Fatti
Il ritorno all’Euganeo dopo l’ultima partita giocata in casa, che è valsa la sconfitta contro il Palermo e l’esonero di mister Andreoletti, coincide con due note liete che vanno a disegnare una domenica perfetta per il tifoso biancoscudato: l’apertura della curva sud, nuova sede del tifo più caldo, e il ritorno alla vittoria, per uno a zero, con gol a firma di Bortolussi, decima rete per lui in questo campionato, che interrompe un digiuno di punti che durava dallo scorso 3 marzo, con il pareggio in casa con lo Spezia, poi cinque sconfitte di fila, mentre per l’ultima vittoria in casa bisogna risalire al 10 febbraio contro la Carrarese. Il valore della curva si è sentito proprio nel momento clou e la rete segnata proprio sotto il nuovo settore può essere senz’altro una spinta in più per il finale di stagione. Una prestazione che ha premiato i ragazzi di Breda, che hanno meritato di portare a casa la posta piena nel secondo tempo grazie alla maggiore pressione, anche se non sono mancati i momenti difficili.
In uno stadio che già due ore prima aveva iniziato a riempirsi, con particolare focus sulla nuova curva, tutta esaurita, che ha accolto con un boato i biancoscudati per il sopralluogo pre-partita, mister Breda opta per un 3-4-2-1 con Sorrentino in porta; Sgarbi, Perrotta e Pastina in difesa; Crisetig e Fusi a centrocampo, con sugli esterni Capelli e Favale; Varas e Di Mariano a supporto di Bortolussi in attacco. 3-5-2 per l’Empoli di Fabio Caserta, che risponde con Fulignati in porta; Candela, Lovato (padovano ed ex di turno) e Guarino in difesa; Ebuehi, Magnino, Ghione e Yepes a centrocampo; Shpendi e Popov in attacco.
Primo tempo intenso ed equilibrato all’Euganeo, con entrambe le squadre pronte a darsi battaglia fin dai primi minuti. È l’Empoli a rendersi pericoloso per primo, conquistando un calcio d’angolo dopo appena un giro di lancette, ma è al 9′ che arriva il brivido più grande della frazione: Popov, a pochi passi dalla porta, si vede negare il vantaggio da un autentico miracolo di Sorrentino, che con un intervento prodigioso tiene a galla i biancoscudati. Scampato il pericolo, il Padova alza il baricentro e prende in mano le redini del gioco e, al 25′, sugli sviluppi di un corner battuto da Di Mariano, Sgarbi stacca di testa trovando però la pronta risposta di Fulignati, autore di un ottimo intervento. La pressione padovana non si esaurisce: al 29′, su punizione battuta sempre da Di Mariano, Bortolussi non riesce a impensierire l’estremo difensore toscano con una spizzata di testa, mentre al 31′ è ancora Sgarbi a provarci di testa, senza fortuna. Al 34′ l’Empoli si fa rivedere con Shpendi, che da ottima posizione spreca calciando alto sopra la traversa. Al 36′ Crisetig conquista una punizione interessante dal limite, ma il suo destro si infrange sulla barriera. Il finale di tempo regala l’ultimo grande sussulto: al 41′ Shpendi si invola solo davanti a Sorrentino, ma il portiere biancoscudato è ancora una volta provvidenziale, ritardando la conclusione dell’attaccante e permettendo ai compagni di rientrare in copertura. Dopo un minuto di recupero, le squadre vanno al riposo sul risultato di 0-0.
