Fatti
Fragilità del post pandemia. Il ruolo sociale del pensionato
Tante le necessità. Dal welfare alla sanità, sotto la lente d’ingrandimento tutte le tematiche fondamentali per una buona qualità di vita
FattiTante le necessità. Dal welfare alla sanità, sotto la lente d’ingrandimento tutte le tematiche fondamentali per una buona qualità di vita
Quale sarà il ruolo sociale dei pensionati e quali le loro necessità dopo la pandemia? Per rispondere a queste domande, il Cupla del Veneto (Comitato unitario dei pensionati del lavoro autonomo) ha voluto mettere a confronto autorevoli relatori, nei campi della medicina, della sociologia e dell’amministrazione pubblica. Nella Sala Falcone e Borsellino di Limena, si sono confrontati l’assessore alla Sanità della Regione Veneto Manuela Lanzarin, il presidente dell’Ordine dei medici Domenico Crisarà, il sociologo Silvio Scanagatta, il rappresentante dell’Anci Massimo Cavazzana e il Coordinatore nazionale di Cupla Gian Lauro Rossi. Ad aprire l’incontro, coordinato dalla giornalista Micaela Faggiani, è stato il coordinatore di Cupla Veneto Raffaele Zordanazzo, che ha tracciato un quadro della situazione attuale dei pensionati nella nostra regione: «Negli ultimi difficili mesi, gli anziani hanno subito in modo drammatico le ripercussioni dell’emergenza sanitaria. I problemi, dovuti all’isolamento, si sono aggiunti a problemi già da molti anni noti – ha spiegato – Temi che riguardano, non solo gli anziani, ma l’intera società, visto il pesante impatto delle dinamiche demografiche, registrate negli ultimi anni e che non si arresteranno certamente nel futuro. Lo dicono i dati. L’invecchiamento demografico in Europa e, in particolare in Italia, porterà a un aumento del tasso di persone anziane, rispetto a quella che si considera la popolazione attiva. Nel 2060, si prospettano due persone attive per ogni anziano. Oggi, gli over 65 in Veneto sono il 23 per cento della popolazione e questo tasso è destinato a crescere nei prossimi anni. L’indice di vecchiaia è già del 172 per cento in Veneto e arriverà al 282 per cento nel 2050». Numeri significativi, davanti ai quali la Regione Veneto ha individuato delle strategie riassunte dall’assessore regionale Manuela Lanzarin: «La pandemia è stata uno spartiacque – ha sottolineato – abbiamo capito quanto l’aspetto sociale e relazionale sia importante, soprattutto quando parliamo di anziani, che vanno mantenuti attivi, attraverso la promozione di sani e corretti stili di vita. Per questo vanno creati percorsi specifici che mettano insieme quello che c’è: dagli interventi residenziali all’abitare leggero, il social housing, in una cornice sistemica che permetta di creare dei percorsi specifici e dei progetti personalizzati. L’altro anello che abbiamo compreso in questa filiera è la medicina territoriale e di prossimità. Abbiamo poi imparato a conoscere la telemedicina. Accanto a questo, serve un grande lavoro di alfabetizzazione digitale, perché oggi questi strumenti sono imprescindibili».
