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L’opinione pubblica italiana e tedesca ha a lungo ignorato il tema degli Internati militari italiani (Imi) nel dopoguerra. L’Italia si è mostrata scarsamente interessata alla storia dei soldati dal Regio esercito catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre del ’43. Basti ricordare che solo dall’anno scorso esiste una data (20 settembre) istituita dallo Stato per ricordarli. Il 20 settembre 1943 Adolf Hitler classificò come Imi, tutti i prigionieri italiani catturati in Italia, e nei vari fronti di guerra all’estero, deportati in Germania. Lo scopo era di sottrarli al controllo della Croce Rossa Internazionale, in barba al trattamento dei prigionieri di guerra previsto dalla Convenzione di Ginevra sottoscritta dall’Italia.
Questa premessa è necessaria per capire la singolare testimonianza di Giovanni Dal Martello, il cui diario di prigionia, curato da Paolo Valandro, è da poco pubblicato con Tracciati editore (Il diario di prigionia di Giovanni Dal Martello (1943-45), e Villa Dolfin La Mincana, pp. 144, 16 euro).
Nato a Carrara San Giorgio il 20 agosto 1922, primo di cinque figli di Artenio e Teresa Belpinati, non ancora ventenne Giovanni Dal Martello venne chiamato alle armi e spedito come artigliere nei Balcani. Sarà catturato dai tedeschi a Karlovak in Croazia, a metà strada fra Zagabria e Fiume e deportato in vari lager della Germania col numero di matricola 233273 il 9 settembre 1943.
«In queste pagine – scrive nella prefazione Davide Moro, sindaco di Due Carrare – si avverte la voce autentica di un giovane che, come tanti altri, si è trovato improvvisamente travolto dagli eventi della Storia. La sua narrazione, delicata e diretta, ci restituisce la quotidianità della prigionia: la fame che diventa ossessione, la solidarietà tra compagni, la durezza del lavoro coatto, la nostalgia della famiglia, la paura per il futuro e la gioia incontenibile del ritorno. Ma, soprattutto, ci consegna uno sguardo umano e partecipe, capace di riconoscere la dignità anche nei momenti più bui».
Il diario fu scritto da Giovanni nel lasso di tempo intercorso tra il periodo imminente alla liberazione dal campo di concentramento di Muhlberg nei pressi di Monaco di Baviera (aprile 1945) e il rientro in Italia (settembre 1945), durante la fase nella quale fu trattenuto dalle truppe alleate, prima del rilascio finale. Sono 120 pagine in ottimo stato di conservazione.
Furono oltre 600 mila gli Imi trasformati in schiavi del Terzo Reich, obbligati a lavorare nell’agricoltura o nelle fabbriche dove si producevano armi. Cinquanta mila i morti, 135 dal Comune di Due Carrare finora reperiti. Delle loro storie poco si seppe, tranne qualche notizia frammentaria rivelata ai familiari più stretti e qualche sporadica testimonianza scritta negli archivi militari. Risulta piuttosto rara la stesura di un diario di guerra o di prigionia da parte di un combattente del secondo conflitto mondiale, anche perché era proibito scrivere. Se scoperti si rischiava la fucilazione. Fortunata e propizia è quindi l’esistenza del diario di Giovanni Dal Martello che descrive con accuratezza gli eventi da lui personalmente vissuti dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.
Dal Martello è morto nel 2021: era persona ben conosciuta a Due Carrare, uno dei capitoli del libro è dedicato a La Mincana, vasto possedimento terriero e villa veneta nella quale i Dal Martello tuttora vivono e producono vino.
Il diario viene presentato sabato 28 alle 16.30 a Villa Dolfin “La Mincana”, via Mincana 52, Due Carrare con il sindaco Davide Moro, l’editore Emanuele Cenghiaro e Paolo Valandro.