Rubriche | I Blog/Terra terra - Antonio Gregolin
Il consumo di suolo non accenna a rallentare. L’inferno di cemento che non vogliamo vedere
Il consumo di suolo in Veneto è il triplo che in Europa Troppe deroghe nella legge regionale
Il consumo di suolo in Veneto è il triplo che in Europa Troppe deroghe nella legge regionale
A volte bastano gli occhi. Altre sono sufficienti i dati. Spesso è solo questione di buon senso per capire che “l’inferno avanza”. Partiamo dagli occhi e di quello che essi ci permettono di vedere ogni giorno del paesaggio Veneto: città che si espandono, quartieri periurbani che “camminano” verso la campagna, fagocitando prati e campi. Spazi verdi che da un mese all’altro diventano superfici edificabili senza ritorno. Senza poi contare i poli logistici, supermercati, strade, opere pubbliche varie, cave, zone produttive e commerciali, ecc., “opere (s)considerate di pubblica utilità” da Regione e Comuni che, oltre a devastare habitat, peggiorare le condizioni ambientali, climatiche e sanitarie delle città e delle campagne, che non vengono conteggiate come consumo di suolo.
Ecco cosa vedono senza far fatica i nostri occhi ogni dì, mentre il pensiero si arrovella sulla transizione o transazione ecologica che è sempre più una fossa, piuttosto che una opportunità di rinascita collettiva.
Come veneti è impossibile dire di “non vedere, percepire, essere scossi, indignati, turbati dalla dilapidazione diffusa di tale risorsa naturale”. I dati poi “cementano” questa evidenza: basta leggere il Rapporto Ispra 2021. Quello della copertura artificiale del suolo in Europa, in Italia, in Veneto. La media europea della copertura artificiale del suolo è del 4,2 per cento, in Italia è del 7,11: quasi il doppio. In Veneto la copertura artificiale del suolo è del 11,87 per cento (18 se si escludono le montagne e i corpi idrici): quasi il triplo della media europea. In Veneto nel periodo 2019- 2020 sono stati consumati 3,72 metri quadrati per ettaro, in Italia 1,72: più del doppio della media nazionale. Il Veneto è la regione che ha consumato più suolo agricolo per esigenze logistiche nel periodo 2017-2019. Il Veneto ha il primato come regione che a causa del consumo di suolo dal 2012 al 2020 ha perduto la possibilità di sequestrare e stoccare più di 400 mila tonnellate di carbonio. Il Veneto ha il primato come regione in cui il suolo artificiale ha mangiato suolo agricolo per 1.936 ettari nel periodo 2012-2020. E la Legge? Le leggi ci sono, nello specifico contro il “consumo del suolo”, peccato solo che contengano 17 deroghe che aprono le porte all’inferno ambientale cui stiamo assistendo, provocando un’alluvione inarrestabile di cemento e asfalto che vanifica il senso e lo scopo dell’ennesimo Rapporto Ispra.
Così, cari veneti, le cose ce le raccontiamo, le vediamo e come al solito ci lamentiamo, quando poi il “cielo o la terra ci cade in testa” come dicevano gli antichi Celti. Rispettando la norma della “causa-effetto” la nostra “legge regionale sul consumo del suolo” che fornisce 17 strategiche deroghe “liberali”, che autorizzano scempi naturali, significa che non solo “Houston abbia un problema!”, ma soprattutto il Veneto e i veneti, indifferenti a un’emergenza ambientale palese agli occhi. Così se gli interessi di pochi ci vedono benissimo, noi ci rassegniamo nell’immobilismo del cosa podemo far noialtri!?: ben sappiamo citando Dante, dove il poeta colloca gli ignavi. Se poi guardare l’inferno rifiutandosi di vedere le fiamme è cosa che ci riguarda nel profondo, Italo Calvino ci ricorda che: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrire. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».
La riforma della giustizia penale introduce per la prima volta nel nostro Paese l’accesso ai programmi di giustizia riparativa in ogni stato e grado del procedimento penale e durante l’esecuzione della pena. Prende così avvio il progetto “Tra zenit e nadir. Rotte educative in mare aperto” voluto da 61 soggetti istituzionali e sociali con capofila l’Istituto Don Calabria e la partecipazione di numerosi soggetti che aderiscono a Cnca. Il progetto si rivolge in particolare «alle situazioni in cui sono coinvolti minorenni autori di reato o di comportamenti devianti e verrà realizzato in tre regioni (Lombardia, Veneto e Trentino Alto Adige). Proprio in questi territori è stato avviato negli anni scorsi un lavoro di accompagnamento e sostegno educativo, reinserimento e reinclusione sociale dei minorenni autori di reato in un’ottica riparativa».
L’8 e il 9 ottobre al Parlamento europeo di Strasburgo si è tenuto “Eye 2021”, evento con 10 mila giovani in presenta e on line sul futuro dell’Unione. 2 mila idee discusse, le venti più condivise saranno portate alla plenaria (22 e 23).