Idee
I luoghi della cura non hanno confini, perché la vita ha bisogno di cura dall’inizio alla fine. Si può sostenere che anche le organizzazioni di welfare hanno bisogno di cura, per affrontare le patologie organizzative. Per tutti la vita senza cura è vita senza speranza. Bene che la Regione Veneto si chieda se e come potenziare le capacità politiche e sociali nel garantire cure efficaci. Le cure povere di umanità, standardizzate e burocratiche, erogano ma non curano.
La Chiesa di Padova dedica molta attenzione alla cura, chiedendo agli operatori sanitari di “curare con cura”. È emerso nella recente ordinazione episcopale di mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia accademia per la vita, all’Opera della Provvidenza .’Antonio, un concentrato di cure profondamente umane. Su piccola scala è avvenuto anche in un seminario internazionale a Padova, organizzato dalla Fondazione Zancan, su come curare le nuove vite proteggendole da abusi e maltrattamenti.
Il Rapporto statistico della Regione Veneto dichiara una priorità politica ed etica: «Prendersi cura è un valore essenziale in ogni dimensione della vita e richiede impegno e responsabilità di ciascuno» (pag. 85). Nel Veneto sono 10.633 le persone con disabilità accolte nei servizi residenziali o semiresidenziali e sono 47.506 le persone anziane non autosufficienti accolte e curate. Molte di più sono le persone bisognose di cure quotidiane nelle loro case. Tra quanti beneficiano di cure domiciliari, il 90,3 per cento ha 65 anni e più, il 77,6 per cento ha 75 anni e più (pag. 115).
Le stime regionali prefigurano una crescita impressionante della domanda di cura: nel 2050 saranno 395.997 le persone anziane di 75 anni e più che vivranno in coppia senza figli e altre 376.025 affronteranno questa condizione da sole. Attualmente sono «circa 670 mila le persone di 15 anni e più che forniscono cura con regolarità a una o più persone con problemi di salute dovuti all’invecchiamento o a patologie croniche» (pag. 99).
Quindici anni fa la Fondazione Zancan aveva quantificato la “spesa annua per la non autosufficienza nel Veneto” in circa 2,9 miliardi di euro. Quasi metà era spesa privata a carico delle famiglie. Purtroppo, l’emergenza anziani porta a sottovalutare la cura dei nuovi nati, con risposte insufficienti che ricadono sulle famiglie e penalizzano l’occupazione femminile. Bene, quindi, che il Rapporto utilizzi una contabilità inedita, quantificando contemporaneamente i problemi e le soluzioni necessarie, per l’intero ciclo di vita. Non parla di welfare assistenziale ma di welfare motore di sviluppo umano, sociale ed economico. La legge regionale n. 9/2024 aveva giustamente indicato «la necessità di promuovere partecipazione attiva, corresponsabilità e valorizzazione delle risorse delle persone e delle comunità» investendo nel welfare generativo (pag. 111). Ma non è facile, significa ripensare il senso della “cura con le persone”, rivendicando il “diritto di avere doveri” e concorrendo solidalmente a questo risultato. Nella vita di tutti i giorni significa: «Non puoi aiutarmi senza di me!». Da anni stiamo implementando soluzioni di welfare generativo, in ambiti regionali ed ecclesiali, misurando il valore creato, umano ed economico.
Oggi, quando si parla di anziani, si finisce per parlare di “non autosufficienza”. Rimane in ombra la “grande opera quotidiana” che si chiama “lavoro socialmente utile degli anziani autosufficienti”. Quasi un quarto dei caregiver informali è costituito da anziani. La loro azione non va a beneficio solo della sfera familiare, si estende alla cura dei beni sociali, culturali, ambientali. È un condensato di valore economico e costituzionale. Merita di essere riconosciuto, smontando il pregiudizio che gli anziani siano un costo, mentre sono fonte di valore e ricchezza umana.
La grande differenza tra anziani aiutati e anziani che aiutano parla da sola, è quindi urgente mettere a riposo la cultura assistenzialista, quella dei “diritti senza doveri”. La nuova politica regionale si candida a pilotare questo salto di paradigma. Potrà essere facilitato dagli studi di fattibilità realizzati. In passato la carità ha preparato la giustizia, oggi la solidarietà è chiamata a fare altrettanto. L’auspicio è che lo sforzo congiunto nel ripensare la cura possa bonificare la crisi di fiducia nel futuro di tutti, anche del welfare regionale.
L’invecchiamento della popolazione rende sempre più centrali i servizi territoriali.
In Veneto il 12,3 per cento degli anziani è seguito dalle cure domiciliari, soprattutto gli over 74, mentre i centri diurni aiutano a mantenere le persone nel proprio ambiente di vita alleggerendo il carico delle famiglie.
La cura passa anche dalla scuola e dallo sport: nel 2025 il tasso di abbandono scolastico è sceso al 7,6 per cento, in linea con l’obiettivo europeo. Sul territorio regionale sono presenti quasi ottomila impianti sportivi e la filiera dello sport produce 7,9 miliardi di euro di valore economico, ai quali si aggiungono 6,2 miliardi di benefici sociali grazie ai risparmi per sanità, welfare e sistema giudiziario, confermando che prevenzione, salute e coesione sociale rappresentano un investimento strategico per il futuro.