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In Rocky il momento decisivo non è la vittoria, ma il rialzarsi dopo essere finiti al tappeto. Il Padova arrivava al Partenio proprio così: alle corde, reduce da tre sconfitte di fila, con la città in fermento per le voci di esonero (poi smentite dalla società) e con un tabù che pesava più dei punti, sei trasferte in Irpinia in cadetteria e sei sconfitte. Calabro aveva chiesto «sangue agli occhi» e un «timbro» da dare alla partita, e alla fine il timbro è arrivato: 1-0 firmato Zuelli, il più coinvolto in conclusioni senza ancora un gol né un assist, che ha trovato la rete nel momento giusto. Poi un secondo tempo da Fort Apache, con i biancoscudati asserragliati nella propria metà campo e un Sorrentino che a ogni assalto ha rimesso il disco sul giradischi. Quando suona l’ultimo accordo, a volte, non conta come: conta che la musica sia andata avanti. E sabato scorso, a Padova, sembrava il contrario.
Calabro conferma il 3-5-2, con qualche variazione rispetto all’ultima uscita di sabato scorso contro l’Entella: Sorrentino tra i pali; Dellavalle, Lovato e Sgarbi i tre di difesa, con quest’ultimo che rileva Pastina, accomodato in panchina; Carissoni e Capelli sugli esterni, con quest’ultimo che prende il posto di Cocchi, anche lui a sedere; Zuelli in regia, con Giunti e Fusi a supporto, quest’ultimo titolare al posto di Pompetti, che stavolta parte dalla panchina; in attacco Artistico e Moro, quest’ultimo preferito a Bortolussi e Seghetti. Nesta risponde con lo stesso modulo: Martinelli in porta; Enrici, Venturi e Di Bitonto in difesa; Missori, Palumbo, Palmiero, Besaggio e Moruzzi a centrocampo; il duo d’attacco è affidato a Russo e Cheddira (quest’ultimo a lungo corteggiato dai biancoscudati nel mercato estivo).
Al Partenio l’Avellino parte con il pallino del gioco, ma senza pericoli: al 4′ Venturi, su corner dalla sinistra, colpisce male e non impensierisce la difesa biancoscudata. Al 7′ i veneti rispondono con la combinazione tra Giunti e Artistico, che serve Capelli: tiro alto sopra la traversa. Al 15′ Russo prova la conclusione, ma trova il muro della difesa padovana. Poi, al 18′, la fiammata di Zuelli: botta da circa 25 metri che sfiora il palo e finisce sul fondo di pochissimo. È il preludio al vantaggio, che arriva al 20′: bellissima azione sviluppatasi dalla sinistra, cross di Capelli, preziosa sponda aerea di Artistico e inserimento di Zuelli, che di testa deposita il pallone in rete. Padova avanti 1-0, un vantaggio che premia chi ha saputo cambiare passo dopo un avvio in sofferenza. Al 25′ Giunti ferma Cheddira con una vistosa trattenuta e il direttore di gara lo grazia, evitandogli il giallo. Gli irpini non ci stanno e al 27′, su punizione di Besaggio, la retroguardia biancoscudata si fa sorprendere e lascia libero Russo, ma Sorrentino respinge con il piede e salva il risultato. Al 31′ gli ospiti sfiorano il raddoppio: sul corner battuto da Zuelli, Fusi svetta di testa e colpisce la parte alta della traversa. Nel finale l’Avellino fa la partita e il Padova si difende ordinatamente. Al 35′ Russo crossa per Moruzzi, la cui incornata è bloccata in presa sicura da Sorrentino; al 39′ il portiere smanaccia il tiro-cross di Missori. Al 42′ arriva la doppia ammonizione per Giunti e Fusi, e subito dopo, al 43′, l’episodio clamoroso: Cheddira sfonda a destra e serve Moruzzi, il cui sinistro viene deviato col piede da Sorrentino sul palo, prima del corner. Padova salvato dal proprio portiere, che chiude un tempo da protagonista.
