Chiesa
I sandali di un casaro diventato sindaco per obbedienza al parroco: è l’immagine più eloquente di Giuseppe Castagnetti, dichiarato venerabile il 23 marzo scorso da Papa Leone XIV, che ha autorizzato il Dicastero delle cause dei santi a promulgare il decreto sulle virtù eroiche di questo laico, padre di famiglia e primo cittadino nell’Italia della ricostruzione. Nato il 15 marzo 1909 a Montebaranzone, frazione di Prignano sulla Secchia, in provincia di Modena, quartultimo di almeno tredici figli di una famiglia di casari, Castagnetti non andò oltre la licenza elementare ma a sedici anni già dirigeva un caseificio. “L’attualità della sua testimonianza cristiana è l’estrema coerenza e fedeltà all’impegno assunto con il battesimo e la conseguente pratica eroica di tutte le virtù cristiane nel suo specifico ambito di azione: famiglia e amministrazione del suo Comune”, spiega la postulatrice della causa, Francesca Consolini, tra le poche laiche a svolgere questo ruolo presso il Dicastero delle cause dei santi.
Dal caseificio al municipio: la ricostruzione di un paese distrutto
Nel 1939 sposò Giovannina Seghedoni, con la quale ebbe dodici figli, due dei quali morti in tenera età. Formatosi nell’Azione cattolica, strinse un legame profondo con Padre Pio da Pietrelcina, che lo incoraggiava a mettersi al servizio della comunità. Nel 1945, su pressante invito del parroco don Angelo Vecchi, accettò la carica di sindaco di Prignano. La situazione era drammatica: sede comunale inagibile, una frazione completamente distrutta, viabilità compromessa e nelle casse del Comune appena 25mila lire.
“In poco tempo Castagnetti realizzò acquedotto, impianti elettrici, strade, municipio, ufficio postale e scuole, tanto da essere additato a esempio da tutti gli altri Comuni”, si legge nelle testimonianze dell’epoca.
Rieletto nel 1946, nel 1951 e nel 1956, nel 1954 fu insignito del titolo di cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica. Ma fu il suo stile a segnare la differenza: davanti a Padre Pio fece voto di calzare i sandali francescani per tutta la durata del mandato, e li indossò persino nei ministeri romani dove andava a battere cassa per il suo comune. “Pur di realizzare le opere necessarie alla comunità nel difficile momento della ricostruzione ci rimise del suo, e quando dovette lasciare la carica di sindaco si trovò povero, costretto a lavori umili e faticosi per mantenere la famiglia”, racconta la postulatrice, che definisce Castagnetti un “Buon Samaritano”: “Lo spirito di servizio nel nome della carità cristiana fu il filo conduttore della sua vita”.
Dalla venerabilità alla beatificazione: il cammino che attende un miracolo
Castagnetti non esitava a portare personalmente in ospedale con la propria auto i concittadini bisognosi di ricovero, trasportandoli in braccio fino in corsia quando mancava una barella.
“Io ho due famiglie, entrambe numerose: la mia famiglia e i prignanesi. Con tutti cerco di essere un buon padre”, diceva di sé.
Le pressioni della nuova corrente dominante nella Dc lo costrinsero a dimettersi nel 1959: seguì un periodo durissimo, fatto di privazioni economiche e umiliazioni. Morì il 22 giugno 1965, a 56 anni, pronunciando le sue ultime parole: “Chiedo perdono e perdono tutti quelli che mi hanno fatto del male”. La causa di beatificazione, avviata nel 2013 nella diocesi di Modena-Nonantola, è approdata al riconoscimento delle virtù eroiche e all’attribuzione del titolo di venerabile. “Ora la causa subisce una pausa”, spiega la postulatrice: “Per avanzare verso la beatificazione si deve procedere alla verifica di un evento straordinario, come una guarigione scientificamente inspiegabile, ottenuto per intercessione del Servo di Dio”. L’esempio di Castagnetti, tuttavia, non attende miracoli per parlare alla politica di oggi: “Agli amministratori e ai politici insegna il completo disinteresse e il coraggio di mettere il cuore, ossia la passione per il bene della sua gente”, osserva la postulatrice. Una santità feriale, vissuta tra le carte di un municipio e i sandali di un francescano.