Chiesa
«E si meravigliavano che parlasse con una donna» (Gv 4,54): così l’evangelista Giovanni annota lo stupore – forse lo scandalo? – dei discepoli nel trovare Gesù al pozzo a dialogare con una donna, per giunta samaritana. Eppure il Signore di tante parole di donne aveva fatto tesoro: certamente quelle di Maria, sua madre, ad esempio a Cana di Galilea. Lei gli aveva fatto notare che alla festa di nozze mancava vino (cf. Gv 2,3) e lui era stato in un certo modo “obbligato” ad esporsi, prima dell’«ora». Una donna cananea, con la sua disperata richiesta di liberare la figlia dal demonio che la tormentava, lo spinse a dichiarare di essere stato mandato per tutti, non solo «alle pecore perdute di Israele» (Mt 15,24). E poi Marta, con la sua schietta professione di fede, nel dramma della morte di Lazzaro: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo» (Gv 11,27).
Gesù incontra le donne, le ascolta, si lascia seguire e servire da loro, ne accoglie e ne sa interpretare i gesti: pensiamo all’intensità di quanto avvenuto a Betania, sei giorni prima della Pasqua. «Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo» (Gv 12,3), manifestazione diffusiva di un amore tenace e fedele, che non si calcola, che non si misura. Le donne, in un contesto in cui la loro parola valeva poco, spesso scelgono la concretezza del corpo e dei gesti per comunicare con Lui: sedute ad ascoltarlo, toccando un lembo del suo mantello, gettandosi ai suoi piedi… Quante avranno pianto accolte dalla sua compassione!
Ha bisogno di quel corpo da amare Maria di Magdala e si dispera piangendo, la mattina di Pasqua, davanti al sepolcro vuoto, quando è ancora buio ed è oscuro anche il suo cuore: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!» (Gv 20,2). Non avere neppure un corpo da piangere: è lo strazio di tante madri, di spose che non vedono tornare i loro cari dai fronti di guerra, dalle traversate in mare… Il corpo dice presenza, l’assenza pare spezzare i legami, togliere la consolazione di appartenere a qualcuno… Di quel vuoto Maria di Magdala dà la sua lettura (e l’uso del plurale suggerisce che non è lei la sola): Gesù è il Signore, ma del Signore si può essere derubati. Maria si ribella a questa prospettiva, non la vuole, talmente concentrata su quel corpo sparito che neppure pare stupirsi troppo di vedere due angeli «seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù» (Gv 20,12). Le chiedono il motivo del suo pianto e lei risponde con l’unico pensiero che la pervade: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto» (Gv 20,13). In quel “mio” c’è tutto l’affetto di una donna che sente “suo” Colui al quale sente anzitutto lei stessa di appartenere. Ma è lei a non riconoscerlo, perché immobile nel suo schema mentale, come quando siamo immobili, rigidi noi, convinti di credere al “Dio che ci aspettiamo”, di ridurlo alle nostre logiche e fatichiamo a lasciarci sorprendere.
Chi cerchi Maria? Quale Signore stai cercando? Pensando che Gesù fosse il custode del giardino, gli dice: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo» (Gv 20,15). Non si tratta di “prendere” il Signore, ma di lasciarci prendere da lui, e ci prende chiamandoci per nome – «Maria!» (Gv 20,16) – ci prende lì dove siamo, dove ci sembrerebbe meglio un sepolcro occupato piuttosto che vedere la vita altrove, in un altro modo. «Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!” – che significa: “Maestro!”» (Gv 20,16). Occorre spostare lo sguardo, voltarsi che è la forma concreta del convertirsi. Possiamo immaginare Maria ai piedi di Gesù, abbracciata a lui, come altre volte, chissà… Lo stringe a sé, credendo che tutto sia tornato come prima! Ma Gesù non può essere trattenuto (cf. Gv 20,17), perché è di più, non solo il Maestro ma il Signore Risorto. Maria di Magdala ne è la prima testimone oculare, la prima ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» (Gv 20,18), dopo aver sentito «senza possibilità di dubbio, Gesù che le si rivolge. Rinasce nella verità grazie alla Parola» (C. Reynier, Maria di Magdala. Insostituibile testimone del Risorto, Queriniana, Brescia 2023, pp. 95). Vede per la forza di una Parola che la chiama.
Come vediamo noi, ascoltando la Parola della Pasqua? Come vediamo la vita, le relazioni, le situazioni, la gioia, il dolore? Come sentiamo che ci chiama, per nome, a stare in una prospettiva nuova? Come genereremo a Lui fratelli annunciando con tutta la nostra esistenza che il Signore è vivo, ha vinto la morte?