Chiesa
Il primo impatto con Enziteto è distopico e spiazzante: edifici bassi e lunghi, punteggiati di scritte sui muri, poche luci fioche in strada, nessuno nel raggio di 100 metri. Cavalcavia sgretolati, ampi viali dai nomi improbabili (via della Gioia, della Sincerità, del Rispetto), ulivi nel bel mezzo del nulla o tra le case. E in lontananza il profumo del mare. Arriviamo all’estrema periferia barese dopo il tramonto, con il bus numero 19. Dalla stazione centrale di Bari sono 45 minuti di viaggio per 15 km di distanza, un tempo infinito. Suor Lupita si avvicina energica e solare: “Qui siamo in missione al 100% – conferma ridendo – e sì… abbiamo una bella missione da compiere, non c’è dubbio!”.
Case popolari e speranza. Classe 1957, Guadalupe Castillo è messicana, inviata a Bari dal vescovo Giuseppe Satriano circa tre anni fa, assieme alle consorelle Rosa Agata e Maria, dopo essere stata per 28 anni in Sudan. “Abbiamo un quartiere che ha bisogno della vostra presenza – ci ha detto un giorno Satriano. E noi ci siamo sentite chiamate”. Con il passare degli anni, Enziteto, sorto negli Ottanta per dare una casa popolare a chi non ce l’aveva, e ribattezzato poi San Pio, è finito sempre più spesso in cronaca. Quartier generale di clan agguerriti e piazza di spaccio per tutta la provincia. La parrocchia della Natività è guidata da don Gianni De Robertis che viene dalla Fondazione Migrantes. “Non ti mando a curare le ferite ma i germogli – mi disse il vescovo –; trova quello che di nuovo sta nascendo. E infatti questo non è solo il luogo della mancanza ma quello della speranza”, assicura don Gianni.
Ci vivono circa 6mila persone: famiglie numerose – tutte italiane – con situazioni abitative precarie e talvolta “fuori legge” (le occupazioni abusive sono diventate la norma).
“Senza lavoro, senza ascolto, lontane da tutto e da tutti”, dice Lupita. Le comboniane sono “facilitatrici” della comunità, quando sorge un problema collettivo, e prestano ascolto ogni volta che serve. L’esperienza in missione – dal Kenya alla Costa Rica a Palermo – le aiuta ad avere un approccio estroverso e pragmatico. “Se è vero che queste persone non hanno fatto studi di teologia, è però certo che possiedono l’esperienza di Dio”, spiega la religiosa. Il mercoledì si è formato un gruppo di condivisione della Parola: “Per confrontarsi e discernere il bene” senza farsi travolgere dalle difficoltà. “Molti anziani hanno figli in carcere o morti per droga – racconta Rosa –, ci sono anche parenti di persone che sono state ammazzate. E poi tanta solitudine”.
Il sogno di Cucciolla si trasforma. Il 7 gennaio del 2005 il quartiere venne colpito da un lutto che lasciò il segno: Eleonora a 16 mesi muore di fame e di stenti nel degrado più assoluto. “Mi trovai di fronte uno scheletrino rannicchiato e con le gambe ripiegate, perché Eleonora rimaneva costantemente seduta su un passeggino che era anche il suo letto durante la notte”, dice di lei l’allora Pubblico ministero Emanuele De Maria. La piazza della parrocchia è intitolata a questa bimba: piazzetta Eleonora. “La verità è che da una parte si concentrano tutte le eccellenze e dall’altra tutte le miserie – conferma con amarezza il parroco – mentre la Chiesa deve andare esattamente contro corrente”. È qui che bisogna stare, senza fretta, come dice Lupita:
“Io ho iniziato la missione camminando lungo questi viali durante il giorno, desiderando l’incontro. Se mi chiedevano – vuoi un caffè? – andavo. E così sono entrata nelle case”.
