Idee
Di fronte ad uno stile di vita “atipico”, quando non si presenta un quadro di abuso, violenza o illegalità, per tutelare il benessere dei figli minori sarebbe preferibile non allontanarli dalla famiglia, ma accompagnare e sostenere i genitori con strumenti adeguati per metterli nelle condizioni di poter accudire i bambini nel miglior modo possibile. È questa, in estrema sintesi, la posizione espressa in questa intervista al Sir da Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta specializzato in neurosviluppo, docente alla Pontificia Università Gregoriana, consulente di parte della difesa di Nathan e Catherine Travaillon. In attesa della perizia psicologica disposta dal Tribunale dei minorenni de L’Aquila sulla coppia, affidata alla psichiatra Simona Ceccoli – il cui avvio, inizialmente fissato per il 23 gennaio potrebbe slittare a fine mese – con 120 giorni di tempo per il deposito, Cantelmi fa il punto della situazione, mentre da oltre due mesi i tre figli dei Travaillon si trovano in una casa-famiglia a Vasto.
Professor Cantelmi, lei ha parlato fin dall’inizio di un approccio istituzionale troppo rigido. Che cosa si sarebbe dovuto fare e non è stato fatto?
E’ una storia che ci costringe a riflettere: in assenza di violenza, abuso e illegalità, in un contesto familiare affettuoso e non conflittuale, il prelievo dei bambini e la loro eradicazione non è forse un provvedimento potenzialmente devastante?
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In casi come questo sarebbe stato più opportuno accompagnare l’intera famiglia attraverso un’opera di mediazione.
E se il tentativo di alleanza è fallito, siamo certi che sia per colpa dei genitori, o non sarebbe più giusto chiedersi se i servizi abbiano messo in campo le giuste competenze?
La costruzione di un’alleanza richiede fiducia. La madre è stata definita “rigida e non collaborativa”. Quanto può avere influito su di lei il trauma dell’allontanamento dei figli?
Catherine è una madre sofferente e molto provata, ha bisogno di comprensione e di sostegno. Nonostante questo, ha compreso l’importanza di garantire ai figli una migliore istruzione e si è mostrata collaborativa con la maestra. Ha accettato di far completare il ciclo vaccinale ai figli. Tutto ciò è stato possibile perché è stata supportata. Questo dimostra che se i servizi avessero messo in campo le giuste competenze, non si sarebbe mai arrivati a scelte così dolorose.
Dal punto di vista psicologico, quali effetti può avere l’allontanamento dei bambini dai genitori in assenza di abuso o violenza? Che cosa può scattare nella loro mente?
Fin dall’inizio ho evidenziato la potenzialità traumatica della sottrazione di figure genitoriali buone e affettuose, così come l’insensatezza dei limiti imposti al padre (solo due ore settimanali per vedere i figli!). Ripeto: né il padre né la madre hanno commesso reati di alcun genere. Il sistema si è mostrato inutilmente rigido.
E che può accadere nella mente di un bimbo di 6 o di 8 anni, se non l’insorgere di pensieri orribili e paure mostruose?
Come si può evitare che i bambini interiorizzino narrazioni distorte (“ho fatto qualcosa di sbagliato”, “i miei genitori sono cattivi”, “la società è ostile”)?
Gli esiti di un trauma si manifestano nel tempo. Tuttavia,
ricostruire il nucleo familiare è la migliore medicina per attenuarne gli effetti.
La perizia del 23 gennaio sarà decisiva: quali aspetti ritiene prioritari?
La perizia dovrebbe iniziare il 23 gennaio, ma purtroppo gli accertamenti tecnici richiedono tempo. Sono previsti 120 giorni per consegnarla. Sono tempi che non si accordano con i bisogni dei bimbi. Faccio mio l’appello del Garante nazionale per l’infanzia Marina Terragni perché il tempo del dolore non si prolunghi.
Lei non ritiene che lo stile di vita di questi genitori sia pregiudizievole per i figli?
Onestamente, non più di tanti stili di vita di noi genitori borghesi.
Qual è, allora, il percorso più realistico e meno traumatico verso una riunificazione familiare che rispetti sia il benessere e i bisogni dei bambini, sia i valori e lo stile di vita dei genitori?
La famiglia ha accettato di migliorare l’istruzione parentale dei figli, completare i cicli vaccinali, favorire la socializzazione dei bimbi. E’ disponibile una casa adeguata e confortevole. Tutti i rilievi fatti nell’ordinanza di prelievo dei bimbi sembrano soddisfatti. Quattro specialisti di un’associazione scientifica indipendente hanno inoltre consegnato una consulenza che dimostra la validità dello stile di vita neo-rurale: no allo spreco, al lusso, al “dio denaro”; sì alla natura, alla sobrietà, all’essenzialità. Infine, la coppia genitoriale è unita e non conflittuale e le relazioni genitori-figli sono affettuose e significative.
Gli ostacoli ad una riunificazione sembrano quindi superati?
Rimane la perizia, senza la quale dubito si abbia il coraggio di cambiare. Però siamo ad una svolta: mi sembra di percepire che tutti gli attori convolti vogliano sinceramente trovare il giusto equilibrio.
Sono certo che alla fine prevarrà il buon senso. E il dolore di oggi potrà essere cancellato.