Mosaico
Man mano che si scendono le scale scende anche la temperatura. D’altra parte, la temperatura più bassa è una delle caratteristiche principali di una cantina, luogo da sempre destinato a conservare le provviste. E, talvolta, anche i tesori. Come nel monastero premonstratense di Roggenburg.
Roggenburg è un comune tedesco di 2.720 anime, che sorge a circa 140 chilometri da Monaco di Baviera.
Correva l’anno 1126. Tre fratelli della stirpe dei conti von Bibereck – Bertold, conte di Bibereck, Conrad, vescovo di Coira, e Siegfried, canonico d’Augusta – fondano nel castello di famiglia un monastero, culla per secoli, fino alla secolarizzazione, della spiritualità premonstratense. I primi monaci giunti a Roggenburg provenivano dal vicino monastero di Urzburg. In un primo momento si insediano nel fondovalle, ma ben presto si trasferiscono sulla collina del castello, dove consacrano la prima chiesa del monastero. Si tratta di una comunità monastica fiorente, che ben presto dà vita ad altri monasteri. Già alla metà del XII secolo da Roggenburg nascono altri monasteri: Adlerberg nei pressi di Göppingen e, in Svizzera, St. Luzi a Coira, Cburqalden, Katzis e Benden, che a loro volta fondano altri monasteri in Svizzera. Tutte comunità monastiche, queste, che avevano Roggenburg come monastero madre e che erano in stretto contatto con il capitolo imperiale di Roggenburg.
Trascorrono all’incirca tre secoli e, nel 1444, il fiorente monastero di Roggenburg viene elevato al titolo di “abbazia” e, un secolo più tardi, nel 1544, viene assoggettato direttamente all’imperatore, ottenendo così l’immunità imperiale.
Il monastero sopravvive alle devastazioni della guerra dei contadini, ai disordini scoppiati all’indomani della riforma di Martin Lutero e alla miseria della Guerra dei trent’anni. Nel XVIII secolo, i tre grandi abati Dominicus Schwaninger, Caspar Geisler e Georg Lienharth danno vita all’interno al monastero a quel mondo barocco, che possiamo ammirare ancora oggi. È il 1732 quando inizia la costruzione degli edifici nella parte occidentale del monastero; nel 1758 viene consacrata la nuova chiesa e otto anni più tardi vengono terminati anche gli edifici monastici nella parte meridionale.
Il XVIII secolo è un periodo di grande splendore e prosperità per la comunità di Roggenburg. Ne è segno il fatto che tutte le chiese parrocchiali e filiali del territorio abbaziale vengono ristrutturate. Ma la prosperità non dura a lungo. Negli anni successivi il monastero è vittima di saccheggi e danneggiamenti legati alla guerra. E dopo la pace di Lunéville la secolarizzazione è praticamente inevitabile. Il 4 settembre 1802 il capitolo imperiale di Roggenburg viene occupato dall’esercito bavarese e il 29 novembre dello stesso anno l’ultimo abate, Thaddeus Aigler viene destituito dal suo incarico e il convento, che contava 36 canonici, viene sciolto.
Dopo la soppressione del monastero, la struttura viene adibita a vari scopi. Le mura del monastero ospitano ad esempio un tribunale, una prigione, una scuola di economia domestica, un convento di suore francescane di Dillingen, e offrono un tetto anche a diversi profughi.
Trascorrono 180 anni dalla soppressione del monastero quando, nell’ottobre 1982, i premonstratensi tornano ad abitare il loro antico monastero. L’abbazia di Windberg, nei pressi di Bogen in Bassa Baviera, in accordo con l’allora vescovo diocesano di Augusta, Josef Stimpfle, assume la parrocchia di Roggenburg, con l’obiettivo di far rinascere il monastero. Obiettivo che è stato raggiunto. Nel 1986 il monastero viene ufficialmente riaperto e l’8 novembre 1992 viene elevato al rango di priorato dipendente dall’abbazia di Windberg. In questi anni sono stati avviati e portati a termine diversi interventi di restauro e ristrutturazione, realizzati anche grazie a contributi pubblici.
Quest’anno il monastero di Roggenburg festeggia 900 anni di vita. Nove secoli di fede, storia e cultura che la comunità premonstratense – formata attualmente da 12 monaci di età intende celebrare con una fitta serie di appuntamenti: concerti, conferenze, visite guidate, messe mensili giubilari, giornate delle porte aperte, due tipi di vino speciali realizzati con le uve della Stift Klosterneuburg e una “birra del giubileo”. Ma non solo. Lo festeggeranno anche direttamente nelle cantine del convento, dove per l’occasione è stata allestita una escape room.
