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In un tempo in cui la scienza e la tecnologia avanzano più velocemente delle nostre certezze, torna a Padova uno degli appuntamenti più significativi per orientarsi dentro il cambiamento. Dall’8 al 10 maggio si tiene la quattordicesima edizione del Galileo Festival della Scienza e Innovazione: tre giorni di incontri, dibattiti e confronti tra ricercatori, imprese, istituzioni e cittadini.
Non è solo una rassegna divulgativa. È, piuttosto, un luogo di attraversamento: uno spazio in cui si provano a mettere in comune domande, timori e possibilità. Perché le trasformazioni in atto — dall’intelligenza artificiale all’editing genetico, dalla transizione energetica alle nuove tecnologie militari — non sono neutre, e soprattutto non sono rassicuranti. L’AI è ormai capace di generare linguaggio con una qualità sorprendente e interroga direttamente il lavoro umano; le biotecnologie aprono le porte dell’“officina della vita”; il cambiamento climatico resta una questione aperta e urgente; e la guerra, tornata al centro dello scenario globale, è sempre più tecnologica.
In questo contesto, il Galileo Festival si propone come piattaforma di dialogo nazionale tra università, centri di ricerca, imprese e amministrazioni. Un laboratorio aperto in cui la conoscenza diventa condizione per una cittadinanza consapevole.
Il programma — consultabile su www.galileofestival.it — si snoda soprattutto nelle giornate di venerdì 8 e sabato 9 maggio, tra diversi luoghi della città, con ospiti di primo piano del panorama scientifico e culturale. Tra questi il filosofo Umberto Galimberti, l’ingegnera aerospaziale Amalia Ercoli Finzi e studiosi come Nello Cristianini e Roberto Battiston. I temi spaziano dalla space economy alle life sciences, dall’energia alle tecnologie digitali, fino alle sfide ambientali e marine.
«Il Festival Galileo affronta temi cruciali per garantire lo sviluppo, la sicurezza e il benessere della nostra vita ma anche la crescita economica del nostro paese. La chiave è nella scienza e nella tecnologia nelle quali abbiamo scienziati e tecnologi in grado di garantire con le loro capacità il nostro futuro», sottolinea Giovanni Caprara, direttore scientifico del Festival.
Sulla stessa linea l’assessora Margherita Cera, che definisce il Festival «un’officina di idee, il cuore pulsante del dialogo tra scienza, impresa e società dove il futuro smette di essere un’incognita e diventa un progetto condiviso».
Un aspetto centrale è proprio quello della contaminazione tra ambiti diversi. «In un tempo in cui la complessità cresce più velocemente delle risposte, il Galileo Festival costruisce un luogo prezioso: uno spazio in cui la scienza diventa linguaggio comune tra discipline e tra persone», osserva Fabrizio Dughiero.
A chiudere la manifestazione, domenica 10 maggio al Teatro Verdi, sarà la ventesima edizione del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica, uno dei più importanti riconoscimenti italiani nel settore, che da quest’anno entra stabilmente nel calendario del Festival. Interverrà Francesco Profumo, presidente della giuria scientifica, insieme agli autori finalisti.
In concorso cinque libri che raccontano, ciascuno da una prospettiva diversa, il rapporto tra conoscenza e società: Energia di Roberto Battiston, Sovrumano di Nello Cristianini, La coda di Straub di Stefano Massarelli, #Malati di Cinzia Pozzi e L’intelligenza creata di Alfio Quarteroni.
In fondo, è proprio questo il punto: in una fase storica in cui la scienza incide su ogni aspetto della vita collettiva, non basta subirla o celebrarla. Serve capirla, discuterla, attraversarla. Anche per questo il Galileo Festival non è solo un evento, ma un esercizio di cittadinanza.