Il dolore della Chiesa italiana per la morte di padre Al-Rahi, ucciso dalla guerra in Libano
Il cordoglio del cardinale Zuppi per la morte di padre Pierre Al-Rahi nel Sud del Libano. Venerdì 13 marzo la giornata Cei di preghiera e digiuno per la pace.
Padre Pierre Al-Rahi, parroco a Qlayaa nel Sud del Libano e cappellano regionale della Caritas locale, è rimasto ucciso a seguito di un attacco armato nell’area. La notizia ha suscitato l’immediata reazione della Chiesa italiana, che tramite il cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha inviato un messaggio ufficiale di cordoglio al cardinale Béchara Boutros Raï, Patriarca di Antiochia dei Maroniti.
Nel testo, il presidente della Cei esprime «il profondo cordoglio e la vicinanza della Chiesa in Italia» alla comunità cristiana libanese, definendola «ferita da questo ulteriore dolore causato dalla violenza cinica e insensata di un conflitto che sparge sangue e distruzione».
Zuppi sottolinea in particolare la scelta di campo del sacerdote ucciso: «Preghiamo per il caro padre Pierre che non ha voluto abbandonare la sua terra, restando accanto alla sua gente e testimoniando fino all’ultimo l’amore per chi gli era stato affidato». E aggiunge: «Il suo esempio, il suo martirio, è seme di amore e riconciliazione in un tempo di odio e divisione, segno di fraternità lì dove prevale la logica del più forte».
Il messaggio rilancia poi la ferma condanna del ricorso alle armi, ricordando che «la guerra non è la risposta e non è mai la soluzione, è una sconfitta per tutti». A questo proposito, la Cei unisce formalmente la propria voce a quella di Papa Leone XIV, rinnovando il suo appello affinché «cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli».
Per dare un seguito concreto a questo appello, la Cei ha indetto per venerdì 13 marzo una Giornata nazionale di preghiera e digiuno. L’iniziativa servirà a ricordare padre Pierre e a chiedere che le comunità cristiane «continuino a essere luce di unione, amore e fraternità», affinché, conclude Zuppi, si avvii «presto un cammino di pace stabile e duratura» in tutto il Medio Oriente.