Idee
Torna il 21 marzo l’appuntamento con la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, che quest’anno vede l’appuntamento nazionale a Torino. Giunta alla 31a edizione, la Giornata ideata dall’associazione Libera e istituzionalizzata con la legge 20 dell’8 marzo 2017, vedrà migliaia di persone riunite dal tema dell’anno “Fame di verità e giustizia-Rigenerare legami, per costruire un futuro senza mafie e corruzione” e culminerà con la lettura dei nomi delle tante vittime di diverse associazioni a delinquere di stampo mafioso. Una lista cresciuta molto negli anni, dai trecento nomi del primo elenco curato da Saveria Antiochia, madre di Roberto, poliziotto ucciso dalla mafia a 23 anni nel 1985, fino agli oltre mille che saranno letti quest’anno.
Nomi e storie che è necessario non dimenticare: «Tutti i nomi e tutte le storie vanno ricordati, perché vogliamo fare memoria della vita delle persone uccise, non solo della loro morte – sottolinea Vittoria De Lutiis, del presidio Libera “Silvia Ruotolo” di Padova – Per questo anche quest’anno nel cortile antico del Bo proponiamo un’installazione con fogli colorati e tutti i nomi delle 1.116 vittime delle mafie. In un luogo dedicato al sapere vogliamo portare alla luce e far conoscere le storie di queste persone che abbiamo l’impegno di ricordare».
«Stiamo incentivando la partecipazione al raduno nazionale di Torino, dove la rappresentanza veneta sarà numerosa – assicura, invece, Sara Resina, coordinatrice di Libera per la provincia di Vicenza – I quattro presìdi vicentini, Vicenza, Alto Vicentino, Bassano-Marostica e Altopiano Sette Comuni, organizzeranno comunque degli eventi locali. A Thiene, per esempio, è ormai tradizionale l’appuntamento con le scuole che sarà duplice: venerdì 20 marzo al mattino per studenti negli istituti, in serata un’iniziativa aperta alla cittadinanza. I presìdi della provincia sviluppano sensibilità differenti, perché quando parliamo di impegno antimafia non affrontiamo solo un tema di legalità, ma anche di cultura: a Bassano, per esempio, da poco c’è stato uno spettacolo su Peppino Impastato, di ordine pubblico e di formazione. Il presidio dell’Altopiano dei Sette Comuni, intitolato a Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (la giornalista della Rai e l’operatore uccisi in un agguato in Somalia, il 20 marzo 1994, ndr), sta portando avanti riflessioni sui temi della pace e della nonviolenza. Perché si sente forte l’esigenza del parlare non solo di mafia, allargando riflessione e impegno per una società forte e partecipata, perché dove la società è sana, la mafia resta fuori».
Aggiunge Vittoria De Lutiis: «In Veneto noi crediamo che l’infiltrazione mafiosa sia tutt’altro che scomparsa e il numero delle indagini, dalle più note come quella che ha riguardato Eraclea, nel cui processo Libera si è costituita parte civile, ad altre meno conosciute, ci ricorda che non dobbiamo minimizzare come è stato fatto con la mafia autoctona del Brenta. Nella nostra Regione oggi i mafiosi trovano ancora interlocutori tra alcuni imprenditori, parti della società civile e anche alcuni politici. Oggi i terreni sui quali le mafie puntano occhi interessati sono legati allo sfruttamento dell’ambiente o dei grandi eventi, come le recenti Olimpiadi. Anche in questo caso come associazione ci siamo costituiti parte civile nell’inchiesta per presidiare la legalità».
Continuativo è l’impegno a 360° contro ogni forma di illegalità portato avanti dall’associazione Mondo di carta di Campolongo Maggiore, in provincia di Venezia e all’interno della Diocesi di Padova, noto anche per essere stato il paese di Felice Maniero. Attorno alla Casa delle associazioni, bene sequestrato alla mafia del Brenta e dedicata a Cristina Pavesi che della violenza riconosciuta come mafiosa è stata vittima innocente nel 1990, a 22 anni, in collaborazione con l’amministrazione comunale, lungo tutto l’anno si propongono iniziative per promuovere una cultura della legalità. Presentazione di libri, concorsi di scrittura, esposizioni di opere pittoriche a tema. «Siamo sempre alla ricerca di nuovi testimoni e di artisti per arricchire l’esposizione al Museo della legalità – ricorda Oriana Boldrin, animatrice dell’associazione Mondo di carta – Noi che negli anni Ottanta siamo stati definiti anche la “Corleone del nord”, oggi siamo e vogliamo essere culla di legalità. Costante nel nostro impegno è l’attenzione per i giovani, partiamo da loro per fare promozione culturale e crediamo sia l’unico antidoto per contrastare il male della mafia e suggerire la possibilità di percorrere altre strade. Un impegno costante nel corso dell’anno e con vere e proprie lezioni di legalità che spaziano dall’educazione contro l’abuso di alcol e di internet, al contrasto al bullismo, una forma di esercizio del potere che si basa sulla prevaricazione del più forte: la stessa mentalità che ispira atteggiamenti mafiosi».
Lo scorso 7 marzo, Libera ha ricordato i trent’anni della Legge 109/96, che ha trasformato i beni confiscati alle mafie in spazi restituiti alla collettività. L’associazione ha lanciato una richiesta: il 2 per cento del Fondo unico giustizia venga destinato stabilmente al riutilizzo sociale dei beni confiscati. Per firmare l’appello: www.libera.it
Il Veneto non è una terra di mafie “tradizionali”, ma un territorio strategico per affari illeciti e traffici, favorito dall’economia e dalle infrastrutture. Per anni il fenomeno è stato sottovalutato e si è sviluppato in modo silente, attraverso investimenti, riciclaggio e relazioni con imprenditori e professionisti locali più che con violenza marcatamente esplicita. Le numerose inchieste giudiziarie recenti – tra cui Stige, Fiore Reciso, Valpolicella, At Last, Ciclope, Isola Scaligera e Taurus – hanno però evidenziato una presenza stabile e radicata di organizzazioni mafiose in diverse province da almeno 20-30 anni. Le indagini hanno più volte confermato l’operatività di gruppi legati a tutte le principali mafie italiane, oltre a reti criminali straniere provenienti dai Balcani, dall’Est Europa e dall’Africa, attive soprattutto nel traffico di droga e nel riciclaggio.

«Leggere ad alta voce i nomi delle vittime innocenti vuol dire restituire loro un volto, una storia, un sogno interrotto. Non sono numeri, ma persone: padri, madri, figli, lavoratori, amministratori, cittadini, magistrati, sacerdoti, forze dell’ordine. Quando pronunciamo i loro nomi restituiamo loro dignità, ma nello stesso tempo ci assumiamo un compito: continuare il loro cammino di giustizia. La memoria diventa davvero viva quando si trasforma in responsabilità collettiva, in impegno concreto perché i territori siano più giusti, più trasparenti, più solidali». La riflessione è di mons. Pino Demasi, referente per la Calabria di Libera, al Sir. «Molti familiari hanno scelto di non chiudersi nel lutto privato. Hanno deciso di trasformare il dolore in impegno civile. Hanno cercato la verità nei tribunali, hanno chiesto giustizia, hanno lottato contro l’oblio».