Al convegno di Padova è emerso che sono 39 i casi nel Nordest, di cui nove in Veneto, ma manca un Registro nazionale. Centrale è una rete stabile per interventi tempestivi
Orfani di femminicidio: sono 39 i casi presi in carico nel Nordest, di cui nove in Veneto, ma manca ancora un Registro nazionale che consenta dati certi e interventi tempestivi. È uno degli aspetti emersi, lo scorso 28 marzo, durante un convegno organizzato dall’Ordine delle psicologhe e degli psicologi del Veneto, in collaborazione con l’Ordine degli assistenti sociali del Veneto, e che si è svolto all’auditorium Pontello presso la Fondazione Oic. «Troppo spesso il femminicidio viene letto come una vicenda che si chiude con un partner ucciso e l’altro in carcere – sostiene Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine degli psicologi – Ci sono altre vittime, spesso invisibili: i figli e le figlie, che restano soli dentro una condizione profondamente dura e in una situazione sociale e psicologica destabilizzante. Le buone prassi, sul piano professionale e scientifico, sono ancora limitate e poco note. Eppure è necessario continuare a parlarne, perché la violenza lascia conseguenze profonde e durature su chi sopravvive». Dalla Commissione parlamentare arrivano 15 proposte, tra cui un accesso semplificato ai fondi, supporto psicologico esteso, formazione specifica, difensore d’ufficio, collocamento in contesti familiari adeguati e creazione del registro. Tra i progetti, “Orphans of Femicide – vittime invisibili” che dal 2022 ha attivato percorsi personalizzati per orfani dai zero ai 21 anni: psicoterapia, sostegno, consulenze legali e lavoro integrato con servizi, scuola e tribunali. Fondamentale l’approccio in equipe e l’intervento precoce per prevenire il lutto traumatico infantile. Le leggi recenti hanno rafforzato le tutele, ma resta decisiva una rete stabile che accompagni nel tempo, trasformando l’emergenza in cura e futuro.