Chiesa
«Sto dedicando tutto me stesso per accogliere il dono che Dio, attraverso la Chiesa, mi farà quella notte. Penso che una volta diventato cristiano sentirò come una mano che non mi lascerà mai più». Fa riferimento alla notte di Pasqua Florind Hoxhaj, in cui riceve nella Cattedrale di Padova – insieme ad altri undici catecumeni – i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Classe 1987, è nato in Albania nella cittadina di Fier, situata nella parte sud-occidentale del Paese, non lontano da Valona. In quella terra «io e la mia famiglia non abbiamo fatto parte di nessuna religione, eravamo musulmani di facciata, atei, conseguenza della storia di quelle zone».
A 15 anni si sposta in Italia con i suoi genitori, ad Arzignano, nel Vicentino. É nel nostro Paese che muove i primi passi verso la Chiesa: «Il mio desiderio di diventare cristiano – racconta – è cresciuto in modo graduale attraverso tanti segni e incontri». Tra questi ricorda che da adolescente ha avuto degli amici che lo invitavano a casa loro, a Natale e Pasqua. «Mi colpiva l’accoglienza che mi riservavano i loro genitori, vivendo la religione in modo autentico».
Florind, praticando sport, incontra altri cristiani: «Tra i 18 e i 22 anni ho giocato in una squadra locale di calcetto. La maggioranza dei giocatori erano brasiliani ed erano molto credenti: prima della partita pregavano, a ogni goal chi aveva segnato si faceva il segno della croce e in panchina altri ringraziavano Dio con le braccia rivolte al cielo. Ed erano giovani molto corretti, seri. Con il tempo mi sono accorto che anch’essi hanno contribuito ad avvicinarmi alla fede».
Nel 2008 si trasferisce a Padova per studiare economia internazionale: «In quel periodo, con alcune difficoltà nello studio che mi facevano dire “non ce la faccio”, ho percepito in più occasioni qualcosa che mi ha aiutato, sostenuto. Anche successivamente, quando ho vissuto alcune problematiche, ho colto dentro di me una forza oltre a quella che potevo avere io». Nel 2015 l’incontro con la giovane che diventerà sua moglie, Aline, di origini brasiliane, cristiana cattolica (si sono sposati il 3 maggio 2025 in Brasile): «Aline è molto credente. Invocava spesso l’aiuto di Dio o di Maria: “aiutaci”, “proteggici” diceva in situazioni particolari come prima di un viaggio. Quelle sue invocazioni, che anch’io ho iniziato a ripetere silenziosamente, hanno scavato dentro di me qualcosa di prezioso: hanno contribuito a cambiarmi, a modificare il mio sguardo sulla vita. Con Aline ho imparato a pregare e stando con lei ho percepito ancora più nitidamente che Dio esiste, che guida i nostri passi».
La mamma di Aline, Katya, è la madrina di Florind la notte di Pasqua: «Per me è una persona importante, mi vuole molto bene. Ricordo quando i primi anni, salutandomi mi faceva tre volte il segno della croce sulla fronte e sul petto. Questo gesto mi dava una grande speranza; percepivo che il messaggio fosse :“Ti lascio nelle mani di Dio, finché non ritorni nuovamente qui a casa mia, in Brasile”. Sono stati altri segni che mi hanno condotto a credere».
A seguire Florind nella catechesi propedeutica al battesimo, cresima ed eucaristia, da novembre 2024 è Enrica Moro. I due hanno approfondito diversi aspetti: il Vangelo di Marco, il libro dell’Esodo, i sacramenti e i comandamenti. «Essere a fianco di Florind in questo cammino mi fa tanto bene – racconta la catechista – mi colpisce la sua voglia di conoscere e seguire il Signore. È una gioia stare con lui, accompagnarlo. So che parla molto con gli amici di quelli che sono i contenuti dei nostri incontri e questo mi fa tanto piacere. Florind è un grande testimone». E il catecumeno dal canto suo non lesina apprezzamenti: «Enrica è stata ed è di grande aiuto, siamo cresciuti insieme. La pazienza che ha avuto nei miei confronti, mi ha portato ogni giorno a rafforzare la mia fede e a vedere le cose da un’altra prospettiva».
Oggi Florind vive con sua moglie nel quartiere della Sacra Famiglia a Padova e lavora nel suo negozio a Venezia, dove vende il vetro di Murano. Dopo aver vissuto i vari passaggi del catecumenato attende con «l’emozione di un bambino», la “madre di tutte le veglie”.