E in tema di telemedicina è intervenuto anche il presidente dell’Ordine dei medici di Padova Domenico Crisarà: «Su questo fronte, siamo abbastanza avanti: possiamo avere prestazioni di primo livello, dalle ecografie agli elettrocardiogrammi, al monitoraggio dei pazienti fragili a casa, direttamente nello studio del medico di medicina generale che a sua volta è in collegamento con l’ospedale e con i servizi territoriali. A Padova è stata fatta un’importante sperimentazione su undici medicine di gruppo integrate che hanno utilizzato questi strumenti di primo livello, dall’ecografo al laboratorio di analisi, tutto a disposizione del medico, attraverso internet. Si può così fare una serie di esami a domicilio, senza spostare la persona e soprattutto senza impegnare anche la famiglia in questo spostamento, oltre al fatto che il medico ha un immediato riscontro e quindi può indirizzare la persona al servizio di cui ha bisogno, senza passaggi intermedi». Urgente discutere anche della situazione delle Rsa e delle prospettive per il futuro: «Se prima pensavamo di espandere le Rsa – ha spiegato Massimo Cavazzana, sindaco di Tribano e componente di Anci Veneto – oggi il nostro obiettivo è farle ripartire e mettere in pratica politiche che siano gestibili nel tempo. Dobbiamo studiare dei modelli che per i nostri comuni rispondano alle esigenze di crescita forte del numero di anziani, attraverso strumenti più efficienti ed efficaci, con meno costi, per dare la possibilità ai nostri anziani di vivere a lungo e bene». Vivere bene significa anche poter svolgere un lavoro, ad esempio. Lo ha spiegato il sociologo Silvio Scanagatta: «Lo stereotipo dell’anziano che con il pensionamento ha finito di avere un ruolo sociale va cambiato, perché ci sono anziani che hanno bisogno e vanno aiutati, ma ci sono anziani che sono ancora in grado di erogare lavoro, di produrre risorse, di creare ricchezza vera, anche se non contabilizzata». Riguardo alle tante questioni aperte sugli anziani, il coordinatore nazionale del Cupla Gian Lauro Rossi ha lanciato un appello al presidente Draghi: «Abbiamo chiesto di aprire un tavolo di confronto con le nostre associazioni, Cgil, Cisl e Uil per parlare della condizione degli anziani in Italia, un tavolo che ci permetta di presentare istanze che meritano considerazione. Bisogna tutelare il potere di acquisto delle pensioni, anche davanti agli aumenti e all’inflazione. Il Cupla sta chiedendo che si tenga conto di questi aspetti nella prossima legge di bilancio». «Da questo convegno – precisa Zordanazzo – vogliamo far arrivare un messaggio chiaro alle istituzioni: la voce degli anziani va ascoltata, perché i problemi della terza età non riguardano solo gli over 65, ma sono questioni che devono stare a cuore a tutti. Gli anziani non possono essere marginalizzati e impoveriti. Devono, anzi, essere valorizzati in sintonia con una logica di invecchiamento attivo che le nostre associazioni stanno promuovendo con grande decisione».
il convegno regionale di Cupla Veneto. A confronto l’Assessore regionale alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin, il presidente dell’Ordine dei medici di Padova Domenico Crisarà, il sociologo Silvio Scanagatta, il rappresentante dell’Associazione nazionale dei comuni italiani Massimo Cavazzana e il coordinatore nazionale di Cupla Gian Lauro Rossi. Al centro dell’attenzione si è posta la condizione degli anziani e dei pensionati in questa fase interlocutoria della pandemia da Covid-19 iniziata quasi due anni fa
Il Cupla, il Comitato unitario dei pensionati del lavoro autonomo è composto da otto associazioni nazionali dei pensionati (Anap Confartigianato, Associazione Pensionati Cia, 50 &Più-Confcommercio, Cna Pensionati, Federpensionati Coldiretti, Fipac-Confesercenti, Fnpa Casartigiani, Anpa Pensionati Confagricoltura). Il Cupla, che rappresenta oltre 5 milioni di pensionati del mondo del lavoro autonomo in Italia, si propone di promuovere nei confronti del mondo politico e delle istituzioni italiane ed europee gli interessi e le istanze dei pensionati e degli anziani attivando gli strumenti idonei e adottando ogni iniziativa affinché venga riconosciuto il loro ruolo attivo nella società, venga data risposta alle loro aspettative e ai loro bisogni sociali e sanitari, vengano tutelati i loro redditi e il potere di acquisto delle loro pensioni. Il Cupla è presente a livello nazionale, regionale e provinciale.
È la richiesta rivolta da Cupla al presidente del Consiglio Draghi in questa fase di ripresa: «Bisogna tutelare il potere di acquisto delle pensioni» ha detto a Limena il coordinatore nazionale Gian Lauro Rossi
Silvia Bedulli