La ripresa si apre subito con una novità nelle file biancoscudate: Breda inserisce Faedo al posto di Sgarbi e il Padova parte forte. Al 49′ è Varas a far sobbalzare l’Euganeo con un destro a giro dal limite che sfiora la traversa, dando il segnale delle intenzioni offensive dei padroni di casa. La squadra di Breda continua a spingere e al 57′, dopo un paio di azioni insistite, il cross di Varas pesca la testa di Bortolussi: ancora attento Fulignati. Al 63′ arriva però il brivido per i tifosi di casa: Popov colpisce una clamorosa traversa dall’interno dell’area, con Faedo ammonito per proteste. Breda si gioca la carta Caprari al posto di Di Mariano e al 65′ è ancora Bortolussi a sfiorare il vantaggio, con Fulignati protagonista di un nuovo miracolo su una palla vagante sporcata in area dal numero 20. Al 67′ altra grande occasione: Varas serve Bortolussi che imbuca per Fusi, ma la conclusione termina sul fondo. La girandola dei cambi prosegue con Ghiglione e Di Maggio dentro per Capelli e Fusi, e proprio Ghiglione si rende subito protagonista al 75′ con un cross perfetto sulla testa di Favale, la cui conclusione è però troppo centrale e viene respinta da Fulignati. La pressione biancoscudata trova finalmente il meritato premio all’84’: al termine di un convulso batti e ribatti in area di rigore, è Bortolussi il più rapido a fiondarsi su un pallone vagante e a trafiggere Fulignati con il destro, firmando il suo decimo gol in Serie B e il vantaggio padovano. Esultanza incontenibile per il numero 20 proprio sotto la curva sud: si toglie la maglia e viene ammonito. L’Empoli prova a riversarsi in avanti alla ricerca del pareggio, ma il Padova si chiude con ordine. Al 93′, dopo un lungo check del Var per un possibile tocco di mano in area biancoscudata, l’arbitro Perenzoni fa riprendere il gioco senza concedere nulla agli ospiti. Negli ultimi disperati assalti l’Empoli non riesce a trovare il varco giusto: all’Euganeo è festa grande, il Padova porta a casa tre punti pesantissimi che interrompono la serie negativa e rilanciano i biancoscudati in corsa per la salvezza.
Roberto Breda commenta la prima vittoria sulla panchina del Padova partendo dal significato profondo di una giornata che porta in dote ben più dei tre punti: “Bisognava vincere perché era importante per la classifica, perché hai superato in ogni caso una squadra che nonostante i valori è là, quindi è coinvolta. Era importante per dare un segnale dopo le cinque sconfitte, era importante per il gruppo per dare anche continuità e convinzione a un lavoro che stiamo portando avanti. Era importante per la curva, perché veramente ci sono state due o tre situazioni belle importanti, e sentire il boato là è stata veramente una grande soddisfazione”.
Sull’inaugurazione del nuovo settore, il tecnico si concede una riflessione che vale come dichiarazione d’amore allo stadio: “Adesso mi permetto una cosa: prima forse era uno dei più brutti d’Italia, ma con questa curva diventa uno dei più belli, perché veramente cambia completamente tutto, l’atmosfera, l’acustica e la vicinanza, il pathos che si vive dal campo”. E aggiunge un ricordo personale legato al passato: “La prima partita a Padova l’ho fatta nello stadio vecchio, all’Appiani. Questa assomiglia come curva a quella, perché ero venuto col Messina, avevo fatto anche una partita in Nazionale Under 21 ed era uno stadio bello proprio all’inglese. Mi piace che sia tornato a vivere quel tipo di atmosfera che secondo me c’era anche bisogno di fare”. Sulla differenza percepita dalla panchina con la curva piena, Breda non ha dubbi: “Sì, perché hai la curva là, a parte la presenza conta, perché al di là dell’infrastruttura poi ci sono le persone che la rendono curva vera. Sono stati bravi, e non segnare sotto quella curva oggi sarebbe stato un peccato”.
Sul proprio coinvolgimento emotivo, ben più visibile rispetto al debutto di Frosinone — al punto da rimediare anche un cartellino giallo —, il mister ammette: “Sento anch’io l’importanza, e so che passa soprattutto dalle partite in casa. Non perché fuori casa non dobbiamo fare punti, ma perché l’abbiamo detto anche coi ragazzi: i numeri sono relativi, possono essere alibi o possono essere sfide. Noi questa voglia di vincere in casa, cosa che quest’anno magari non è successo tante volte, volevamo far vedere che ci tenevamo a farlo in uno scontro diretto”.
