1994. Anche nei Giochi invernali che hanno coinvolto atleti normodotati i risultati sono stati straordinari con 30 titoli conquistati. Davvero un cospicuo bottino.
«Deve emergere dal racconto di queste giornate – incalza il presidente Giorgi a proposito degli ultimi Giochi paralimpici – che i nostri atleti sono stati straordinari: dietro ogni vittoria e traguardo, ci sono vissuti incredibili che, a differenza dei loro “cugini” normodotati, li rendono ancora più forti. Si sono rialzati da una condizione di svantaggio; i loro risultati valgono ancora di più e quelli di quest’anno ci fanno essere ottimisti per il futuro». Vale la pena ricordare che delle 16 medaglie ottenute nelle paralimpiadi Milano-Cortina, 7 sono state del metallo più prezioso: a conquistarle tra gli altri è stato René De Silvestro. L’atleta veneto ha lasciato tutti alle spalle nel gigante, categoria sitting: «René nella sua gara, in alcune curve sembrava decollasse – racconta entusiasta il presidente Giorgi – È stata una prestazione incredibile. Ha gestito al meglio la competizione, padroneggiando lo sci. Vederlo in azione è stato bellissimo, sostenuto da un tifo assordante. L’ atleta è riuscito a emozionarci grandemente».
Il presidente fa memoria del cammino umano e sportivo di De Silvestro, «fatto di tantissimi sacrifici, con difficoltà importanti», dopo il grave infortunio del 2013: «Siamo orgogliosi per la strada che ha fatto, per quello che rappresenta e per i messaggi che lancia. È sicuramente di esempio per tanti giovani che stanno cominciando a fare attività invernali di base e ad un certo livello. Non a caso René è stato il portabandiera della Nazionale nella cerimonia di apertura del 6 marzo all’Arena di Verona». Giorgi ci tiene a puntualizzare che «tutti i cinque atleti veneti sono stati bravissimi, hanno dato il massimo».
In questo periodo storico che stiamo attraversando, più che mai abbiamo bisogno dei valori insiti nelle paralimpiadi tra cui il sapersi rialzare, il tema dell’inclusione e le differenze da accogliere. Per Davide Giorgi «le paraolimpiadi ci lasciano un messaggio educativo potentissimo, a partire dal riconoscere che lo svantaggio personale può diventare un’opportunità». Con ciò tre eredità auspicate dal responsabile: «Speriamo che questa manifestazione sia l’occasione per una maggiore partecipazione ai gruppi che fanno sport amatoriale (in Veneto abbiamo solo tremila atleti su 132 mila persone con disabilità, ndr). Inoltre ci auguriamo più attenzione da parte delle istituzioni. Un terzo auspicio è che si possa presto arrivare allo svolgimento di gare di atleti olimpici e paralimpici nello stesso periodo e vederli sfilare all’inaugurazione dei Giochi tutti insieme. Sarebbe segno di un cambiamento culturale».
Chi tutti i giorni calpesta campi di gioco e incontra giovanissimi atleti che chissà magari un giorno saranno i possibili medagliati del futuro, è Giampaolo Peccolo, da 13 anni presidente dell’Unione sportiva Maria Ausiliatrice (Usma) di Selvazzano Dentro. La società sportiva nata nel 1963, è una delle più grandi in termini numerici del territorio padovano, con circa 800 atleti e più di 30 squadre. È legata all’attività motoria di base (per bambini dai 5 anni in su) con corsi di calcio, pallavolo, basket e atletica leggera. Successivamente per i più motivati e capaci è previsto un impegno maggiore: dopo la fine dell’attività fisica più ludica che arriva fino ai 12 anni, si entra nei settori giovanili con l’agonismo «che per i ragazzi diventa una scelta». Peccolo mette in luce la valenza educativa dello sport, parte del Dna della polisportiva che presiede, osservando che tutti, «sin da quando iniziano a praticare l’attività motoria, apprendono i valori a essa collegati come la sfida con sé stessi, per migliorarsi umanamente e sportivamente». Il presidente si sofferma a tal proposito sul cosiddetto “concetto di panchina”, cioè «l’accettare che qualcun altro possa fare meglio e precedermi. È una consapevolezza che prepara alla vita. Poi c’è il valore pedagogico della sconfitta: con ciò aiutiamo i giovani a capire che è parte del cammino di crescita, che va accolta e non riguarda il loro valore personale». Peccolo constata con una certa amarezza che «gli adolescenti sono i nuovi poveri della nostra società perché vivono in molti casi delle criticità importanti. Qui all’Usma proviamo ad ascoltarli, ponendo attenzione alla persona prima che alle regole. Li portiamo a comprendere che è con la disciplina che possono arrivare i risultati».
Un altro aspetto che Giampaolo Peccolo pone come centrale è la fiducia: «Cogliamo tra i ragazzi la necessità di trovare adulti a cui dare fiducia e quindi di riceverla dai grandi. Incontriamo genitori che sembrano figli dei loro figli. Noi puntiamo sulla formazione dei giovani come leva del cambiamento cercando di farli sentire importanti, valorizzandoli». Sui Giochi appena conclusi, Peccolo ragiona sul fatto che «c’è una continuità tra le nostre società sportive e le medaglie di quelle manifestazioni: è la straordinaria diffusione di queste realtà sul territorio nazionale che porta a certi risultati. La criticità in questo è che in Italia si tende a non dare adeguato valore alle società sportive, a partire dai Comuni che non investono in strutture». Il dirigente conclude ricordando che dietro ogni medaglia ci sono «tante fatiche, dei sacrifici e il rischio che il duro lavoro vada perduto, constatando che pochissimi arrivano a questi riconoscimenti. Non dovremmo però fermarci alle medaglie olimpiche: per me un giovane che dopo tanti anni mi dice un “grazie” sentito, per quello che è stata la sua esperienza sportiva, per il cammino condiviso, ha lo stesso valore di vincere una medaglia d’oro».
Brasile e Lettonia hanno conquistato le loro prime medaglie ai Giochi Paralimpici invernali. Cristian Westemaier Ribera ha vinto l’argento nella gara di sprint maschile di sci di fondo, categoria sitting.
Il wheelchair curling ha regalato il bronzo alla Lettonia.