Chiesa
Quando nel mondo si allargano i fronti dei conflitti, quando le armi del più forte sembrano avere la meglio e sul diritto internazionale prevalgono gli interessi dei potenti in lotta fra loro… Quando avviene tutto ciò è difficile restare ottimisti riguardo alla pace fra le nazioni e i popoli. Soprattutto ci si trova inermi e impotenti rispetto a guerre così più grandi di noi. Ci troviamo a pregare il Signore perché illumini le menti dei governanti e risparmi sofferenze alle popolazioni ma talvolta ci sembra troppo poco e che Dio non ascolti le nostre invocazioni. In realtà non dobbiamo cedere alla tentazione di temere che non possiamo fare niente, perché la pace si costruisce giorno dopo giorno nelle nostre relazioni quotidiane. È lì, a partire dalla famiglia, che ci è chiesto di superare le tensioni e i contrasti. Tra marito e moglie, tra genitori e figli, fra fratelli e sorelle possono nascere conflitti violenti, ma noi siamo più forti dell’odio e sappiamo perdonare e riconciliarci. Sì, il perdono è al cuore della vita cristiana e pietra angolare della famiglia. Saper perdonare significa innanzitutto voler capire da dove nascono le tensioni, come poter spegnere le braci del risentimento prima che divengano un fuoco divorante. Il perdono è la disponibilità creativa a cancellare l’errore e andare avanti, il desiderio di fare nuove le cose, di rialzarsi e ricominciare. Quante volte? La risposta di Gesù è perentoria: “settanta volte sette”, cioè sempre. Sforzarsi di comprendere le ragioni dell’altro, la stanchezza o il nervosismo che generano lo scontro è già una fase del processo di perdono che non è mai un’operazione scontata e meccanica, ma un processo che necessita di tempo, coraggio e pazienza. Perché il perdono non è soltanto soprassedere ma rendere più forte la comunione e riaffermare la disponibilità a sostenere le fatiche che l’altro vive. La pace, infatti, nasce dal perdono e il perdono, a sua volta, nasce sempre dall’amore. È l’amore che spinge ad approfondire il dialogo e il confronto per immedesimarsi nell’altro, placare le contese e trovare una via di riconciliazione. Il tempo della Quaresima è propizio perché in ogni famiglia si scelga di radunarsi per un confronto franco e sincero che metta in evidenza i motivi di tensione che si sono vissuti o ancora si vivono. Oltre alla preghiera comunitaria nell’assemblea liturgica si tratta di trovare dei tempi all’interno della vita domestica in cui pregare insieme e dirsi l’un l’altro che ciascuno può contare sulla comprensione reciproca, su un amore che è il fondamento della convivenza famigliare. Se vogliamo si può vivere questo momento come un esame di coscienza famigliare che fa stringere le mani e abbracciarsi con la promessa di camminare insieme, riconciliati, verso la Pasqua. È evidente che questa non sarebbe solo una ricerca di giustizia che distribuisce torti e ragioni è, molto più in profondità, una prova d’amore sull’esempio di quello di Gesù, che ha saputo perdonare più volte fino sulla croce e che ci ha insegnato la dimensione del perdono. Vivere in questi termini il perdono reciproco ci porterebbe in qualche modo a sperimentare il Sacramento della riconciliazione in famiglia. Un modo concreto di impetrare la pace e di dare testimonianza ai fratelli che è possibile costruire percorsi la cui destinazione finale è affidata alla Grazia dello Spirito Santo, a noi sta l’iniziativa che ci rende cristiani credibili di fronte al mondo e portatori di speranza verso un futuro senza conflitti.