Idee
Sono interessanti i risultati dell’indagine realizzata dall’Osservatorio Monitoring Democracy dell’Università Bocconi in collaborazione con SWG su un campione di 2.049 italiani rappresentativi della popolazione, per l’anteprima della terza edizione di Pact4Future 2026, forum organizzato dall’Università Bocconi e dal Corriere della Sera che si propone come uno spazio di riferimento per il confronto sui grandi temi della contemporaneità. Affronta temi che vanno dal futuro della scuola alle nuove generazioni, dal senso profondo dell’impresa e della ricerca fino al cambiamento climatico e ai suoi effetti su salute e migrazioni,
Proprio rispetto alla scuola, l’indagine – spiega un resoconto della Bocconi – “rileva come il 51% dei giovani tra i 18 e i 24 anni ritiene molto diffuso il malessere psicologico tra studenti e studentesse in Italia. La percentuale scende al 37% tra i 45-64enni – la fascia dei loro potenziali genitori – e al 32% tra gli over 65. Sull’intera popolazione adulta il dato si ferma al 38,5%. La distanza aumenta quando si parla del ruolo della scuola. Il 35,7% dei giovani ritiene che la scuola italiana non dedichi per nulla attenzione al benessere emotivo e relazionale degli studenti. Tra i 45-64enni la quota scende al 18%”.
In buona sostanza, osserva Vincenzo Galasso, direttore dell’Osservatorio Monitoring Democracy, “la frattura generazionale sul tema scuola è uno dei risultati più forti dell’indagine. I giovani percepiscono un disagio molto più intenso e chiedono strumenti di prevenzione e supporto psicologico con maggiore convinzione rispetto agli adulti”.
C’è da riflettere su questa percezione, che denuncia come i giovani sembrano fidarsi poco dell’istituzione scolastica, ritenendola sostanzialmente fragile e difficilmente in grado di sostenere il disagio di studenti e studentesse. Sarebbe anche opportuno approfondire per verificare se alla percezione corrisponda una situazione reale, se cioè la scuola sia davvero così in difficoltà – e perché – nei confronti delle nuove generazioni.
Certamente esiste un tema di autorevolezza e riconoscimento sociale, che talvolta mina l’efficacia degli interventi scolastici. Il ministro Valditara, ad esempio, ha affrontato il tema parlando con lo Snals, suggerendo che “l’autorevolezza dei docenti non si esaurisce soltanto nel contratto, nell’aspetto economico (parlava a un sindacato)”, ma prima ancora nel “ripristino di autorità del docente all’interno delle classi”. Linea peraltro seguita dal Ministero ad esempio attraverso le recenti norme sulla condotta e l’impegno a valorizzare la funzione educativa e formativa dei docenti, con la sottolineatura ripetuta del loro ruolo al centro del sistema formativo.
Più volte Valditara ha sostenuto di voler restituire alla figura dell’insegnante l’autorevolezza necessaria per guidare gli studenti nello sviluppo di conoscenze e competenze ed è difficile essere in disaccordo. Così come è utile ricordare che un’azione educativa efficace passa necessariamente da un’azione collegiale, da un patto tra agenzie educative, scuola e famiglia in primis.
Forse la percezione di fragilità della scuola va associata al tema più complesso e ampio della difficoltà proprio di fare alleanze, al pericolo dell’isolamento dell’istituzione scolastica che resta sì – come ancora Valditara ha ricordato allo Snals – una comunità professionale autonoma, basata su competenza e rispetto reciproco, ma purtroppo poco riconosciuta come tale.