Chiesa
A Padova, sono oltre cento i religiosi e religiose provenienti da Paesi stranieri, per lo più del Sud del mondo. Il Consiglio diocesano della vita consacrata, guidato da don Antonio Oriente, ha da tempo animato delle iniziative per facilitare l’inserimento e la formazione permanente di questi operatori pastorali. L’ultima iniziativa, in ordine di tempo, è stata quella vissuta il 14 marzo presso la Comunità comboniana di Padova. Oltre sessanta tra religiosi e religiose si sono dati appuntamento attorno al tema “Camminare insieme”.
Padre Giuseppe Caramazza, comboniano con una lunga esperienza in Kenya, è intervenuto sulla comprensione del tempo nelle culture africane. Il lavoro di gruppo che ne è seguito è stato molto apprezzato. I partecipanti hanno potuto condividere la loro percezione del tempo e il significato che questo ha nel loro lavoro tra la gente. Tutti hanno sottolineato l’importanza di scambi culturali di questo tipo. Scambi che permettono la conoscenza reciproca, ma anche l’apprezzare la diversità esistente tra noi.
La celebrazione eucaristica prima, e quella conviviale, poi, hanno permesso un ulteriore scambio di idee. L’appuntamento è ora per il prossimo settembre.
La Diocesi di Padova è intenzionata a offrire più momenti di spiritualità e scambio culturale per facilitare l’inserimento di operatori pastorali non italiani. Rimane la questione della loro accoglienza nelle parrocchie. La presenza di persone di culture diverse dovrebbe essere l’occasione di uno scambio culturale e di fede anche da parte delle comunità cristiane locali. Nel reagire alla percezione del tempo nelle culture africane, una sorella filippina ha condiviso la sua difficoltà a operare in una società sempre presa da tempi frenetici. Il bisogno di recuperare una tempistica più attenta alle persone non è nuovo, e potrebbe ricevere una rinnovata prospettiva proprio nell’accogliere valori e visioni provenienti da chi presta un servizio pastorale alle nostre comunità.
Tra i partecipanti, alcuni sacerdoti incaricati delle comunità cristiane di lingua inglese, francese e tagalog (filippino). La loro presenza ci ricorda l’esistenza di un vasto gruppo di credenti che vivono un momento di transizione tra il desiderio di mantenere la loro tradizione culturale e liturgica, e il futuro di una integrazione nelle comunità locali. Questa sarà una sfida a cui tutta la Chiesa locale dovrà partecipare, per accogliere ma anche lasciarsi sfidare da visioni nuove della fede, e del come viverla.