Mosaico
Chi segue questo genere di argomenti lo sa da tempo: in località Chiesanuova a Padova dal 1941 al ’43 era attivo un campo di concentramento per prigionieri slavi, catturati durante l’invasione della Jugoslavia da parte del Regio esercito. Non era il solo purtroppo. Migliaia e migliaia di “slavi”, civili furono segregati anche a Monigo di Treviso e in altri lager più o meno improvvisati.
Il nuovo libro dello storico e docente Antonio Spinelli – Il campo di concentramento di Chiesanuova. L’internamento degli “slavi” a Padova durante la Seconda guerra mondiale (Cierre edizioni, pp. 608, 29 euro) – grazie a un’accurata ricerca archivistica condotta in Italia e nell’ex Jugoslavia, arricchita da testi, fotografie e documenti d’epoca, analizza in dettaglio la struttura, l’organizzazione e il funzionamento del campo di Padova (ex caserma Mario Romagnoli). Getta finalmente luce sulle difficili condizioni di vita e sulla quotidianità degli internati, confrontando le visioni edulcorate dei rapporti ufficiali italiani con le dure testimonianze slovene, che denunciavano fame, maltrattamenti e condizioni igieniche precarie. Le condizioni di vita erano pessime. Non a caso morirono 72 persone. Sul piazzale era stato installato il palo delle punizioni, celle sotterranee per altri tipi di pena. Il parroco di Chiesanuova don Ettore Silvestri nella sua Cronaca parrocchiale, all’apertura del campo scriveva il 15 luglio 1941: «La caserma sud di Chiesanuova è stata cambiata in campo di concentramento per prigionieri croati, sloveni. Sono già arrivati circa 4 mila di questi disgraziati. Nella caserma sono state alzate quattro torri di legno per le sentinelle e tutta circondata da filo spinato. La sorveglianza è rigorosissima. Si dice siano tutti banditi e massacratori dei nostri soldati. In verità il 90 per cento è povera gente razziata e portata in Italia, dopo che i loro villaggi sono stati incendiati». Della questione sarà coinvolto persino il Vaticano tramite l’allora delegato pontificio presso la Basilica del Santo mons. Francesco Borgongini Duca.
Su questa brutta pagina scritta dal fascismo, in passato alcuni pionieri avevano provato a dissodare il terreno con studi e ricerche (anche due padovani: Franco Biasia con un filmato e Silvio Cecchinato premio Negrello a Bassano 2007). Spinelli completa e amplifica un quadro di informazioni storiche che prima erano solo parziali ora confluite in questo saggio storico che sarà imprescindibile per chiunque volesse sapere la storia e la genesi del lager di Chiesanuova a Padova. Tuttavia il libro non si limita a descrivere solo il campo di Chiesanuova nel periodo di apertura tra il 1942 e il 1943, ma ne traccia anche le successive funzioni dopo l’armistizio dell’8 settembre, dalla sua trasformazione in “transit camp” per ebrei a campo di accoglienza per i profughi giuliani, dimostrando la sua complessa evoluzione storica.
«Questo nuovo testo – scrive nella prefazione Carlo Spartaco Capogreco, già autore di vari saggi sui Campi del duce – offre squarci molto interessanti non solo sul campo di concentramento di Padova, ma anche sulla figura di padre Placido Cortese, la cui opera è stata riportata alla luce, dalle ricerche di Ivo Jevnikar e Apollonio Tottoli».