Riflettere a fare, pensare e agire: è questo il binomio sul quale si muove Goel – Gruppo Cooperativo, realtà nata nel 2003 nella Locride che oggi è una comunità di persone, imprese e cooperative sociali. Goel (il nome ha radici bibliche e significa il riscattatore), nel 2025 ha vinto il premio Angelo Ferro per l’innovazione nell’economia sociale, ed è una delle realtà sociali che i partecipanti al viaggio in Calabria organizzato dalla Difesa dal 4 all’11 maggio andranno a visitare. «Il Consorzio Goel è nato 23 anni fa con un obiettivo molto ambizioso – racconta il presidente Vincenzo Linarello – quello cioè di innescare processi di cambiamento e di riscatto in Calabria. Se oggi la Calabria è l’ultima Regione a livello economico in Italia, un motivo c’è e sta nel fatto che esiste un sistema che strangola il territorio composto, da un lato, dalla ‘ndrangheta, e dall’altro, da una realtà meno conosciuta, ma non per questo meno nociva, che è un reticolo di massonerie deviate che ben cinquant’anni fa si sono alleate con la ‘ndrangheta. I vertici della ‘ndranghete e le massonerie deviate piazzano dei loro referenti, anche non affiliati, in posti chiave. Tutto questo diventa il sistema di controllo ordinario per cui nel corso del tempo la violenza è diminuita man mano che questo sistema diventava più forte e pervasivo. Questa analisi ci ha condotto a chiederci con serietà come un piccolo gruppo di imprese sociali, quali eravamo all’inizio, avrebbe potuto incidere in questo sistema e quindi provare a innescare un cambiamento».
Hanno innanzitutto individuato i limiti dell’approccio che l’antimafia civile utilizza, cioè di delegittimazione morale nei confronti della ‘ndrangheta: «Dire che la ‘ndrangheta “è cattiva e illegale”, non è sufficiente – afferma Linarello – Loro ne fanno un vanto e aggiungono che sono l’unico motore economico del territorio. Se vogliamo accreditare una visione diversa del cambiamento dobbiamo dimostrare che l’etica non è solo giusta, ma efficace, molto più efficace dell’economia mafiosa. Questa è la ragione per cui Goel si è configurato come un progetto complesso di cambiamento. Abbiamo lavorato a livello sociale con attività e servizi, per esempio, impegnati ad aiutare i minori a rischio che spesso poi diventano i soldati della ‘ndrangheta, o nell’ambito dell’accoglienza dei migranti, della salute mentale, del turismo». Ma soprattutto dovevamo dimostrare di avere un’alternativa solida, robusta anche dal punto di vista economico, cercando di far diventare un’eccellenza i progetti per dimostrare che l’etica può funzionare bene, anche da un punto di vista economico. «Dimostrare quindi che chi fa la cosa giusta non fa la cosa fallimentare, ma anzi chi ha denunciato viene premiato con un reddito economico più alto. L’idea è che tutto ciò che è etica diventa eccellenza. Il metodo di Goel è pensare e agire. Questo binomio ci ha condotti piano piano a individuare non solo una nuova visione dell’etica che abbiamo chiamato etica efficace, ma anche una metodologia del cambiamento sociale. E a quel punto ci siamo sentiti in dovere di condividerla con il resto d’Italia». Il metodo sviluppato in Calabria può essere applicato in altre realtà e contesti. «Accogliere i lettori della Difesa – conclude il presidente – significa creare un legame, una relazione che può concretizzarsi poi in mille modi diversi. Si crea reciprocità, che è un superamento della solidarietà».