Chiesa | Diocesi
«Le guerre non capitano, le guerre si programmano». Queste parole del vicario apostolico di Beirut, in Libano, mons. César Essayan, hanno segnato il primo incontro dell’anno pastorale appena iniziato del Consiglio pastorale diocesano che si è riunito sabato 26 settembre all’Opsa di Sarmeola. La testimonianza del vescovo – che da novizio come frate Convenutale a Padova, ha affrontato assiduamente l’Opera della Provvidenza – ha trasportato gli ottanta membri dell’organismo di comunione presieduto da mons. Claudio Cipolla direttamente nelle vie della capitale del Libano, dove regna la povertà fin dalla drammatica esplosione nel porto dell’agosto 2020. «Da quel momento la Diocesi, ma soprattutto le congregazioni religiose, non hanno avuto più nulla. Non abbiamo potuto fare altro che scendere in strada e condividere con la nostra gente la sofferenza atroce che provava». Una sofferenza che oggi è amplificata dalla minaccia della guerra nel Sud del Paese, al confine con Israele.
Nel corso dell’incontro sono stati toccati anche due punti all’ordine del giorno inerenti all’attualità ecclesiale padovana. Sulla formazione dei candidati ai ministeri battesimali, dopo le introduzioni dei vicepresidenti don Leopoldo Voltan e Francesca Schiano, si è aperto il dibattito, con l’evidenza di aprire la riflessione sulla relazione che le nuove èquipe ministeriali avranno con i parroci e gli altri organismi di comunione. .
Sul futuro di Villa Immacolata, uno dei segni sinodali individuati dal vescovo Claudio, il vicario per i beni temporali don Lorenzo Celi ha spiegato come siano in corso riflessioni e analisi tecniche sugli interventi necessari e sulla futura conformazione della casa, il tutto subordinato al reperimento delle risorse finanziarie.