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Presentazione del libro “I nostri occhi hanno visto. Voci e testimoni delle stragi nazifasciste 27-29 aprile 1945”
Luogo: Sala Rossini del Caffè Pedrocchi Padova
Inizia: venerdì 2 Ottobre 2026 18:00
Termina: venerdì 2 Ottobre 2026 20:00
Venerdì 2 ottobre alle 18 in Sala Rossini del Caffè Pedrocchi presentazione del libro I nostri occhi hanno visto. Voci e testimoni delle stragi nazifasciste 27-29 aprile 1945 di Daniela Borgato e Nicoletta Masetto, illustrazioni di Irene Carbone.
Parleranno anche alcuni degli ultimi testimoni. Sarà presente anche Sergio Dini, magistrato, già Procuratore militare,
Conduce l’incontro Stefania Mastellaro, letture di Giorgia Breda.
Un armadio, centinaia di faldoni, cinquant’anni di silenzio. Poi, nel 1994, quelle carte arrivarono sulla scrivania del magistrato. Erano i documenti dell’Armadio della vergogna: 695 fascicoli rimasti per decenni nascosti a Roma, 90 dei quali trasmessi a Padova. Dentro c’erano nomi, vittime, testimonianze e indagini mai arrivate a compimento. E il difficile compito di ricostruire, mezzo secolo dopo, alcune delle stragi nazifasciste del Nord-Est.
Dini, magistrato e per vent’anni pubblico ministero presso il Tribunale militare di Padova, racconta nel libro l’impatto con quelle carte. «Quando da Roma cominciarono ad affluire i fascicoli di indagine, le mie sensazioni furono di crescente sconcerto», scrive. Una frase che restituisce la dimensione di ciò che si trovò davanti: la quantità degli episodi, il tempo trascorso, ma anche la presenza di documenti che potevano finalmente riaprire indagini rimaste ferme per decenni.
Tra i fascicoli quelli relativi a Pedescala, nel Vicentino, e Torlano di Nimis, in Friuli Venezia Giulia. Nel territorio padovano le indagini riguardarono Santa Giustina in Colle e la strage di Castello di Godego-La Cacciatora, con gli episodi di San Giorgio in Bosco, Sant’Anna Morosina, Abbazia Pisani e San Martino di Lupari, Saonara. Che cosa significava indagare e cercare responsabilità a cinquant’anni dai fatti? Quali erano le difficoltà di ricostruire una vicenda giudiziaria quando testimoni, responsabili e prove erano ormai lontani nel tempo? E quale senso poteva avere, dopo mezzo secolo, affidare ancora alla giustizia quelle storie?
Sono alcune delle domande che attraversano il racconto di Dini nel libro e che saranno al centro del suo intervento al Pedrocchi. Una voce che aggiungerà, alla memoria dei testimoni e alla ricostruzione delle autrici, il punto di vista di chi, quelle carte, le ha avute davanti e ha dovuto trasformarle in un lavoro di indagine. È anche per questo che Dini è uno dei protagonisti del volume. Irene Carbone lo rappresenta in alcune delle sue illustrazioni, realizzate interamente a mano, per rendere comprensibile anche ai ragazzi che cosa significhi il lavoro della giustizia quando arriva dopo decenni: cercare le prove, ricostruire i fatti, confrontarsi con il tempo trascorso e con tutte le difficoltà che questo comporta.
I nostri occhi hanno visto nasce prima di tutto dall’ascolto. Nicoletta Masetto e Daniela Borgato hanno incontrato gli ultimi testimoni delle stragi nazifasciste dell’Alta Padovana, raccogliendo nel tempo voci, ricordi e silenzi. Persone che allora erano bambini, donne e uomini che hanno visto la guerra arrivare nelle loro case e nei loro paesi. Alcuni hanno parlato per la prima volta dopo decenni.
Le autrici hanno intrecciato le testimonianze dirette con la ricostruzione storica e con storie ispirate a vicende realmente accadute. Al centro ci sono le comunità di Santa Giustina in Colle, San Giorgio in Bosco, Villa del Conte e San Martino di Lupari, fino all’eccidio di Castello di Godego del 29 aprile 1945. Un lavoro di ricerca e, soprattutto, di restituzione: alle famiglie, ai paesi, a una memoria che spesso non compare nei documenti ufficiali ma che è rimasta custodita nelle parole di chi c’era. Pensato per i ragazzi (è stato donato dai Comuni agli alunni delle scuole), ma non soltanto per loro, il libro mette così in dialogo la memoria di chi ha visto, la ricerca di chi ha ascoltato e ricostruito e il lavoro della giustizia chiamata, cinquant’anni dopo, a confrontarsi con quelle storie.
L’incontro è aperto al pubblico. Saranno presenti anche i rappresentanti dei Comuni che hanno creduto nel progetto e ne hanno sostenuto la realizzazione e la restituzione alle comunità.