Passando all’analisi tattica, Breda riconosce un avvio difficoltoso ma elogia la crescita progressiva della squadra: “Non siamo partiti benissimo, sia come distanze che come tempi di aggressione, sia anche tecnicamente abbiamo sbagliato un po’ all’inizio. Però già la seconda metà del primo tempo abbiamo guadagnato metri, magari non creando tantissimo ma conquistando campo. E nel secondo tempo certamente i ritmi che abbiamo tenuto sono stati ritmi importanti”. Promosso a pieni voti il lavoro del centrocampo: “Il lavoro del centrocampo è stato importantissimo, viene aiutato anche da davanti che si sono sacrificati e da dietro che fanno le scalate giuste. È stata una bella interpretazione dove hai rischiato su un’unica occasione vera e propria. Contro una squadra con questi valori come l’Empoli è difficile non rischiare niente, ma siamo stati veramente bravi a interpretarla nella maniera giusta”.
Capitolo singoli, partendo da Mattia Bortolussi, autore del decimo gol stagionale dopo l’esclusione di Frosinone: “Mattia è un giocatore forte, non è che non ha giocato perché gli altri erano meno forti di lui. Ci sono anche delle strategie, partite diverse, voglia di impostare in maniera diversa. L’atteggiamento suo, che reagisce a un’esclusione con la voglia di dimostrare, certamente per un allenatore è il segnale migliore. Ma anche settimane prima stava lavorando bene”. E un elogio anche per chi è subentrato: “Caprari ha stretto i denti, ha dato una mano, è entrato bene con l’atteggiamento giusto. In questo momento abbiamo bisogno veramente di tutti”. Sulle sostituzioni che hanno portato al gol, con l’apertura illuminante di Di Maggio per Caprari, Breda si toglie una soddisfazione da allenatore: “Da allenatore la soddisfazione più bella è quando ti entrano così i ragazzi, con la voglia di mettere a disposizione le qualità al servizio del gruppo. Per un allenatore sapere che hai delle frecce da scoccare durante la partita è tanta roba. Oggi veramente è una vittoria del gruppo più di tutto”.
Sul fronte degli acciacchi, qualche preoccupazione per Sgarbi, uscito anzitempo: “Speriamo che nei prossimi giorni sia solo un affaticamento. Non è proprio lo stesso punto” del precedente infortunio. E sull’assenza dell’ultimo minuto di Villa: “Ha avuto un problema fisico ieri mattina alla rifinitura. Non riuscivamo a capire se poteva essere recuperabile o no, ha fatto una prova e poi abbiamo deciso così”.
Sull’umore ritrovato in spogliatoio dopo le cinque sconfitte, il tecnico racconta un’immagine emblematica: “È un volto che si meritavano, questo tipo di soddisfazione. Però, come ha detto bene Caprari rientrando in spogliatoio, non abbiamo fatto niente e si guarda avanti. Credo che anche l’autostima avesse bisogno di questa vittoria, perché siamo una squadra che vuole le cose e che oggi ha dimostrato che, nonostante le avversità, la volontà del gruppo e la disponibilità e determinazione del gruppo comanda su tutto”. Sul lavoro fatto in settimana dopo la sconfitta dello Stirpe, Breda individua il valore aggiunto nell’atteggiamento mentale: “Il fatto di non piangersi addosso dopo la sconfitta di Frosinone. Di capire le cose che avevamo fatto in ogni caso discretamente e che qualcosa avevamo fatto già là, anche se a sprazzi. Voglio un gruppo che non trovi alibi e continui a lavorare. Da questo punto di vista, nonostante non sia stata una settimana semplice, i ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro, e quello che è stato raccolto è meritato perché è frutto di questa volontà di andare oltre le difficoltà”.
Sul cammino salvezza e sul calcolo dei punti necessari, il tecnico preferisce non fare tabelle: “A me non piace fare tabelle perché alla fine meglio concentrarsi su una partita alla volta. Oggi è stato uno scontro diretto importante. Abbiamo altri tre scontri diretti, ma pensiamo alla Reggiana e basta in questo momento, perché noi dobbiamo solo pensare a questa e fare più punti possibili. Quando tu fai punti qualcosa si muove sempre, ed è la cosa più importante”.
