Idee
Cosa pensano gli adolescenti e le adolescenti della democrazia? Che idea ne hanno? La ritengono adeguata ai tempi correnti e come la sperimentano nella quotidianità dei rapporti in famiglia, tra amici e amiche, a scuola e nelle comunità locali? Infine, quanto questi orientamenti sono lontani da quelli degli adulti?
Sono alcune delle domande guida che hanno sostenuto la ricerca “Adolescenti e sentimenti democratici” svolta a cavallo tra settembre e ottobre scorsi su due campioni, entrambi statisticamente rappresentativi della loro popolazione: il primo formato da 1.600 studenti (tra i 14 e i 19 anni) di tutte le Scuole superiori e dei Centri di formazione professionale di un ambito territoriale del Veneto; il secondo di mille persone adulte residenti nella stessa area. (Si tratta dell’Ambito sociale territoriale Ven-05 di Bassano del Grappa e dell’Altopiano dei Sette Comuni. La ricerca è stata promossa dall’Associazione 26 settembre 1944 – Vittorio Andolfato, nata per mantenere viva la memoria del rastrellamento e dell’eccidio del Grappa durante la Resistenza al nazifascismo).
I risultati ottenuti sul campo sono controcorrente e parlano di una “generazione” di adolescenti attenta e consapevole, niente affatto estranea e lontana dalle proprie radici territoriali e informata sui temi di attualità e della politica.
Così, la democrazia e le regole democratiche sono lo sfondo dato per certo della quotidianità, in cui sviluppare la propria originalità e i propri interessi. Un contesto sicuramente non senza debolezze e storture, riconducibili soprattutto: alla farraginosità e alla lentezza delle decisioni sul cambiamento; alla crisi del ruolo di intermediazione svolto dai partiti; al fragile mandato fiduciario dato alle istituzioni sempre sotto osservazione, ma niente affatto ritenute superflue. Così come niente affatto superflui sono considerati i partiti. La democrazia è la “casa” in cui si vive, si vuole vivere e si vuole “imparare” a vivere per la grandissima parte degli e delle adolescenti. Le parole a cui fanno ricorso per descriverla sono nella grandissima parte di orientamento positivo e rimandano al concetto di collettività (popolo), al concetto di libertà di voto, di opinione, di pensiero, a quello di uguaglianza e di diritti.
Al contempo la ricerca mostra la forza dei legami comunitari locali e la forza della coesione sociale: l’85 per cento degli adolescenti partecipa ad attività associative extrascolastiche, specialmente quelle sportive, ma non solo. Inoltre, emerge una forte propensione sociale – che coinvolge il 61 per cento degli adolescenti (proprio come accade tra gli adulti) – a svolgere attività gratuite rivolte alla comunità e ai cittadini più fragili: nelle sagre, nei gruppi di aiuto promossi dalla parrocchia, nelle associazioni di volontariato, nei gruppi a più svariato orientamento tematico.
Questa presenza di tensioni positive verso la democrazia e la sostenuta inclusione sociale si accompagnano a un rinnovato interesse verso le questioni politiche. I livelli di partecipazione politica invisibile (informarsi, parlare, discutere) e visibile (partecipare e impegnarsi) sono da ritenersi rilevanti in una fase del corso di vita com’è quella adolescenziale. Il 57 per cento dei ragazzi e delle ragazze si informa regolarmente di temi politici (contro l’81 per cento degli adulti), il 45 per cento ne parla quasi ogni giorno (per gli adulti la percentuale è del il 57), il 10 per cento partecipa direttamente (il 17 per cento degli adulti), sia online che offline, a mobilitazioni e a eventi di profilo politico, il 3 per cento si considera un attivista (il 6 per cento negli adulti). Questi interessi e intrecci si traducono in specifiche richieste, alcune inattese o comunque non presenti nella narrazione prevalente sugli adolescenti.
L’attenzione dei giovanissimi alla sostenibilità economica dello sviluppo si accompagna a una visione del proprio futuro lontano dalle proprie radici. Se, come sempre emerge, la gran parte degli e delle adolescenti (68 per cento) sente molto forte il senso di appartenenza alla propria comunità e al proprio Paese, ben il 44 per cento pensa di spostarsi all’estero dopo gli studi. Soprattutto i più informati e i più impegnati nella comunità locale.
In questo affresco popolato quindi anche da forti ambivalenze emerge un tema che risulta più divisivo di altri. Si tratta della dimensione di genere. Gli orientamenti dei ragazzi e delle ragazze si dividono nettamente sugli stereotipi, sulla parità e soprattutto sulla violenza di genere. In quest’ultimo caso ben un ragazzo su quattro (25 per cento) è molto oppure abbastanza d’accordo nel ritenere che, nei casi di maltrattamento della donna da parte di un uomo, ci sia un concorso di colpa della donna nel provocarlo. Tra le ragazze è “solo” il 2 per cento a pensarlo. Quest’ultima criticità si accompagna ad altre che vanno accolte come specifiche richieste di poter e saper vivere al meglio la propria quotidianità all’interno di una cornice “democratica”. E i ragazzi e le ragazze sono i primi a esserne consapevoli e a richiederlo. Basti per tutti rilevare che ben il 93 per cento degli e delle intervistate pensa che sia necessario che a scuola si impari e si insegni anche a dialogare e a “litigare bene”, senza arrabbiarsi e portare rancore. Una chiamata a modelli positivi che indica una distanza della sensibilità giovanile dalle polarizzazioni che dominano il dibattito pubblico.
Nell’indicare al governo del Paese le priorità sociali, ambientali e politiche da seguire, emerge una rilevante componente attenta alla dimensione del benessere economico. In testa alle priorità si posiziona infatti il contrasto all’aumento del “costo della vita” (45 per cento), obiettivo molto meno presente tra gli adulti (19 per cento) preoccupati prevalentemente del miglioramento della sanità (50 per cento). In secondo piano si posizionano obiettivi considerati divisivi come i flussi migratori (17 per cento tra gli adolescenti contro il 13 per cento tra gli adulti) o, in particolare, l’emergenza climatica (9 per cento contro il 24 per cento) considerate dalla maggioranza degli adolescenti, con inaspettato e sostenuto ottimismo, contrastabili dal progresso scientifico e tecnologico.

La ricerca sui “sentimenti democratici” degli adolescenti è nata dalla necessità di andare oltre gli stereotipi che circolano sul rapporto delle giovani generazioni con la democrazia e la politica. Il 73 per cento degli adolescenti ritiene il voto importante e il 46 per cento considera la democrazia sempre preferibile a regimi autoritari, anche se il 20 per cento ammette che in emergenze potrebbe servire un “uomo forte”. Le principali criticità riguardano la lentezza decisionale e soprattutto lo scarso impegno e l’individualismo diffuso dei cittadini, più che le istituzioni stesse. I partiti sono ritenuti indispensabili ma godono della più bassa fiducia tra le istituzioni. Sorprendentemente, il 54 per cento degli studenti si oppone al voto ai sedicenni, temendo l’eccessiva influenzabilità dei coetanei da parte degli adulti e dei social media.