Idee
«Non siamo militari, perciò non marciamo». Così i volontari del Servizio civile giustificano il rifiuto a marciare alla parata del 2 giugno ai Fori imperiali per la Festa della Repubblica. In una lettera alle istituzioni, chiedono di camminare solamente, come fanno i sindaci, senza procedere inquadrati a passo cadenzato.
Nella lettera indirizzata al Presidente della Repubblica, al Ministro della Difesa, al Ministro per lo Sport e all’Ufficio del Cerimoniale di Stato, la Rappresentanza nazionale degli operatori volontari del Servizio civile universale chiede di «rivedere le attuali modalità di partecipazione dei volontari, che prevedono attività di addestramento alla marcia e un inquadramento di tipo militare. Questo – spiegano – pur inserito nel contesto della cerimonia, decontestualizza la natura e la storia del Servizio Civile, istituto fondato sull’obiezione di coscienza e sulla difesa della Patria in forma non armata e nonviolenta».
Non è una questione di poco conto. «Solo attraverso il pieno riconoscimento valoriale di tutti i corpi distinti presenti alla parata rendiamo la celebrazione del 2 giugno davvero rappresentativa della pluralità delle forme attraverso cui si realizza il servizio alla Repubblica, valorizzando in modo equilibrato sia la dimensione militare sia quella civile della difesa» scrivono. E ricordano che il Servizio civile universale ha sempre avuto «come faro il valore della nonviolenza e come obiettivo quello di costruire la pace».
Da anni le associazioni pacifiste chiedono di celebrare la Festa della Repubblica in modo civile, alternativo alla parata militare. «Proponiamo che la Festa della Repubblica sia una festa di popolo che veda in prima fila la rappresentanza delle scuole e degli ospedali, delle lavoratrici e dei lavoratori, del mondo del volontariato e della cooperazione internazionale che apre lo sguardo solidale sul mondo» hanno ribadito nei giorni scorsi in una lettera ad Avvenire alcuni docenti universitari e giornalisti cattolici.
In occasione del 2 giugno, la Rete italiana Pace e Disarmo e “Sbilanciamoci!” promuovono in numerose città diverse iniziative popolari per celebrare la Festa della Repubblica che «ripudia la guerra»; biciclettate, flash-mob per la pace, letture della Costituzione e presìdi nei territori. Il 2 giugno è il giorno giusto per una cosa che possiamo fare tutti: firmare la proposta di legge di iniziativa popolare per istituire la Difesa civile, non armata e nonviolenta. E invitare gli amici a farlo. Servono 50 mila firme! Tutte le info su www.difesacivilenonviolenta.org.
1 La proposta di legge di iniziativa popolare che la Rete italiana Pace e Disarmo intende lanciare attraverso la campagna “Un’altra difesa è possibile” inizia dalla raccolta firme già in corso online sul sito attraverso Spid e carta elettronica digitale. Per depositare la legge in Parlamento servono 50 mila firme.
2 Una volta completata la raccolta firme, la proposta di legge sarà presentata in uno dei due rami del Parlamento.
3 A quel punto sarà necessaria la pressione popolare per un iter parlamentare favorevole.

La Costituzione italiana indica una via chiara per la pace e la democrazia. Gli articoli 11 e 52 non sono simboli astratti, ma rappresentano le fondamenta di questa via, e sono alla base della campagna per il disarmo e la difesa civile intitolata “Un’altra difesa è possibile” e promossa dalla Rete italiana Pace e Disarmo.
Il progetto risponde all’attuale aumento della spesa militare globale con una proposta di legge di iniziativa popolare concreta: istituire un Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta. L’obiettivo principale è creare uno spazio istituzionale, sotto la Presidenza del Consiglio, che coordini realtà già esistenti come il Servizio civile universale, la Protezione Civile e i Corpi civili di pace, affiancandoli a un nuovo Istituto di ricerca su pace e disarmo.
Questa struttura offre un’alternativa concreta allo strumento militare, attuando quanto già riconosciuto dalla Corte Costituzionale: il dovere di difendere la Patria può essere assolto tramite canali civili. La proposta non si limita a ridisegnare la sicurezza attorno ai concetti di solidarietà e prevenzione, ma introduce anche un meccanismo economico trasparente. I cittadini potranno finanziare direttamente questa difesa alternativa senza oneri aggiuntivi, destinando il 6 per mille della propria Irpef in sede di dichiarazione dei redditi. La vera sicurezza si costruisce mediando i conflitti e investendo nella cooperazione internazionale.
Info su: difesacivilenonviolenta.org