Chiesa
Le celebrazioni nell’800° anniversario del transito di san Francesco d’Assisi si susseguono accompagnate dalla memoria che parla con autorevolezza di quell’uomo. La figura del santo patrono d’Italia viene riproposta nella sua interezza, in tutta la bellezza spirituale, nell’appassionato annuncio del Vangelo, nell’ amore per i poveri, nel canto per il creato, nella sua ricerca della pace. Anche nel linguaggio laico i suoi passi appaiono come segni di una presenza umile e rivoluzionaria nella storia.
C’è, in questo ampio contesto, un tema che merita più attenzione ed è l’incontro di Francesco nel 1219 con il Sultano d’Egitto, al Malik al-Kamil. Un incontro che, dopo otto secoli, continua a interrogare: quale era lo spirito che ha accompagnato il santo d’Assisi? Cosa dice quel trovarsi faccia a faccia in un tempo di diffidenza reciproca?
Fra Michael Calabria, membro della commissione speciale francescana per il dialogo con l’Islam, invita a riconoscere una traccia dell’incontro con il Sultano in un testo scritto da Francesco al termine della vita, le Lodi di Dio Altissimo nelle quali chiama Dio con vari nomi e attributi. Alcuni studiosi francescani hanno voluto vedere in questo testo un’eco della preghiera islamica dei 99 bellissimi nomi di Allah, gli attributi divini che i musulmani trovano nel Corano e che ripetono con devozione. “Tanti degli attributi citati nella preghiera di San Francesco – commenta fra Michael Calabria, sono gli stessi che appartengono alla tradizione islamica. Che si tratti di un “caso”, che ciò dimostri la vicinanza intrinseca fra la spiritualità islamica e quella cristiana o che si possa ipotizzare che Francesco sia stato ispirato dalla preghiera ascoltata durante il tempo trascorso in Egitto, oggi abbiamo un testo di lode che avvicina in modo particolare le comunità cristiane e musulmane”. L’ “infintamente piccolo” di Franceso e del Sultano si trovano insieme nel dialogo con il “Dio altissimo”.
Tra le molte testimonianze di questo dialogo si inseriva quella dei sette monaci martirizzati nel 1996 a Tibhirine in Algeria.
Il 27 ottobre 1986, Papa Giovanni Paolo II aveva convocato 70 rappresentanti delle principali religioni mondiali, tra le quale l’islam e con questo gesto aveva inaugurato “lo spirito di Assisi” nel quale si esprimeva il comune impegno delle religioni per la di pace, la giustizia e il perdono. Sergio Zavoli lo chiamerà “un patto semplice e rivoluzionario”.
Sarà papa Francesco a riprendere nel 2019 questo messaggio con l’incontro di Abu Daby dove firmò con Il Grande Imam Al-Azher al – Tayyeb il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”.
Sono passi che hanno espresso e ancor oggi esprimono su strade diverse ma non separate la passione per la ricerca della verità senza la quale nessuna pace è possibile.