In chiusura, una domanda delicata sullo striscione esposto dalla curva sud in onore di Andreoletti, e Breda risponde con eleganza e rispetto: “Andreoletti è entrato nella storia del Padova, perché il campionato dell’anno scorso è un campionato che rimane. Rimane per lui, rimane per tutti i ragazzi che l’hanno ottenuto, per la società che l’ha ottenuto. Io a Padova ho trovato un ambiente molto disponibile nei miei confronti. So che devo dimostrare, devo fare punti, ma come dappertutto. La mia non è una sfida con Andreoletti: stiamo lavorando insieme in fasi diverse per un obiettivo comune”. E conclude con una riflessione che restituisce il giusto tributo al predecessore: “La salvezza del Padova esalta ancora di più il lavoro di Andreoletti, non solo dell’anno scorso ma anche quello di quest’anno. Io ne farò sei, lui ne ha fatte molte di più. Se c’è una salvezza non è la mia, è la sua. Siamo tutti in questo obiettivo, partendo dal presupposto che chi vince rimane ed è giusto che gli venga dato il tributo che ha avuto”.

A prendere la parola dopo il tecnico è Mattia Bortolussi, autore del gol vittoria e del decimo centro stagionale, che racconta una serata difficile da immaginare migliore: “Più bella, più forte di così era difficile. Penso che abbiamo dato un gran segnale, ce lo meritavamo per tutto quello che abbiamo fatto fino ad adesso e per chi ha lavorato insieme a noi fino ad adesso. In questi casi conta tutto: chi è passato, chi è arrivato, e penso che ce la meritavamo. E poi sotto la curva così… quando ho visto che attaccavamo il secondo tempo sotto la curva, ho iniziato a immaginarla”. Tre punti pesantissimi, conquistati con la sofferenza dei finali di partita vissuti nelle ultime settimane: “Tre punti importantissimi, fondamentali, ci abbiamo creduto fino alla fine. Abbiamo rischiato, perché poi un paio di episodi alla fine sembrava di rivivere qualche altra partita, quindi siamo contentissimi e dobbiamo ripartire sicuramente da qua”.
L’attaccante biancoscudato si lascia poi andare a un racconto intimo sull’esultanza, quasi celestiale, sotto la curva: “Si è spento tutto. Sono andato nell’angolo, non so nemmeno perché, poi ho visto il fiume dei ragazzi che venivano addosso. Non è da me, si è veramente spento tutto, però è una gioia che veniva da dentro, sognata, costruita e lavorata, quindi più bella di così non potevo sicuramente immaginarla. È stata un’azione che sembrava non volesse entrare, ho sperato, abbiamo sperato fino all’ultimo, e poi s’è fermata là ed è andata come doveva”. E sull’abbraccio della squadra, che lo ha quasi travolto: “Ho avuto paura perché ho visto tanta gente addosso e non respiravo. Però ne è valsa sicuramente la pena, anche perché è stata una partita difficile, tosta, contro un avversario importante. Siamo stati bravi a tenere il carretto in pista fino alla fine e a crederci”.
Sul significato del decimo gol stagionale, traguardo personale di rilievo al primo anno in Serie B, Bortolussi non si concede però autocompiacimento e allarga subito il discorso al gruppo: “Mi preme dirlo e sottolinearlo: chi c’è stato, chi ha lavorato fino ad adesso e chi è arrivato. Ora ci aspettano quattro finali, quattro partite importanti, ed è tutto nelle nostre mani. Cercheremo di lavorare, di farci trovare pronti”. Un pensiero speciale anche per il pubblico biancoscudato, decisivo nella spinta che ha accompagnato la squadra: “Dobbiamo ringraziare tutta quella gente là in curva, è una sensazione incredibile. Ci ha dato una carica assurda, e avere tutte quelle persone là dietro è fondamentale, fa la differenza. Si sente, ci spingono, ci sostengono tutti i minuti, e veramente ci danno una carica, una spinta incredibile”. Un dettaglio in particolare gli ha fatto piacere: “La cosa bella è che hanno riempito anche tutto l’altro settore di là – la vecchia tribuna Fattori-. Si pensava magari ‘hanno costruito una curva gigante, di là sarà vuoto, invece ci hanno dato un altro segnale. Ci abbiamo tenuto ad andare a ringraziarli dopo la partita, sia la curva sia di là. Sarà fondamentale averli tutti dalla nostra nelle prossime partite”.
