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L’età di un organo dipende soltanto dagli anni trascorsi dalla sua nascita oppure può essere modificata dall’organismo nel quale si trova? Una nuova ricerca sui trapianti di cuore suggerisce una risposta sorprendente: dopo il trapianto, il cuore sembrerebbe progressivamente assumere alcune caratteristiche biologiche legate all’età del ricevente, indipendentemente dall’età del donatore.
Lo studio, pubblicato come preprint sulla piattaforma scientifica “bioRxiv” da un gruppo internazionale di ricercatori, ha analizzato ciò che accade quando un cuore proveniente da un organismo giovane viene trapiantato in uno più anziano e viceversa.
Per comprendere il fenomeno è necessario distinguere tra età cronologica ed età biologica. La prima corrisponde semplicemente agli anni trascorsi. La seconda cerca invece di descrivere quanto un tessuto o un organismo mostri, a livello molecolare e funzionale, i segni tipici dell’invecchiamento.
I ricercatori hanno studiato inizialmente il fenomeno nei topi, utilizzando animali di età differenti. Per stimare l’età biologica dei cuori trapiantati hanno osservato soprattutto alcuni cambiamenti nella metilazione del DNA, modificazioni chimiche che non cambiano la sequenza genetica ma possono influenzare il funzionamento dei geni. Questi segnali vengono utilizzati per costruire i cosiddetti “orologi epigenetici”, strumenti capaci di fornire una stima dell’età biologica dei tessuti.
I risultati hanno mostrato una tendenza molto netta. Un cuore giovane trapiantato in un organismo anziano presentava progressivamente caratteristiche molecolari più vecchie. Al contrario, un cuore anziano trasferito in un organismo giovane mostrava segnali compatibili con un ringiovanimento biologico.
L’effetto sembrerebbe quindi dipendere in misura importante dall’ambiente nel quale l’organo si trova a vivere. Sangue, segnali metabolici, ormoni, molecole infiammatorie e numerosi altri fattori dell’organismo ricevente potrebbero influenzare il comportamento delle cellule del cuore trapiantato.
Particolarmente interessanti sono risultate alcune variazioni nei geni collegati ai mitocondri, le strutture cellulari che producono gran parte dell’energia necessaria alla cellula. Nei cuori più anziani trapiantati in organismi giovani aumentava l’attività di vie molecolari associate alla funzione mitocondriale; nei cuori giovani inseriti in organismi anziani avveniva invece il contrario. Quali siano esattamente i fattori responsabili di questi cambiamenti resta però ancora da chiarire.
Un altro dato significativo è che il fenomeno sembra riguardare soprattutto l’organo trapiantato. Nei modelli animali non sono stati osservati cambiamenti analoghi nell’età biologica del cuore originario del ricevente, del fegato o del sangue. Non sarebbe quindi il trapianto a “ringiovanire” o “invecchiare” globalmente l’organismo: sarebbe piuttosto il nuovo ambiente biologico a modificare alcune caratteristiche del cuore ricevuto.
Gli studiosi hanno cercato conferme anche nell’uomo, analizzando biopsie cardiache di pazienti nei quali esisteva una significativa differenza di età tra donatore e ricevente. Anche in questi casi l’età biologica del cuore risultava maggiormente associata all’età del ricevente che a quella del donatore. Analisi cliniche più ampie hanno inoltre indicato una relazione tra l’età del ricevente e alcuni parametri funzionali dopo il trapianto.
Le possibili conseguenze sono importanti. Oggi l’età del donatore è uno dei fattori considerati nella valutazione degli organi disponibili. Se studi successivi confermassero che un organismo giovane può modificare favorevolmente alcune caratteristiche biologiche di un cuore più anziano, in futuro si potrebbe comprendere meglio fino a che punto l’età anagrafica dell’organo debba condizionarne l’utilizzo. Potrebbero aprirsi nuove prospettive anche per ampliare il numero degli organi realmente disponibili per il trapianto.
Occorre tuttavia molta prudenza. La ricerca è al momento un “preprint”, cioè uno studio reso pubblico prima della revisione scientifica tra pari, e i cosiddetti orologi epigenetici descrivono soltanto alcuni aspetti dell’invecchiamento: non dimostrano automaticamente che un organo sia diventato, nel suo complesso, più giovane o più vecchio.
Il dato più affascinante resta comunque un altro: l’età biologica di un organo potrebbe essere meno immutabile di quanto pensassimo. Il cuore trapiantato non sarebbe semplicemente un organo trasferito da un corpo all’altro, ma un tessuto vivo capace di entrare in relazione con il nuovo organismo e di modificarsi in risposta all’ambiente che lo accoglie. Una prospettiva che amplia la conoscenza biologica del trapianto e, nello stesso tempo, mostra ancora una volta quanto complessa e dinamica sia l’unità dell’organismo umano.