Suor Maria Rota, per 12 anni in Kenya, precisa: “Le persone ti aprono il cuore”. La condizione umana è di grande fatica a Enziteto: non si muore di fame, la povertà materiale non è insostenibile, ma di sicuro è forte il disagio. Missione è offrire sempre una spalla. E anche una casa dalle porte aperte: chiunque può suonare a qualsiasi ora del giorno e della notte dalle comboniane. Il cuore pulsante è la cucina calda, una sorta di pastorale del focolare.
“Lo Stato ha rinunciato ad esserci”. “Ci aspettano e se non andiamo per qualche giorno ci chiedono: cosa avete che non siete passate? La relazione è tutto: Dio comunica tramite la relazione. Anche se non parli di Gesù lui arriva lo stesso. Sono tutti tanto devoti a santa Rita e a san Pio: è una fede popolare questa”, spiega ancora suor Maria. Ma come è stato possibile scivolare dall’eccellenza dell’edilizia popolare degli anni Ottanta al degrado? L’impianto architettonico di Enziteto tradiva un’illusione ideologica: Arturo Cucciolla, architetto del Politecnico ne volle fare una cittadella di comunità, con servizi, negozi e facilità di incontro. Ha creato invece, suo malgrado, un aggregato fuori dal mondo. “Un territorio in cui lo Stato ha rinunciato ad esserci”, conferma il parroco. “Da circa un anno hanno riaperto il consultorio – dice –, la scuola elementare ha però una sola sezione e classi poco numerose, nonostante qui ci siano tanti bambini, ma i più benestanti li portano fuori e gli altri restano, senza mensa. La scuola di cinema è una bella realtà ma ovviamente da sola non può risolvere tutto”. Il riferimento è all’Accademia del Cinema dei ragazzi, presidio culturale aperto nel 2005. “Ripetiamo sempre gli stessi errori: già avevano costruito il quartiere povero di San Paolo e poi negli anni Ottanta hanno fatto quest’altro. Alle spalle della chiesa agli inizi degli anni 2000 sono arrivati i quartieri di residenza agevolata per le forze dell’ordine”. La separazione tra le persone anziché diminuire è aumentata.
Da Betlemme a Bari. “Questa parrocchia si chiama natività e infatti assomiglia proprio alla grotta di Betlemme, dove passano ogni tanto dei pastori e si sente forte la presenza del Signore”. A Bari Vecchia la parola Enziteto evoca ancora il bronx. Bisogna avere gli occhi dei piccoli per riuscire a guardare lontano: “I bambini non vedono solo il deserto ma già il giardino che sta nascendo; la speranza è questo: vedere ciò che sarà”, dice il parroco. “Quando è morto il figlio di un signore di qui, Michele, c’è stata una solidarietà che non è venuta da noi – ricorda suor Maria –. Era una famiglia in difficoltà, ci siamo detti: niente fiori, raccogliamo quello che possiamo”, e la solidarietà è andata oltre ogni aspettativa. La grande umanità delle persone aiuta; la grande esperienza ad gentes fa tutto il resto. Suor Rosa Maurantonio è stata missionaria in America Latina, Messico e Costa Rica e poi tre anni e mezzo a Ballarò. “Devi farti conoscere e creare fiducia – dice –. E poi cercare di sostenere il sogno di un cambiamento”. Don Gianni possiede lo spirito del pioniere. “Appena arrivato a Enziteto ho fatto visita ad una signora ammalata, di 91 anni: Teresa che ha l’alzheimer. Quando mi sono avvicinato a lei ho sentito una voce forte e distinta che diceva: Abbassati! Non capivo chi fosse… Ha ripetuto: Abbassati! E io mi sono abbassato. La vecchina a quel punto mi ha dato un bacio e le ho ridato un altro bacio sulla fronte. Ha detto: Che bello! Noi pensiamo che per arrivare a Dio dobbiamo salire, e invece è vero il contrario! Per arrivare a lui dobbiamo scendere”. La gente semplice fa il bene con il nulla.