“Nel monastero di Roggenburg – si legge in un post pubblicato sull’account Ig del monastero – una escape room apre nuove strade: vivere la storia, risolvere enigmi insieme e scoprire il monastero in modo completamente nuovo”.
Per un anno i monaci hanno lavorato per allestire fin nei minimi particolari la escape room, realizzata nelle cantine dell’edificio oggi dedicato alle mostre e agli aventi culturali.
Inaugurata ufficialmente lo scorso 2 gennaio, la “stanza di fuga” è stata testata a fine dicembre da alcuni collaboratori del monastero.
Nella escape room – che sarà aperta quest’anno tutti i fine settimana – non si può entrare da soli, ma bisogna far parte di un gruppo (massimo 8 persone) ed occorre iscriversi sull’apposita pagina web creata all’interno del sito del monastero.
“Siamo nel 1632. Il continente europeo è devastato dalla Guerra dei Trent’anni”. A parlare è Kilian Neubert, religioso 32enne che è uno dei responsabili della stanza e che accompagna, segue e aiuta i gruppi durante la loro permanenza all’interno della escape room. “Voi siete domestiche del convento – prosegue il monaco, rivolgendosi al piccolo gruppo di signore che si accingono ad entrare nella stanza – e vi giunge questa notizia: stanno per arrivare gli svevi. Ora bisogna negoziare con loro per preservare dalla devastazione il monastero e i preziosi stalli del coro. Ma cosa si può dare in cambio agli svevi? Il prezioso tesoro del monastero. Che bisogna trovare”.
Inizia così l’avventura. Il gruppo ha a disposizione un’ora per risolvere tutti gli enigmi e trovare il tesoro. Il frate apre la porta della stanza: una spoglia cella monastica senza finestre. Un letto, un armadio, un crocifisso appeso alla parete. E uno schermo televisivo. Non è l’unico elemento tecnologico presente nella stanza. Sul soffitto, infatti, ci sono diverse telecamere, attraverso le quali fr. Kilian monitora quanto accade nella stanza attraverso un computer posto nella stanza che si trova sopra la cantina. Se vede che il gruppo fatica a trovare la soluzione degli enigmi, interviene tramite il walkie-talkie che ha consegnato loro.
La prima stanza è un vero enigma. Non si capisce dove trovare il bandolo della matassa. Solo tante ragnatele e un sacco pieno di rosari. E il ronzio di una zanzara. Senza svelare troppo, l’avventura del piccolo gruppo di collaboratori nella prima stanza dura 18 minuti. Ma di stanze piene di enigmi da risolvere ce ne sono altre due. La seconda è una biblioteca, stracolma di libri. C’è anche “Quo vadis?”, “Dove vai?” e l’intera storia dei Papi, una collana di più di 20 volumi. Il gruppo si attarda ed ecco che fr. Killian lo sprona attraverso il walkie tolkie. E così il gruppetto riesce ad arrivare nell’ultima stanza e a risolvere entro il tempo limite l’ultimo degli enigmi, grazie al quale riescono a trovare la combinazione del lucchetto che chiude il forziere in cui è nascosto il tesoro. Piccolo spoiler: orsetti gommosi… chissà se sarebbero riusciti a fermare l’assalto degli svevi. Ad ogni buon conto fr. Kilian rassicura che i visitatori troveranno un tesoro diverso, così non si rovina la sorpresa a nessuno.
“Vogliamo avvicinare le persone al monastero in modo ludico, andando oltre il classico ‘pubblico del monastero’ – spiega fr. Kilian in un’intervista pubblicata su katholisch.de –. L’idea proviene da un monastero premonstratense in Austria. Ma non conosco nessun altro monastero che abbia una escape room”.
I monasteri sono luoghi di fede. E bisogna avere una buona dose di fiducia per entrare in una escape room, con altre persone con cui è fondamentale collaborare per trovare la soluzione degli enigmi. Ma alle volte – come nel caso di Roggenburg – gli enigmi sono così complessi che la soluzione non arriva ed ecco allora che interviene dalla stanza di sopra fr. Kilian attraverso il walkie tolkie. Quasi a ricordare che a volte, per trovare il bandolo della matassa, è necessario un aiuto dall’alto.