Idee
Giorgio Napolitano. Affidabile uomo di politica
King George: così si diceva negli anni, in particolare gli ultimi, della presidenza di Giorgio Napolitano.
IdeeKing George: così si diceva negli anni, in particolare gli ultimi, della presidenza di Giorgio Napolitano.
E di fatto le sue esequie, tra Senato e Camera, le prime in forma laica così solenne, tale da indicare una sorta di modello, lo confermano. Confermano Giorgio Napolitano grande professionista della politica, nel senso alto del termine, troppo spesso dileggiato. Ma la politica ha necessariamente bisogno di professionisti adeguati, tanto nella preparazione che nel tratto. Due cose che Napolitano sviluppa nella lunga militanza nel partito comunista italiano. Disciplinato esponente del Pci è Giorgio Napolitano, fino alla dissoluzione del partito e nel suo rilancio nel Pds e poi nei Ds e nel Pd. Del partito comunista, nel rapporto indissolubile con Mosca, Napolitano gioca la linea del rapporto con gli altri partiti della sinistra in Italia ed esplora il sistema delle relazioni europee e atlantiche, con le Comunità e l’Unione Europea e gli Stati Uniti. Non un leader, ma un esponente di primo piano, noto per la sua affidabilità. Di qui una militanza parlamentare di lungo corso, in Italia e poi anche in Europa, e poi le cariche istituzionali, la presidenza della Camera, che eredita di fatto da Nilde Jotti, non senza dispetto di quest’ultima, il ministero dell’Interno, primo della tradizione comunista e la presidenza della Repubblica, vincendo la concorrenza coperta di Massimo D’Alema: ma si sa che mai un leader politico è salito sul Colle più alto. Dal quale Napolitano ha gestito fasi di omogeneità con la maggioranza di centro-sinistra e di coabitazione con quelle di centro-destra. Con le prime con un atteggiamento didattico, con le seconde con un gioco di fioretto. Cercando anche, senza peraltro successo, di chiudere alcuni contenziosi strutturali che provenivano dal gorgo di Tangentopoli, in particolare quello tra politica e magistratura o il capitolo delle riforme istituzionali. Senza peraltro grande successo. Nel suo mandato, per la prima volta rinnovato, si è trovato a gestire la più grande crisi politica della cosiddetta seconda Repubblica. Prima la crisi finanziaria del 2011, poi quella politica del 2013, quando si afferma un movimento nuovo che vuole «aprire il Parlamento come una scatoletta di sardine». Di qui la rielezione, allora eccezione, ora confermata. Che segnala, come il suo memorabile secondo discorso di insediamento, un’esigenza tuttora aperta di stabilità e di equilibrio istituzionale.
Francesco BoniniPolitologo, Rettore Università Lumsa