Sul piano personale, il numero 20 biancoscudato si lascia andare a una riflessione che sa di rivincita, dopo anni complicati: “Vale tanto. Vale qualche anno passato con l’acqua alla gola, passato con la testa bassa, e ancora bisognerà continuare a lavorare così, perché è il mio unico obiettivo. C’è tanto lavoro dietro, ci sono tante cose mandate giù, tante orecchie chiuse, tanti occhi chiusi. Il mio obiettivo è lavorare, cercare di crescere sempre di più, e ci tengo anche a ringraziare la squadra che mi ha permesso di arrivare a questo obiettivo importante”. Sull’aspetto tecnico del gol e sulla qualità da opportunista d’area, Bortolussi sorride: “Tante volte sei là che aspetti la palla che arrivi lì e non arriva, però l’importante è continuare finché si può. È importante sempre credere in quello che si fa, continuare a credere nei propri princìpi, lavorare e poi cercare di sfruttare le occasioni quando capitano”.
Sull’umore ritrovato in spogliatoio dopo il digiuno, l’attaccante biancoscudato indica la chiave nella consapevolezza: “Arriviamo con consapevolezza. C’è la consapevolezza che se ci crediamo, se lavoriamo e se siamo sul pezzo possiamo veramente arrivare all’obiettivo. Non eravamo scarsi prima e non siamo dei fenomeni adesso; il bello è che le partite di 90 minuti si giocano e poi si resetta, e si prepara già quella di domenica prossima. Dobbiamo continuare a lavorare, è una partita andata, abbiamo fatto tre punti, testa bassa e lavorare. È l’unica via”. Sul presunto battibecco visto in campo tra Ghiglione e Pastina, Bortolussi non si sbilancia: “Non ne abbiamo parlato. Penso che sia stata l’azione del presunto rigore di Perrotta. Lì intervengono tante emozioni, tante situazioni, magari non so gli ha detto qualcosa in più perché si è fatto scappare la marcatura all’uomo in dribbling. Sinceramente non l’ho visto, però penso sia stata questa la lettura. Robe di campo sicuramente”.
In chiusura, una riflessione personale su una categoria, la Serie B, che molti dubitavano potesse essere alla sua portata: “La cosa fondamentale è crederci. Ho lavorato una vita per arrivare qua, quindi bisogna continuare a lavorare come ho fatto fino ad oggi senza stare a pensare tanto alle categorie, alle chiacchiere e alle situazioni. Non devo essere io a dire se sono da B o no, lascio farlo a chi di dovere. Io lavoro, cerco di migliorarmi e cerco sempre di guardare avanti, nonostante le categorie, nonostante i risultati, nonostante i gol. Non sono mai stato assillato dalla categoria, ho sempre cercato di migliorarmi. Poi se qualcuno ha detto che ero da B o non ero da B conta poco. L’importante alla fine sono gli obiettivi di squadra, gli obiettivi personali, ed essere convinto di aver dato tutto”.
Il prossimo appuntamento sarà domenica 19 aprile alle ore 17.15, di nuovo all’Euganeo, contro la Reggiana dell’ex allenatore Bisoli (nella stagione 2017-18 portò la squadra in Serie B, mentre in quella successiva non riuscì a salvarla, venendo esonerato due volte a stagione in corso), per quella che sarà un’altra sfida salvezza. Ma all’Euganeo, da oggi, c’è un’arma in più: la Curva Sud.