L’Avellino riparte con un cambio: fuori Palmiero, dentro l’ex biancoscudato Di Maggio. La prima occasione della ripresa, però, è per i biancoscudati: al 47′ Giunti lascia partire una conclusione da circa 25 metri, il pallone sfiora il palo e termina sul fondo, a un passo dal 2-0. Poi la partita cambia padrone. Al 52′ l’Avellino va vicino al pareggio: sugli sviluppi di un corner battuto da Russo dalla sinistra, Palumbo svetta di testa nel cuore della mischia e indirizza il pallone verso la porta, ma Fusi salva sulla linea e mantiene avanti i biancoscudati. Il Padova fatica sempre di più a uscire dalla propria metà campo: i padroni di casa alzano il baricentro e spingono con insistenza, mentre gli uomini di Calabro non trovano spazi né soluzioni per ripartire. Al 59′ ci prova proprio Di Maggio dai 25 metri, ma Sorrentino è attento e blocca in due tempi. Al 63′ arriva il momento più pericoloso: cross di Russo, sponda di testa e conclusione al volo di Moruzzi, ma il portiere biancoscudato si supera e nega il pareggio. Al 70′ Besaggio calcia una punizione, Palumbo colpisce di testa e il pallone termina alto sopra la traversa. Al 72′ ancora Sorrentino protagonista, con un altro grande intervento sul colpo di testa di Favilli. Calabro prova a dare nuove energie: al 77′ escono Artistico e Giunti, dentro Bortolussi e Pompetti. Nell’ultimo quarto d’ora i biancoscudati si schierano con l’elmetto: all’84′, a meno di dieci minuti dal termine, il Padova resiste agli assalti irpini e difende con le unghie e con i denti il prezioso vantaggio. Dopo i quattro minuti di recupero, con gli ultimi cambi (Seghetti e Galazzi per Moro e Zuelli all’inizio dell’extra time), arriva il triplice fischio: 1-0, tre punti pesantissimi.
Nel dopogara Antonio Calabro parte dall’atteggiamento: «Per l’atteggiamento sì. Bene, non benissimo ancora, ma abbiamo fatto dei passi in avanti rispetto alle ultime due partite». Il tecnico biancoscudato indica l’aspetto più positivo della trasferta: «Il fatto di essere stati sul pezzo nonostante le difficoltà e di non aver mai mollato». Sul piano tattico, l’elogio va a Moro: «Non penso che Moro si sia sacrificato tante volte in questo modo nella fase di non possesso, e oggi l’ha fatto per il bene della squadra». Calabro apprezza anche la risposta dei suoi uomini: «Mi porto a casa lo spirito di sacrificio, la determinazione e la disponibilità di questi ragazzi, a cui devo fare i complimenti; poi c’è tanto da lavorare». Resta infatti da ritrovare la lucidità con la palla: «A livello di palleggio e di geometrie dobbiamo acquisire quella tranquillità necessaria in questi momenti». Lo sguardo si sposta subito al Südtirol, atteso tra due giorni all’Euganeo. «In questi due giorni bisogna innanzitutto recuperare», spiega, ricordando il viaggio di ritorno e «un giorno in meno di riposo» in vista dei due impegni successivi, quello con gli altoatesini e quello di Catanzaro. Servono testa concentrata e serenità, perché «il nostro futuro passa molto sia dalla determinazione e dall’atteggiamento, che sono una base importante, ma anche da quella serenità e tranquillità che ci deve permettere di mettere in campo determinate geometrie e combinazioni». Inevitabile la domanda sulla settimana vissuta sul filo delle voci di esonero. Calabro non cerca alibi: «Ferito assolutamente no. Sono stato messo in discussione giustamente, perché la squadra non stava dando delle prestazioni soddisfacenti, non soltanto per l’ambiente ma anche per me». La sofferenza, precisa, era un’altra: non poter regalare soddisfazioni «alla curva, alla piazza, ai tifosi, a tutti quelli che hanno a cuore le sorti del Padova, alla proprietà e al direttore». Quanto alle indiscrezioni, nessuna scossa: «So che fa parte del gioco e so che in questi casi si rischia di perdere