Idee
Il decreto del Dicastero per la Dottrina della fede è arrivato a neppure 24 ore dall’illecita ordinazione episcopale compiuta dai lefebvriani ad Ecône in Svizzera lo scorso 1° luglio. Parlare di scomunica e di scisma in questa calda estate del 2026 non poteva non catturare l’attenzione dei media di mezzo mondo, suscitare curiosità, accendere, il dibattito. Ne parliamo con il prof. Giuseppe Comotti, docente di Diritto canonico alla Facoltà San Pio X di Venezia e direttore del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli studi di Verona.
Professore, partiamo dall’inizio. Che cos’è la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX)?
«È una società di preti riconosciuta dal vescovo di Friburgo nel 1970 a norma del vecchio codice di diritto canonico. Venne fondata da mons. Marcel Lefebvre, un vescovo francese emerito che aveva partecipato al Concilio Vaticano II, del quale successivamente non aveva accettato alcune risoluzioni. Lefebvre iniziò a raccogliere intorno a sé dei seminaristi e a ordinare preti, ma non potendo incardinarli in alcuna Diocesi, venne presto colpito da Paolo VI dalla sospensione a divinis. Nel frattempo, il vescovo di Friburgo aveva revocato il riconoscimento e da allora la Fraternità non ha alcuna configurazione canonica».
La scomunica è la pena più severa comminata dalla Chiesa. Qual è il delitto che ha portato a questo grave provvedimento da parte della Santa Sede?
«L’ordinazione di vescovi senza il mandato pontificio. I vescovi nella Chiesa cattolica devono essere scelti o quantomeno autorizzati dal papa. Questo per garantire l’unità e la comunione ecclesiale. Le ordinazioni avvenute il 1° luglio a Ecône sono valide, ma gravemente illegittime e quindi comportano latae sententiae la pena della scomunica. Una condizione esplicitata il giorno successivo da un decreto e una nota esplicativa del Dicastero per la Dottrina della fede».
Una colpa diciamo inevitabile per una società che ha per suo fine l’ordinazione di sacerdoti, cosa impossibile senza la presenza di vescovi. E infatti la fraternità vi era già incappata nel 1988…
«Esattamente. Nel 1988 mons. Lefebvre, volendo dare un futuro alla sua opera, consacrò quattro vescovi senza mandato pontificio e anche loro vennero tutti scomunicati. Tuttavia nel 2009 Benedetto XVI, pur in assenza di segnali di ravvedimento, decise di graziare i vescovi della FSSPX ancora viventi nel tentativo di ricucire lo strappo. Questo ha però portato alle ordinazioni illecite, ma valide, della scorsa settimana».
Dopo l’illecita ordinazione compiuta ad Ecône, a incappare nella scomunica risultano non solo i due vescovi ordinanti e i quattro vescovi ordinati, ma tutti i ministri di culto della Fraternità. Perché?
«La scomunica per tutti i preti della FSSPX è conseguenza a questo punto di un altro delitto, quello forse ancor più grave, di scisma. Ordinare vescovi senza mandato pontificio è un delitto contro il sacramento dell’ordine. Rifiutare di sottomettersi all’autorità del papa e del Concilio è un attentato all’unità della Chiesa, che comporta appunto la pena, ipso facto, della scomunica per tutti coloro che aderiscono alla fraternità».
Perché alcuni sacramenti celebrati da ministri della FSSPX sono validi, mentre la penitenza e il matrimonio sono anche invalidi?
«Sono validi (ma illeciti) i sacramenti che prevedono solo la potestà d’ordine (quindi ad esempio il battesimo o l’eucarestia). Non lo sono quelli che abbisognano anche della facoltà conferita dalla potestà di governo. Ecco perché d’ora in poi le confessioni e i matrimoni celebrati da ministri della FSSPX sono da ritenersi invalidi».
I fedeli che partecipano alle celebrazioni della FSSPX rischiano di incappare nella scomunica a loro volta?
«La Nota esplicativa del Dicastero per la Dottrina della Fede mette in guardia i fedeli. La partecipazione occasionale a celebrazioni della FSSPX, se dovuta a ignoranza della situazione o semplicemente a un amore per il vetus ordo liturgico non comporta automaticamente la scomunica. Ma l’adesione alle posizioni dottrinali della Fraternità porta anche il fedele laico alla scomunica per il delitto di scisma».
Chi è incappato nella scomunica in quanto legato alla FSSPX cosa deve fare per tornare nella comunione ecclesiale?
«Una eventuale remissione della scomunica dei vescovi lefebvriani è riservata alla Sede Apostolica. Preti e laici legati alla Fraternità San Pio X che volessero tornare alla comunione con la Chiesa cattolica devono rivolgersi al proprio vescovo diocesano che valuterà caso per caso le diverse situazioni. Nel caso dei preti, sempre con la mediazione del proprio ordinario diocesano, dovranno rivolgere una lettera di proprio pugno al papa in cui si presentano e chiedono la remissione della scomunica».
I superiori della Fraternità di San Pio X hanno sempre affermato in una sorta di cortocircuito di non accettare i dettami del Concilio Vaticano II, ma di sentirsi pienamente cattolici e romani. Quanto accaduto la scorsa settimana potrebbe tradursi nella nascita di una nuova Chiesa?
«Questo cortocircuito che lei descrive e di cui tutti ci rendiamo conto potrebbe essere in realtà proprio ciò che ci preserva dalla nascita di una chiesa scismatica. I membri della FSSPX di per sé non sono sedevacantisti. Riconoscono come legittimi i papi successivi al Concilio, fino a Francesco e Leone. Li menzionano nella messa e pregano per loro. Ma si considerano gli unici veri custodi della Chiesa Romana che sperano un giorno riconoscerà tutti i propri “errori”».
La Fraternità Sacerdotale San Pio X è stata fondata in Svizzera nel 1970 dal vescovo cattolico francese Marcel Lefebvre (1905-1991) in aperta opposizione alle riforme del Concilio Vaticano II. Da allora ha raccolto attorno a sé la parte più intransigente dei preti, seminaristi, religiosi e fedeli tradizionalisti, aprendo case e luoghi di culto in diverse parti del mondo. Oggi conta sei vescovi, circa 700 preti, 200 seminaristi in formazione, 500 religiosi. La Fraternità è organizzata in 15 “distretti” (corrispondenti ad altrettanti Paesi o aree geografiche) e quattro seminari (in Svizzera, Germania, Stati Uniti e Argentina). In ogni distretto piccoli gruppi di preti tradizionalisti fanno vita comune nei “priorati” e da qui officiano in rito antico in vari oratori e cappelle nel loro territorio di competenza.
In Veneto la sede del priorato denominato “San Marco” si trova a Silea in provincia e Diocesi di Treviso. Luoghi di culto sono presenti anche nelle Diocesi di Verona e Vicenza. Nella Diocesi berica si tratta di due cappelle gentilizie di proprietà privata messe a disposizione dai relativi proprietari a Costozza di Longare e a Bassano del Grappa, dove la messa viene celebrata a domeniche alterne. In tutto in Italia sono una trentina le cappelle e gli oratori in cui i sacerdoti della FSSPX celebrano regolarmente in rito tridentino con qualche decina di fedeli presenti. Queste celebrazioni non vanno confuse con quelle officiate sempre in rito antico, ma con il permesso dell’Ordinario diocesano e in piena comunione con la Sede Apostolica, nella chiesa di San Canziano in piazza delle Erbe, la domenica mattina da settembre a giugno.