Dal 23 al 25 ottobre il teatro Ariston di Sanremo ha ospitato la 48ª edizione del premio Tenco, appuntamento storico per gli amanti della canzone d’autore. Il tema scelto per quest’anno, “Con la memoria”, ha guidato tre serate intense in cui la musica si è fatta strumento di riflessione, racconto e impegno civile.
L’obiettivo dell’evento, oltre a rileggere alcuni passaggi cruciali della storia del Novecento, è stato quello di mostrare come la canzone possa ancora custodire esperienze, tramandare storie e dare voce a ciò che rischia di essere dimenticato. In un tempo in cui la memoria – anche quella musicale – tende ad affievolirsi, il premio Tenco ha voluto riportarla al centro della scena culturale.
Tra i cinque artisti insigniti del Tenco alla carriera – Baustelle, Goran Bregović, Ricky Gianco, Tosca e Daniele Silvestri – è proprio quest’ultimo ad aver regalato uno dei momenti più sentiti della manifestazione. Per Silvestri, tornare sul palco dell’Ariston ha avuto il sapore di un ritorno alle origini: fu proprio qui, trent’anni fa, che comprese che la musica sarebbe stata la sua strada. «Un cerchio che si chiude», ha detto l’artista romano, con la speranza però che i suoi testi continuino ad aprire nuove prospettive nelle generazioni che lo ascoltano.
Il Club Tenco ha motivato il riconoscimento sottolineando la capacità di Silvestri di trasformare la memoria in un mosaico poetico e civile. Le sue canzoni intrecciano frammenti di storia e quotidianità con uno stile che fonde ironia, lucidità e raffinatezza. La sua scrittura diventa così una lente critica sul presente, dove ogni parola è frutto di cura e consapevolezza.
Nel suo intervento, Silvestri ha parlato del valore del linguaggio come archivio vivente, capace di custodire radici e significati. Ha poi lanciato un appello a non restare indifferenti di fronte alle tragedie del nostro tempo, ricordando che la memoria non è solo ricordo, ma anche responsabilità.
Il premio Tenco 2025 ha offerto dunque molto più di un semplice festival musicale: è stato un invito a pensare, a ricordare, a non voltarsi dall’altra parte. E nel riconoscimento a Daniele Silvestri ha celebrato un artista che ha saputo fare della memoria una voce attiva, capace di costruire ponti tra passato e futuro.
Ancora una volta, il mondo della cultura e dello spettacolo si è fatto portavoce di temi scomodi, risvegliando coscienze: dalla guerra in Ucraina e Palestina, alla difesa delle diversità. Un richiamo al fatto che non basta non dimenticare: occorre anche conoscere, perché è proprio ciò che ignoriamo a generarci paura.
In una società in cui l’impegno politico appare sempre più piegato agli interessi economici, è attraverso la cultura che possiamo ritrovare il lume della ragione, o almeno la speranza. Come ha ricordato di recente il filosofo Umberto Galimberti: «Le bugie funzionano quando c’è poca cultura. Come posso confutare una bugia se non so niente? La cultura è l’unico pericolo delle dittature».
Un monito che il Premio Tenco rinnova, tra una nota e l’altra, invitandoci a tenere viva la memoria del secolo scorso — il Novecento — per non smarrire il senso del presente.