lucidità; invece sono stato tranquillo, sereno e lucido». Ma senza abbassare la guardia: «Questo però non basta: martedì sera abbiamo un’altra partita e voglio restare sul pezzo». Sul ruolo della fortuna e del suo portiere, il mister riconosce i meriti del collettivo: «Mi ha aiutato la squadra, che si è resa disponibile. Poi il portiere, come è successo in Modena-Avellino». Poi la lezione del pallone: «L’importante è non mollare mai, sapere di dover mantenere sempre un equilibrio e che anche nelle prestazioni negative a volte puoi tirar fuori qualcosa di buono, mentre in quelle positive devi sempre trovare qualcosa su cui migliorare». Il successo, ricorda, è maturato al Partenio contro «una squadra che aveva dato lezioni di calcio a tutti», dopo due sconfitte casalinghe. Infine una riflessione sulle difficoltà di un campionato dove nulla è scritto, e dove anche squadre costruite per ambire in alto hanno faticato. Per Calabro è più semplice dove c’è continuità: «Nei progetti nuovi è tutto più complicato, ovviamente in tutte le categorie. Il nome del calciatore serve a poco se poi manca la disponibilità, la “bava alla bocca”, l’atteggiamento, il mettersi a disposizione della squadra pensando prima al “noi” e poi all’”io”».
Per Emanuele Zuelli è il pomeriggio del primo gol in biancoscudato: «È arrivata in un momento perfetto. Ci serviva il mio gol, quindi è stata un’emozione unica. È servita a vincere la partita, perciò l’emozione è doppia e siamo felicissimi». La dedica va a tutto il gruppo: «Alla squadra, che se lo merita. Abbiamo passato un periodo negativo, quindi lo dedico a loro». Sul cambio di passo rispetto alle ultime uscite, il centrocampista racconta: «Ci siamo detti le cose in faccia. Abbiamo discusso su quali potessero essere i problemi e abbiamo analizzato la partita. Poi abbiamo incominciato la settimana come abbiamo sempre fatto, allenandoci forte e seguendo il mister». Da quel confronto è nata la reazione: «Abbiamo compreso che ci dobbiamo mettere qualcosa in più, aiutarci maggiormente e stare più vicini». Al Partenio si è vista una squadra diversa: «Sicuramente avremo commesso degli errori, ma si sono notati meno perché non è mai mancato l’aiuto del compagno e il mantenimento delle distanze». Quanto alla domanda se la squadra fosse con Calabro, la risposta è netta: «Non vedo perché non dovessimo esserlo e penso che si sia anche visto. Nelle ultime partite magari non è mancato l’atteggiamento, però oggi volevamo farlo vedere ancora maggiormente». Lo sguardo è già al Südtirol: «Rigiochiamo subito tra tre giorni, perciò non ce la possiamo neanche godere troppo, ma va bene così. Tutte le partite valgono tre punti, e dobbiamo portarli a casa perché, per i nostri tifosi, dobbiamo fare questo e altro». Margini di crescita? «Possiamo migliorare nelle ripartenze, nella gestione della palla e sui calci piazzati, inclusa la cattiveria agonistica. Questo è anche un lato positivo, perché vuol dire che possiamo lavorare e crescere tanto». Infine un giudizio sull’Avellino: «È una squadra offensiva, che ha dei bei giocatori. Quest’anno ritengo siano anche più forti rispetto all’anno scorso. Sicuramente faranno un campionato importante».
Nemmeno il tempo di godersi la vittoria che il calendario bussa di nuovo: martedì alle 20, all’Euganeo, arriva il Südtirol di Possanzini, e sarà un’occasione per dare continuità al risultato e confermare di essere sulla strada giusta per la ripresa. A ricordare che le antenne devono restare accese c’è proprio la sofferenza del secondo tempo di Avellino, con un Padova schiacciato nella propria metà campo e salvato da un Sorrentino monumentale, il migliore in campo dei biancoscudati. Perché in una stagione, come in un film, la scena più difficile non è quella in cui si vince: è quella che viene subito dopo.