Idee
In ascolto del bosco. Meraviglia e rispetto
Il mondo è una comunità complessa, dove piante, animali e uomini intessono relazioni continue. Nella stessa casa
IdeeIl mondo è una comunità complessa, dove piante, animali e uomini intessono relazioni continue. Nella stessa casa
L storia recente dell’Occidente, quella degli ultimi secoli, sembra andare in un’unica direzione, quella della semplificazione. Le case si assomigliano, le strade si assomigliano, stando in una periferia non sapresti dire in quale nazione ti trovi. Anche l’agricoltura ha perso tutta la ricchezza di varietà coltivate e di tecniche elaborate nei secoli, che erano una diversa dall’altra. Perfino i boschi, considerati un avamposto di naturalità, sono stati piantati o plasmati con forme di utilizzo che ne hanno di molto ridotto la diversità e la ricchezza biologica. In altre parole per affrontare l’enorme aumento del numero degli umani, da un miliardo e settecentomila di un secolo fa agli attuali otto miliardi, sembra si sia imboccata la strada della semplificazione, della omologazione. Voglio dirla in modo diverso: ci si è allontanati dalla forma con cui la natura rappresenta se stessa. E quando ci si allontana troppo, quando si preferisce la forma geometrica dei coltivi, l’impiego di un’unica varietà (mais, colza, cotone ecc.) su milioni di ettari, l’imbrigliamento dei corsi d’acqua, la cementificazione e l’asfaltatura dei suoli, l’eliminazione di centinaia di specie animali e vegetali ritenute nocive o semplicemente fastidiose, ci si espone a grandi rischi, perfino difficili da prevedere. Le conseguenze sono davanti ai nostri occhi: alluvioni, ritiro dei ghiacciai, tempeste che in mezz’ora buttano a terra milioni di alberi, piogge di un’intensità mai vista dalle conseguenze disastrose. Credo vada riconsiderato il nostro modello di sviluppo a partire da uno sforzo nel ricreare sistemi ricchi di biodiversità, cioè di quella ricchezza di specie di cui il mondo era formato e che le attività umane un po’ alla volta hanno fatto scomparire. Potremmo cominciare a osservare da vicino una foresta. Adesso lo sappiamo, è un tutto vivente, è un organismo che possiamo sentire, respirare, svegliarsi, vivere. Possiamo ascoltarlo come possiamo ascoltare noi stessi, possiamo proteggerlo, come desideriamo proteggere noi stessi. Sappiamo che una pianta scambia lo zucchero con un’altra pianta, ospita un insetto, avvisa del pericolo le altre piante, le aiuta. Se si sta dentro un bosco in posizione di ascolto, si avverte la presenza di un flusso di energia che circola tra i rami, le foglie, le radici. Talvolta è un sussurro, altre volte sono strepiti e grida. È come se le piante parlassero tra loro.
Ecco, l’ascolto. Forse abbiamo bisogno di tornare ad ascoltare, a guardare con più attenzione l’altro da noi, cioè la natura, ma anche gli animali domestici o selvatici, pensare al suolo che sta sotto i nostri piedi e che tendiamo a ignorare. Questa osservazione del mondo, se sostenuta dalle recenti acquisizioni della ricerca scientifica, ce lo fa percepire come una comunità complessa, dove piante, animali grandi e piccoli e uomini intessono relazioni continue e abitano la stessa casa. Potremmo approfittare di qualche giorno di vacanza per camminare dentro un bosco con tutti i sensi attivi, e quindi avvertirne gli odori, vederne la ricchezza di forme, cogliere la morbidezza delle foglie o l’asperità delle vecchie cortecce, sentire il sapore di un frutto del sottobosco o l’acidulo di un erba. È un’esperienza semplice e gratuita che ci porta dentro a un sentimento molto forte: facciamo parte di questo mondo. Non ci appartiene, ne facciamo parte. Con questo spirito guardiamo più da vicino e con più attenzione i tronchi, le chiome, le radici dei grandi alberi, ma anche i piccoli licheni, il mistero della loro simbiosi tra alga e fungo, osserviamo le formiche perennemente indaffarate, ci interroghiamo sulla potenza del picchio che con il becco scava la sua casa nel duro legno. Scopriamo che l’albero morto continua a essere indispensabile perché può ospitare decine di specie di insetti che senza di lui scomparirebbero. Guardare più da vicino piante e animali induce sentimenti di meraviglia e di rispetto e ci spinge a sentire il mondo che ci circonda con più empatia. Ci sprona a progettare un nuovo patto di alleanza con tutto quello che vive.
Daniele ZoviNaturalista e Scrittore