Idee
Il 19 marzo scorso celebrando la solennità di San Giuseppe abbiamo vissuto la tradizionale festa del papà, una bella ricorrenza che ci invita a riflettere sulla figura del padre che è molto cambiata in questi anni e oggi si presenta decisamente diversa da quella delle generazioni precedenti alla nostra. Si è padri di neonati, di adolescenti, di giovani e si è padri anziani di figli adulti, ma non è solo per l’età che cambia il ruolo paterno; una volta, fino a non molto tempo fa, la figura del padre godeva di un’autorevolezza insita nello stesso ruolo, che di fatto lo rendeva pater familias, un capo meritevole di un’ubbidienza pressoché cieca da parte dei figli, con il consenso reverente della moglie. Oggi non è proprio più così, con buona pace di chi vede ancora il pericolo del patriarcato nel nostro Paese, esso se c’è non è più nella maggior parte delle famiglie italiane dove i genitori hanno assunto una posizione paritaria e, anzi, se mai, i padri faticano a trovare il loro spazio. C’è bisogno prima di tutto che fra i genitori ci sia un dialogo franco e sincero, consapevole delle differenze fra padre e madre ma desideroso di dare una chiara direzione educativa ai figli che beneficiano prima di tutto dell’amore che sperimentano in famiglia. In questo contesto ideale, alla figura del padre è chiesta, prima di una presa di posizione, una grande capacità d’ascolto. Ascolto della consorte, ascolto dei figli. Di solito quest’ultimi vivono una dimensione più intima, improntata alla tenerezza e alle effusioni anche fisiche con la madre, mentre il padre anche nei casi più felici è tenuto a mantenere una distanza maggiore. Questo non vuol dire mancanza di affetto ma è solo frutto della diversità che esiste fra i genitori e ch’è giusto vi sia. Il padre e la madre sono due figure diverse e importanti, entrambi ubbidienti alla loro vocazione di genitori, attenti e capaci di aiutare ad indirizzare nella vita i figli. Due figure che devono dare fiducia e sapere incoraggiare. Dentro a questa unità di essere genitori, papà e mamma si sostengono anche nel mantenere viva la propria specificità. È cioè importante che siano sostenute le sensibilità reciproche. Spesso la mamma, come detto, sa offrire una sensibilità e un’attenzione più intima, più tollerante e paziente. Il papà generalmente è invece più portatore di una sensibilità che, guardando al futuro, incoraggia a scelte importanti.
Entrambi si qualificano per la loro autorevolezza più che per “autorità” di ruolo. Certamente i figli hanno bisogno di entrambi, uniti e diversi. Diventa perciò importante che entrambi si facciano, in un certo senso, formare anche dai figli nella loro specifica genitorialità. Questo riguarda più marcatamente il padre che negli ultimi decenni è andato via via verso un’assenza di cui molta sociologia ci ha delineato le caratteristiche. Oggi il padre deve recuperare terreno, trovare degli ambiti educativi che siano specifici suoi, cercare un ruolo più chiaro nella gestione delle faccende domestiche, lungi dall’accontentarsi di portare lo stipendio a casa. C’è bisogno da parte sua di creativa generosità che lo porti oltre le consuete mansioni. Capace di tagliare il cordone ombelicale dei figli con la madre, ma al contempo di saper rispondere alle domande che i figli stessi pongono su loro e sul loro futuro.