“…in niente altro, se non in preghiera”

Nel filo della narrazione di Marco, i discepoli, rientrati in casa, rivolgono a Gesù la domanda rovente. Chiedono perché essi non hanno potuto liberare il ragazzo posseduto da un demonio muto e sordo, visto che Gesù stesso aveva affidato loro il mandato di predicare la venuta del Regno, con il potere di scacciare i demoni (Mc 3,15). Ai discepoli Gesù risponde, perentorio quanto misterioso: “questo genere, in niente può essere scacciato se non in preghiera”. Quando il Maligno è muto e sordo solo la preghiera lo fronteggia. In preghiera, non “con” la preghiera: pregare non è mai atto strumentale ma è l’atteggiamento profondo della fede, espressione del legame che libera. È il caso serio della fede, mai potere miracolistico